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VIDEO Traffico illecito di rifiuti nel Nisseno, scatta il blitz: 20 misure cautelari e sequestri per 2 milioni

Smaltimento abusivo di rifiuti speciali anche pericolosi, con ramificazioni nel Catanese e nell’Agrigentino. Al centro dell'indagine un imprenditore di Niscemi

CALTANISSETTA – Un articolato sistema di traffico e gestione abusiva di rifiuti speciali, anche pericolosi, radicato nel territorio nisseno e con ramificazioni nel catanese e nell’agrigentino, questo lo scenario che emerge dall’operazione condotta dai finanzieri del comando provinciale di Caltanissetta, con il supporto del reparto operativo aeronavale di Palermo, nell’ambito di un’indagine coordinata e diretta dalla direzione distrettuale antimafia della procura della repubblica di Caltanissetta.

Ventidue indagati, 20 misure cautelari e sequestri milionari

Su disposizione del Gip del tribunale di Caltanissetta, sono state eseguite 20 misure cautelari personali: 17 di natura restrittiva e 3 interdittive, oltre al sequestro preventivo di un’azienda operante nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, per un valore stimato di circa 2 milioni di euro. I reati contestati, a vario titolo, spaziano dall’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti all’estorsione, fino alla gestione non autorizzata dei rifiuti, con l’aggravante del concorso di persone. Nel dettaglio, il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per un imprenditore di Niscemi, ritenuto figura centrale dell’organizzazione e gli arresti domiciliari per un soggetto residente a Gela. Per altri dodici indagati sono state invece applicate misure quali l’obbligo o il divieto di dimora, mentre tre persone dovranno presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria. Contestualmente, sono state irrogate tre misure interdittive del divieto di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di titolari e rappresentanti di aziende operanti nel medesimo settore.

L’associazione a delinquere e il sito illegale alle porte di Niscemi

Secondo l’ipotesi accusatoria, condivisa dal Gip sulla base dei gravi indizi di colpevolezza emersi, gli indagati avrebbero dato vita ad un’associazione a delinquere dedita in maniera sistematica e organizzata alla raccolta, allo stoccaggio, al trasporto e allo smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali. Il fulcro dell’attività sarebbe stato individuato nel comune di Niscemi, in un’area situata a ridosso dell’agglomerato urbano, dove veniva svolta un’attività del tutto difforme dalle normative ambientali vigenti.ù

Rifiuti speciali e pericolosi stoccati senza tutele ambientali

I rifiuti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, venivano accatastati direttamente sul suolo, senza alcuna protezione o impermeabilizzazione, con il concreto rischio di contaminazione del terreno e delle falde acquifere e con un potenziale grave danno ambientale. Ad essere stoccati nel sito sarebbero stati, materiali metallici ferrosi e non ferrosi, elettrodomestici, fusti, veicoli fuori uso e, soprattutto, batterie esauste e altri rifiuti pericolosi, trattati in modo grossolano e privo di qualsiasi misura di sicurezza.

Il meccanismo illecito: raccolta, conferimenti a pagamento e smaltimenti fuori legge

L’imprenditore niscemese, con l’ausilio di familiari e collaboratori stabili, avrebbe raccolto quotidianamente rifiuti conferiti da numerosi soggetti, dietro pagamento in denaro. I materiali, provenienti anche dai comuni limitrofi, venivano trasportati con automezzi spesso privi delle necessarie autorizzazioni ambientali e successivamente smaltiti presso aziende situate nei territori di Catania e Licata. Determinanti, ai fini dell’inchiesta, sono state le intercettazioni telefoniche e telematiche, affiancate da attività di videosorveglianza e da servizi di osservazione, controllo e pedinamento, che hanno consentito di ricostruire l’intera filiera del traffico illecito.

I sequestri e le ipotesi estorsive emerse dalle indagini

Ulteriori riscontri oggettivi sono giunti dal sequestro di un autoarticolato e di circa cinque tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, tra cui motori termici non bonificati e filtri contenenti oli esausti, destinati a un deposito nel Catanese. Nel corso delle indagini sarebbero emerse anche condotte intimidatorie di natura estorsiva. In una conversazione intercettata, l’imprenditore si sarebbe rivolto a un cliente palermitano con toni minacciosi, evocando gravi conseguenze pur di ottenere il pagamento di un debito, poi rateizzato in versamenti mensili da duemila euro.