Il conto lasciato dal ciclone Harry nel Sud Italia è ancora aperto e, secondo il Movimento 5 Stelle, rischia di diventare insostenibile. I 100 milioni di euro stanziati dal governo per Sicilia, Sardegna e Calabria vengono giudicati largamente insufficienti rispetto all’entità dei danni provocati dall’ondata di maltempo che ha colpito territori già fragili, mettendo in crisi infrastrutture, economia e sicurezza dei cittadini.
A sollevare con forza la questione sono Pasquale Tridico e Giuseppe Antoci, europarlamentari del Movimento 5 Stelle, che parlano apertamente di uno scarto profondo tra le risorse messe in campo e le necessità reali delle regioni colpite. Una distanza che, sottolineano, rischia di rallentare la ripresa e di aggravare ulteriormente le conseguenze sociali ed economiche dell’emergenza.
Fondi lontani dalla realtà dei danni
Secondo Tridico e Antoci, lo stanziamento governativo rappresenta solo una minima parte dei danni complessivi stimati. Una risposta che viene letta come il segnale di una gestione emergenziale priva di una visione strutturale. Il timore è che cittadini e imprese vengano lasciati soli ad affrontare una fase complessa, senza strumenti adeguati per la ricostruzione e la ripartenza.
Nel mirino finisce anche l’assenza di una strategia di prevenzione. Gli europarlamentari evidenziano come eventi meteorologici estremi di questa portata non possano più essere considerati eccezioni, ma richiedano politiche di lungo periodo capaci di ridurre l’impatto dei fenomeni e di proteggere i territori più esposti.
L’occasione mancata del Fondo europeo
Un passaggio centrale della critica riguarda il mancato ricorso, almeno finora, al Fondo europeo di solidarietà per le catastrofi regionali. Uno strumento che potrebbe garantire un supporto finanziario decisivo, qualora i danni diretti superino l’1,5 per cento del prodotto interno lordo regionale.
La procedura, ricordano Tridico e Antoci, prevede tempi precisi: la domanda deve essere presentata entro 12 settimane dall’evento e accompagnata da una prima stima accurata dei danni. Ritardi o sottovalutazioni rischiano quindi di far perdere un’opportunità concreta per rafforzare gli interventi di ricostruzione e messa in sicurezza.
Emergenze aperte tra territori e coste
Tra le situazioni più delicate viene indicata Niscemi, dove si paventa il rischio di sprofondamento di un intero quartiere. Ma l’elenco delle criticità si estende anche alle infrastrutture danneggiate e ai tratti costieri devastati dalle mareggiate, con conseguenze dirette su mobilità, sicurezza e attività economiche.
Il tema del turismo emerge con forza: il Sud Italia basa una parte significativa della propria economia sull’attrattività dei territori costieri. Ogni ritardo negli interventi di ripristino rischia di compromettere intere stagioni, con effetti pesanti su occupazione e indotto.
Agricoltura sotto pressione
Un altro fronte aperto è quello agricolo. Nel Siracusano e nel Catanese il maltempo ha compromesso raccolti e causato la perdita di grandi quantità di agrumi. Danni che si traducono in difficoltà immediate per le aziende, incertezze per i lavoratori e ripercussioni sull’intera filiera locale.
Per questo, gli europarlamentari chiedono misure urgenti a sostegno degli agricoltori, affinché l’emergenza climatica non si trasformi in una crisi strutturale del comparto primario.
L’appello finale
Nel loro intervento, Tridico e Antoci chiamano direttamente in causa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sollecitando un cambio di passo nelle politiche di sostegno. La richiesta è chiara: mettere in campo risorse adeguate, attivare immediatamente i canali europei e superare una logica di interventi minimi.
“Non si può fare austerità sulla pelle dei cittadini”, è il messaggio che accompagna l’appello. Un monito che riporta al centro il tema della responsabilità istituzionale e della necessità di una risposta all’altezza di un’emergenza che ha già lasciato segni profondi nel Sud del Paese.






