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Emergenza Sicilia, De Luca: “I fondi Fsc non sono intoccabili. Necessari per i danni del maltempo e Niscemi”

Il capogruppo di Sud chiama Nord all’Ars contesta i vincoli sulle risorse del Fondo e chiede una revisione dell’accordo stato-regione

La Sicilia travolta dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi si trova davanti a un’emergenza che non consente più rinvii né ambiguità istituzionali. È su questo terreno che si inserisce l’intervento del capogruppo di Sud chiama Nord all’Assemblea regionale siciliana, Cateno De Luca, chiamando in causa direttamente il governo nazionale e regionale sulla possibilità concreta di utilizzare una parte delle risorse del Fondo sviluppo e coesione per fronteggiare la crisi in atto. Al centro del dibattito vi è la presunta “intangibilità” delle risorse Fsc, spesso indicate come già vincolate da obbligazioni giuridicamente vincolanti. Una ricostruzione che, secondo De Luca, non trova riscontro né sul piano giuridico né su quello contabile. “Un’obbligazione giuridicamente vincolante – chiarisce – esiste esclusivamente nel momento in cui un appalto è formalmente aggiudicato e viene sottoscritto un contratto con un soggetto esecutore”. Condizione che, allo stato attuale, non risulta soddisfatta per una parte significativa delle risorse.

Nel mirino finiscono in particolare i 5,3 miliardi di euro destinati al Ponte sullo Stretto di Messina e una quota rilevante dei 4,5 miliardi assegnati alla Regione Siciliana attraverso l’accordo di coesione firmato nel maggio 2024. Risorse che, secondo il leader di Sud chiama Nord, non risultano impegnate in progetti maturi e cantierabili e che pertanto non sarebbero blindate da vincoli contrattuali irreversibili: “Non esistono contratti per la realizzazione di rilevanti infrastrutture che rendano queste somme intoccabili – sottolinea De Luca –. Si tratta di liquidità reale, fondi nazionali già disponibili nelle casse dello Stato, che possono essere rimodulati in presenza di una priorità nazionale come un’emergenza territoriale di vasta portata”. Un passaggio chiave è rappresentato dallo stesso accordo stato-regione, che prevede esplicitamente la possibilità di modifiche, demandandole al comitato di monitoraggio chiamato ad esaminare periodicamente lo stato di attuazione degli interventi. Un elemento che, secondo De Luca, legittima politicamente e giuridicamente la richiesta di revisione delle priorità di spesa.

Da qui l’ordine del giorno presentato da Sud chiama Nord, con cui si chiede l’impegno del governo a destinare almeno due miliardi di euro delle risorse Fsc alla messa in sicurezza dei territori colpiti dal ciclone Harry e alla frana di Niscemi, al sostegno delle famiglie, delle imprese e delle infrastrutture danneggiate. Respinti al mittente anche i paragoni con altri contesti nazionali, come quello dell’alluvione in Emilia-Romagna o delle risorse destinate alla Tav. “Il paragone non regge – osserva De Luca – perché nel caso della Tav esistono già contratti vincolanti con le imprese aggiudicatarie, mentre per il Ponte sullo Stretto e per gran parte degli interventi Fsc in Sicilia siamo ancora di fronte a ipotesi progettuali”. A sostegno della tesi viene citato anche il caso dei termovalorizzatori, per i quali, su 800 milioni complessivi, solo 100 milioni risulterebbero vincolati nei prossimi tre anni per la progettazione esecutiva, mentre le risorse destinate agli appalti veri e propri sarebbero necessarie solo tra quattro anni. “Perché – si chiede De Luca – nel frattempo questi fondi non possono essere utilizzati per fronteggiare un’emergenza reale e attuale?”.

Il nodo, dunque, non è solo quantitativo ma qualitativo. I fondi europei o extra-regionali, pur teoricamente disponibili, sono spesso soggetti a procedure complesse, tempi lunghi e autorizzazioni stringenti. Il Fondo sviluppo e coesione, invece, rappresenta uno strumento flessibile, rimodulabile politicamente in presenza di eventi straordinari: “Dire che esistono altri fondi senza indicare quali e in quali tempi – conclude De Luca – significa illudere i cittadini. Oggi, invece, esistono risorse concrete e immediatamente utilizzabili. Di fronte a una crisi drammatica è doveroso rivedere le priorità per salvare territori, economia e comunità”.

Da qui la richiesta formale al Presidente dell’Ars di una convocazione urgente del parlamento siciliano, per avviare un confronto che vada oltre le polemiche e consenta una revisione dell’accordo stato-regione del maggio 2024, nella direzione di un intervento straordinario a favore dei comuni colpiti.