PALERMO – Il trasporto pubblico extraurbano in Sicilia finisce nuovamente sotto la lente dell’Assemblea regionale siciliana. A sollevare il caso è Giuseppe Lombardo, deputato regionale di Sud chiama Nord, che ha presentato un’interrogazione parlamentare con richiesta di risposta scritta indirizzata al presidente della Regione e all’assessore alle Infrastrutture e alla mobilità. Al centro dell’iniziativa, le gravi criticità emerse dopo l’entrata in vigore del nuovo contratto di servizio, scattato lo scorso 1° luglio 2025.
Secondo Lombardo, il quadro che si va delineando è tutt’altro che rassicurante. Disservizi diffusi, disorganizzazione strutturale, carenze sul piano della sicurezza e una gestione che, in più territori dell’Isola, sembrerebbe comprimere anche i diritti dei lavoratori. Segnalazioni che non arrivano all’improvviso, ma che – come ricorda lo stesso deputato – erano già state portate all’attenzione della IV Commissione legislativa nelle sedute del 28 ottobre e del 26 novembre 2025, con particolare riferimento all’area jonica della provincia di Messina, ma anche ad altri contesti siciliani.
Documenti mai trasmessi e controlli impossibili
“Da mesi chiediamo di acquisire la documentazione necessaria per comprendere come vengano organizzati turni di guida, tempi di percorrenza e rispetto degli obblighi contrattuali – dichiara Lombardo – ma nonostante le richieste formali avanzate, la documentazione non è mai stata trasmessa. Ci troviamo quindi davanti a una grave carenza informativa che impedisce un controllo pieno e trasparente su un servizio pubblico essenziale”.
Un vuoto informativo che, secondo il parlamentare, finisce per rendere opaca la gestione di un comparto strategico per la mobilità quotidiana di migliaia di persone, tra studenti, lavoratori e pendolari. Senza dati e atti ufficiali, osserva Lombardo, diventa impossibile verificare se le aziende stiano realmente rispettando i parametri contrattuali e le normative sulla sicurezza.
Tempi di guida e sicurezza dei passeggeri
Nelle ultime settimane, però, la situazione avrebbe assunto contorni ancora più preoccupanti. Nel territorio della provincia di Ragusa, controlli effettuati dalla Polizia stradale avrebbero accertato violazioni sistematiche della normativa sui tempi di guida e di riposo previsti dal Regolamento Cee 561/2006. Tra le irregolarità contestate, anche l’omesso inserimento della scheda cronotachigrafica da parte di alcuni conducenti, con conseguenti ritiri della patente in diversi casi.
“Se confermate, queste condotte rappresentano un rischio enorme per la sicurezza dei passeggeri e degli stessi autisti – prosegue Lombardo – e tutto lascia presumere che tali irregolarità non siano episodi isolati, ma conseguano a una organizzazione aziendale strutturalmente inadeguata, con turnazioni e tempi di percorrenza programmati in violazione delle norme”.
A destare ulteriore allarme è la presunta compressione delle pause obbligatorie e l’allungamento anomalo dei cosiddetti nastri lavorativi, con un’alternanza di lunghe soste improduttive e prolungati periodi di guida continuativa. Una gestione che, oltre a incidere sulla qualità del servizio, finirebbe per scaricare sui lavoratori il peso di scelte organizzative discutibili.
“Non è accettabile che un servizio pubblico regionale venga gestito comprimendo diritti e sicurezza – sottolinea il deputato –. Il trasporto extraurbano è utilizzato quotidianamente da studenti, lavoratori, pendolari. Lo Stato e la Regione devono garantire condizioni di viaggio sicure e dignitose”.
La richiesta di intervento immediato
Con l’interrogazione depositata all’Ars, Lombardo chiede che il Governo regionale disponga ispezioni urgenti e approfondite, proceda all’acquisizione immediata di tutta la documentazione gestionale e contrattuale e valuti l’applicazione di eventuali sanzioni qualora fossero confermate violazioni delle norme o degli accordi in vigore.
“Non restiamo a guardare. La Regione deve intervenire subito – conclude Lombardo –. La sicurezza delle persone viene prima dei profitti e delle logiche aziendali. E i lavoratori non possono essere costretti a scegliere tra rispettare la legge o mantenere il posto di lavoro”.






