Le onde del ciclone Harry hanno lasciato segni profondi lungo la costa jonica messinese. Non solo sabbia erosa e arredi urbani distrutti, ma un sistema economico messo sotto pressione proprio alle porte della stagione turistica. A S. Teresa di Riva, uno dei centri più colpiti, il lungomare – motore commerciale e simbolo identitario della città – ha subito danni gravissimi, con conseguenze immediate per stabilimenti balneari, ristoranti, bar, strutture ricettive e piccole attività artigianali.
Di questo scenario si è discusso a Radio Taormina Tv, nel corso di Tao Mattina Live condotto da Carmelo Caspanello, che ha ospitato Roberto Triolo, amministratore di Ransomtax, società di consulenza strategica con sede operativa proprio a S. Teresa di Riva.
Triolo ha offerto una lettura lucida della situazione: “La fotografia reale è quella di tante micro e piccole imprese che hanno subito danni strutturali ma anche perdite di fatturato. Il problema non è solo ricostruire, ma riuscire a restare sul mercato nei prossimi mesi”.
Danni strutturali e rischio economico
Le mareggiate hanno compromesso tratti di litorale e infrastrutture, ma l’impatto più insidioso è quello economico. In un territorio a forte vocazione stagionale, anche poche settimane di incertezza possono alterare gli equilibri finanziari di un intero anno. Prenotazioni rallentate, interventi urgenti da finanziare, costi imprevisti: elementi che si sommano e mettono in difficoltà soprattutto le realtà più piccole.
“Molte imprese – ha spiegato Triolo – si trovano a dover affrontare spese immediate senza avere liquidità sufficiente. In questi casi i ristori diventano decisivi, ma vanno richiesti correttamente e nei tempi previsti”.
Assistenza già operativa per accedere ai ristori
Proprio per questo Ransomtax ha già attivato un servizio di assistenza gratuita rivolto agli imprenditori colpiti, finalizzato alla presentazione delle domande di ristoro e all’accesso agli strumenti che la Regione Siciliana sta predisponendo, tra contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati.
Non si tratta di un annuncio, ma di un intervento già in corso. “Abbiamo deciso di muoverci subito – ha detto Triolo – perché sappiamo che la difficoltà non è solo nella disponibilità dei fondi, ma nella capacità di intercettarli. Le procedure sono tecniche, richiedono documentazione precisa e una corretta quantificazione dei danni”.
Gli errori più frequenti, ha evidenziato, riguardano la compilazione incompleta delle istanze, la mancanza di allegati coerenti o una valutazione approssimativa dei requisiti richiesti. Dal punto di vista tecnico, un imprenditore dovrebbe verificare la propria posizione fiscale e contributiva, la compatibilità con eventuali altri aiuti già ottenuti e la sostenibilità di eventuali finanziamenti, per evitare criticità successive.
Burocrazia e microimprese: il rischio di restare indietro
In situazioni di emergenza, la burocrazia può rallentare la ripresa. Le microimprese, che rappresentano la spina dorsale dell’economia costiera, spesso non dispongono di una struttura amministrativa interna capace di gestire bandi e procedure articolate.
“Il rischio concreto – ha sottolineato Triolo – è che proprio le realtà più fragili restino escluse dagli aiuti per difficoltà tecniche. Per questo abbiamo scelto di offrire un supporto professionale gratuito: per evitare che la mancanza di competenze amministrative si trasformi in un ulteriore danno”.
Essere parte della comunità locale incide anche sull’approccio consulenziale. Non è un intervento calato dall’esterno, ma un’azione radicata nel territorio, che tiene conto delle specificità economiche e sociali della costa jonica.
Ripensare lo sviluppo e la gestione del rischio
L’evento estremo riapre una riflessione più ampia. I fenomeni climatici intensi sono sempre meno eccezionali e sempre più ricorrenti. Questo impone alle imprese un cambio di mentalità nella pianificazione: maggiore attenzione alla gestione del rischio, coperture assicurative adeguate, strumenti di continuità operativa e una programmazione finanziaria più solida.
Parallelamente, emerge l’esigenza di ripensare lo sviluppo della fascia costiera. La ricostruzione non può limitarsi al ripristino dell’esistente, ma deve includere interventi di messa in sicurezza e strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.
Il messaggio finale lanciato da Triolo agli imprenditori è pragmatico: “Non restate fermi. Informatevi, rispettate le scadenze e fatevi affiancare da professionisti. Gli strumenti per ripartire ci sono, ma occorre utilizzarli con metodo”.






