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Tra caro-voli e infrastrutture carenti, l’inverno turistico volta le spalle alla Sicilia

Dopo il picco delle festività, l’Isola scivola al terzultimo posto per occupazione dei posti letto tra Capodanno ed Epifania. Pesa il nodo dei trasporti, mentre l’Italia nel complesso regge il confronto europeo

La cartolina dell’Etna in eruzione, con la lava che disegna fiumi incandescenti sulla neve, ha fatto il giro del mondo. Ma non è bastata a riempire alberghi e strutture ricettive. Archiviato il Natale, la Sicilia ha visto assottigliarsi rapidamente i flussi turistici, confermando una fragilità che ormai si ripresenta puntuale: senza collegamenti efficienti e a costi accessibili, anche il patrimonio naturale più suggestivo fatica a trasformarsi in presenze reali.

Tra Capodanno ed Epifania, il turismo nell’Isola ha risentito di una combinazione nota ma ancora irrisolta. L’assenza dell’alta velocità ferroviaria, le difficoltà lungo le principali arterie autostradali e la dipendenza quasi totale dal trasporto aereo per soggiorni brevi hanno spinto molti viaggiatori a guardare altrove. Sotto le feste, i biglietti aerei verso la Sicilia hanno raggiunto cifre tali da rendere la destinazione poco competitiva, inducendo italiani e stranieri a rinunciare o a scegliere mete alternative.

La classifica che pesa come una sentenza
Il monitoraggio del ministero del Turismo e dell’Enit restituisce numeri che parlano chiaro. Nel periodo tra Capodanno ed Epifania la Sicilia si è fermata a un tasso di occupazione dei posti letto del 44,45%, scivolando al terzultimo posto a livello nazionale. Dietro soltanto Calabria e Lombardia, entrambe alle prese, seppure per motivi diversi, con dinamiche che hanno frenato le prenotazioni: da un lato il disagio dei trasporti e il caro-voli, dall’altro le speculazioni legate ai grandi eventi futuri.

Il confronto con altre regioni evidenzia come il fattore accessibilità abbia inciso più del richiamo paesaggistico. Basilicata, Abruzzo e Umbria hanno superato la soglia del 50%, intercettando una domanda attenta al rapporto qualità-prezzo e alla facilità di spostamento. Anche al Centro, dove non mancano mete iconiche, le regioni considerate più costose hanno registrato risultati più contenuti, segno che l’aumento dei prezzi resta un deterrente forte per il turismo domestico.

Il lusso tiene, il resto rallenta
A reggere meglio sono state le destinazioni tradizionalmente legate alla vacanza di fascia alta. Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia hanno fatto segnare i livelli più elevati di occupazione, confermando che chi dispone di maggiore capacità di spesa continua a premiare le località sciistiche più blasonate. Nel Mezzogiorno, invece, solo la Campania ha mostrato una tenuta più solida, grazie al richiamo di Napoli e a un Capodanno che continua ad attirare visitatori.

Un altro elemento interessante riguarda il calendario delle presenze. I picchi non si sono concentrati sul ponte di Capodanno, ma nei giorni del 6 e 7 gennaio, quando si è registrato un incremento rispetto all’anno precedente. Un segnale che racconta un turismo sempre più “razionale”, disposto a spostarsi purché sia possibile ridurre l’impatto dei costi, soprattutto quelli legati ai trasporti.

Nel complesso, tra il 30 dicembre 2025 e il 7 gennaio 2026, il tasso medio di saturazione delle strutture ricettive italiane ha raggiunto il 47,8%, in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che colloca l’Italia leggermente sopra i principali competitor europei e che conferma la solidità dell’offerta nazionale nel suo insieme.

Italia attrattiva, Isola isolata
Secondo il ministero del Turismo, l’Italia continua a essere una meta privilegiata anche in inverno, capace di rispondere a una domanda diversificata: arte, montagna, mercatini natalizi, enogastronomia, borghi, vacanza luxury e turismo delle radici. Le vendite per la destinazione Italia risultano in crescita in quasi la metà dei mercati monitorati, con un contributo significativo dei viaggi long-haul da Nord America e Asia.

In questo quadro positivo, la Sicilia resta però ai margini della ripresa. Non per carenza di attrazioni o di identità, ma per un isolamento che pesa più di qualsiasi campagna promozionale. Finché il nodo dei collegamenti non verrà sciolto, l’inverno turistico dell’Isola continuerà a essere una grande occasione mancata.