Una fase di maltempo di eccezionale intensità è pronta a investire il Mediterraneo centrale e, in particolare, la Sicilia e la Calabria. Secondo l’analisi del meteorologo Daniele Ingemi, pubblicata su Meteored Italia, a partire da domenica 18 gennaio 2026 si attiverà un profondo ciclone extratropicale destinato a condizionare il tempo fino a martedì 20, con effetti potenzialmente severi su vaste aree del Sud Italia. L’elemento più critico non sarà soltanto rappresentato dalle piogge abbondanti, ma soprattutto dalla violenza dei venti e dall’imponente moto ondoso atteso sullo Ionio, dove le condizioni atmosferiche potrebbero favorire mareggiate paragonabili a eventi storici del passato.
La manovra del getto polare che prepara il peggioramento
Alla base di questo scenario vi è una complessa configurazione atmosferica su scala atlantica ed europea. Come spiegato da Daniele Ingemi, già nel corso del weekend la corrente a getto polare in uscita dalle coste orientali degli Stati Uniti, la vera “autostrada” dei sistemi meteorologici, sarà costretta a dividersi in due rami a ovest del Regno Unito. A determinare questa separazione sarà una pronunciata onda anticiclonica, estesa verso l’Islanda, che agirà da blocco atmosferico. La rottura anticiclonica di questa onda di Rossby porterà alla formazione di un’area di alta pressione persistente a est della Groenlandia, obbligando il getto polare a deviare il proprio percorso.
Il ramo settentrionale scorrerà a latitudini più elevate, mentre quello meridionale si incanalerà verso sud, accelerando fino a raggiungere le coste del Marocco. Proprio questo flusso discendente andrà ad amplificare una vasta saccatura diretta verso il Nord Africa, trasportando aria fredda in quota e creando le premesse ideali per una ciclogenesi profonda.
La nascita del ciclone tra Sahara e Mediterraneo
Il ramo meridionale del getto polare, carico di enorme energia cinetica, penetrerà sull’entroterra algerino, dove interagirà con il getto subtropicale attivo sopra il Sahara occidentale. In questa fase, a est del nucleo di massima velocità del getto in alta troposfera, si svilupperà una marcata divergenza, con l’aria che tenderà ad allontanarsi creando un vuoto dinamico. Questo “risucchio” in quota favorirà un intenso richiamo di aria calda e umida dagli strati più bassi dell’atmosfera, sia dal Mediterraneo sia dal Nord Africa. Il risultato sarà la formazione di un profondo minimo depressionario al suolo tra la serata di domenica 18 e la giornata di lunedì 19 gennaio.
Il ciclone, nato sottovento alla catena dell’Atlante, si muoverà rapidamente verso il Canale di Sicilia e il Canale di Sardegna, ma resterà quasi stazionario a causa dell’azione di blocco esercitata dall’anticiclone presente sull’Europa centrale.
Un contrasto barico fuori scala
Secondo Meteored Italia, uno degli aspetti più rilevanti di questo evento sarà il fortissimo gradiente di pressione. Da un lato la depressione in uscita dalla Tunisia, con valori stimati inferiori ai 992 hPa, dall’altro un promontorio anticiclonico sull’Europa orientale con pressioni superiori ai 1040 hPa tra Ucraina e Russia europea. Questa differenza, superiore ai 40 hPa, determinerà un fitto addensamento delle isobare attorno alla Sicilia, con la conseguente attivazione di venti tempestosi dai quadranti orientali. Tra la mattinata di lunedì 19 e martedì 20, venti di Scirocco e Levante, per nulla miti, sferzeranno l’isola, in particolare le coste meridionali e orientali, con raffiche superiori ai 100 km/h e punte localmente vicine ai 120 km/h. Sui rilievi, come sull’area sommitale dell’Etna, le raffiche potrebbero superare anche i 150 km/h, avvicinandosi a soglie estreme che ricordano eventi eccezionali del passato recente.
Raffiche intense anche sulla Calabria
Il campo di vento non si limiterà alla Sicilia. Daniele Ingemi segnala venti forti dai quadranti orientali anche sulla Calabria, soprattutto lungo il versante tirrenico. Le aree del Cosentino tirrenico, del Lametino e della piana di Gioia Tauro potrebbero essere interessate da raffiche di caduta verso il Tirreno, capaci di estendersi fino alle isole Eolie con locali rinforzi di tempesta.
Lo Ionio pronto a generare onde gigantesche
Il capitolo più delicato riguarda il mare. Il flusso orientale che si attiverà sullo Ionio avrà origine in parte dal Peloponneso e dal mare a ovest di Creta, e per circa il 40% dalle coste della Cirenaica. Questo vento percorrerà centinaia di chilometri senza incontrare ostacoli, alimentando un moto ondoso di straordinaria energia diretto verso le coste della Sicilia orientale e della Calabria ionica.
Il cosiddetto “fetch”, stimato in circa 750 chilometri, rappresenta una delle condizioni ideali per lo sviluppo di onde molto alte. Se il vento di burrasca forte persisterà per almeno 26 ore, come indicato dagli attuali modelli, sullo Ionio potranno formarsi onde significative alte 6-7 metri, con altezze massime capaci di superare i 10 metri.
Le aree più esposte alle mareggiate
Le mareggiate più intense sono attese lungo l’intero litorale ionico siciliano, dalla bocca meridionale dello Stretto di Messina fino a Capo Passero. Le coste del Ragusano, del Siracusano, del Catanese e del Messinese ionico risultano tra le più esposte, così come i litorali del Reggino ionico, del Catanzarese e del Crotonese. Il momento più critico è previsto tra la notte di lunedì e la mattina di martedì, quando onde di swell molto lunghe e ben formate colpiranno direttamente la costa, con il rischio di danni ai lungomari e di accentuati fenomeni erosivi. Dove mancheranno dune o barriere naturali in grado di dissipare l’energia del moto ondoso, l’impatto potrebbe essere particolarmente severo.
Secondo lo scenario delineato da Daniele Ingemi su Meteored Italia, la mareggiata in arrivo potrebbe essere paragonabile, per intensità e potenziali effetti, a quella del 13 gennaio 2009, che causò gravi danni lungo le coste ioniche di Sicilia e Calabria. Un confronto che rende evidente la necessità di seguire con attenzione l’evoluzione della situazione nelle prossime ore.






