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POLITICA

Antonio De Luca contro Basile: “Dimissioni irresponsabili, Messina usata come pedina elettorale”

Il capogruppo M5S all’Ars accoglie l’addio del sindaco ma denuncia un gesto offensivo per la città, legato a calcoli politici e privo di autonomia istituzionale

MESSINA – Le dimissioni del sindaco Federico Basile non lasciano indifferente il MoVimento 5 Stelle. Anzi, diventano terreno di un affondo politico durissimo da parte dell’on. Antonio De Luca, capogruppo all’Ars, che in una nota parla senza mezzi termini di un gesto “irresponsabile e offensivo” nei confronti della città e dell’intero territorio provinciale.

Tra sollievo politico e accusa di irresponsabilità
“Benvengano le dimissioni del sindaco Federico Basile, almeno potremo finalmente dare un governo serio a questa città – afferma De Luca – ma è evidente che si tratta di un gesto irresponsabile e offensivo nei confronti di Messina”. Un giudizio che tiene insieme due piani: da un lato la convinzione che l’uscita di scena dell’attuale primo cittadino possa aprire una fase diversa per l’amministrazione, dall’altro la condanna netta delle modalità e delle ragioni che hanno portato alla scelta. Secondo il capogruppo pentastellato, Basile avrebbe utilizzato Messina come “una pedina in una partita elettorale costruita a tavolino da chi lo ha fatto eleggere”, subordinando la guida del Comune e della Città Metropolitana a strategie politiche estranee ai bisogni reali dei cittadini.

Il rischio commissariamento e l’emergenza ignorata
Nel mirino del M5S c’è soprattutto la decisione di aprire la strada a elezioni anticipate, con il conseguente rischio di commissariamento. Una prospettiva che, sottolinea De Luca, potrebbe rallentare programmazione e interventi essenziali proprio in una fase delicata per il territorio. Una scelta resa ancora più grave dal contesto in cui matura: giorni difficili, segnati dall’emergenza legata al ciclone Harry, durante i quali la città si aspettava una guida presente, determinata e capace di assicurare continuità amministrativa. “Abbandonare in questo momento significa anteporre interessi di partito alle necessità della comunità”, è il senso dell’accusa.

Autonomia negata e numeri contestati
Per De Luca, la vera natura delle dimissioni è tutta politica e nulla ha a che vedere con il bene della città. “Sono un atto di puro calcolo elettorale”, sostiene, costruito per tornare al voto nel momento più conveniente per il partito del sindaco, anche a costo di scaricare le conseguenze sui cittadini. Da qui la critica più profonda: Basile viene descritto come privo di reale autonomia, pronto a farsi da parte quando lo decide il suo leader di riferimento, anche se a pagare è Messina. Neppure la motivazione legata alla mancanza di numeri in Consiglio comunale convince il capogruppo M5S, che la definisce “pretestuosa”, ricordando come Cateno De Luca abbia governato la città senza nemmeno un consigliere comunale. E l’interrogativo finale suona come una provocazione politica: se Basile dovesse tornare al voto e non ottenere il premio di maggioranza, cosa accadrebbe? “Si dimetterà di nuovo?”, chiede De Luca, parlando di una narrazione costruita ad arte per coprire una scelta elettoralmente conveniente ma istituzionalmente inaccettabile. Il verdetto è netto: “Messina meritava più rispetto, serietà e stabilità. Quello che sta accadendo è l’ennesimo gioco di potere fatto sulla pelle dei cittadini”.