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INTERVISTA Lombardo a Radio Taormina Tv, riforma enti locali nel caos all’Ars dopo la bocciatura dell’articolo 10

Il deputato regionale a TaoMattina Live: “Un segnale politico chiaro, ora il 17 febbraio diventa decisivo per quote rosa e assetti di governo”

La riforma degli enti locali si è fermata davanti a un ostacolo inatteso. All’Assemblea regionale siciliana, a Palermo, l’articolo 10 del disegno di legge è stato bocciato con un esito che ha sorpreso anche gli osservatori più esperti: 33 voti contrari e un solo favorevole, quello della presidente di turno Luisa Lantieri. Una votazione segreta che ha trasformato una norma sulla digitalizzazione dei documenti comunali in un detonatore politico.

Dell’accaduto si è discusso questa negli studi di Radio Taormina Tv, dove l’on. Giuseppe Lombardo, deputato regionale di Sud chiama Nord, è stato ospite della trasmissione TaoMattina Live condotta da Carmelo Caspanello. Lombardo ha analizzato quanto accaduto in Aula, soffermandosi sulle implicazioni politiche e sui tempi strettissimi che ora incombono sull’intero impianto della riforma.

Il voto che cambia gli equilibri

La scena a Palazzo dei Normanni è stata concitata. Durante le fasi più tese della discussione sull’articolo 10, l’audio della diretta è stato disattivato più volte. In Aula si sono uditi boati e proteste, mentre la maggioranza andava sotto già per la terza volta.

Il momento decisivo è arrivato con un meccanismo che ha trasformato il voto segreto in un passaggio sostanzialmente palese. Sono stati prelevati i tesserini che certificano le presenze, rendendo evidente il numero legale e l’esito della votazione. “I tesserini dentro tengono il numero legale” ha spiegato il segretario generale dell’Ars Fabrizio Scimè, rompendo il silenzio carico di tensione.

Alla proclamazione del risultato, Luisa Lantieri ha esclamato: “Ma solo io l’ho votato verde? Solo io l’ho votato verde! C’è il numero legale”. Subito dopo ha annunciato la bocciatura dell’articolo 10, mentre l’Aula esplodeva tra accuse incrociate e richieste di chiarimento.

Il dato politico è evidente: una parte della maggioranza ha votato contro, o comunque non ha sostenuto il testo, aprendo una frattura che va oltre la singola norma.

Il ‘trappolone’ e i franchi tiratori

Poco prima del voto, dai banchi della maggioranza sarebbe arrivata l’indicazione: “Togli le schede, togli le schede”. Una scelta che, secondo quanto riferito dal deputato Ignazio Abbate, presidente della commissione che aveva lavorato al disegno di legge, sarebbe stata condivisa per smascherare eventuali “franchi tiratori”.

“Come maggioranza abbiamo deciso di togliere le schede – ha spiegato Abbate – una parte della maggioranza non se n’è accorta e hanno votato con l’opposizione”. Un ‘trappolone’, dunque, che avrebbe però finito per certificare pubblicamente la spaccatura interna.

Già in precedenza la coalizione di governo era andata sotto su altri passaggi del provvedimento. Ma questa volta l’impatto è stato ben più rilevante, perché ha bloccato l’intero iter del ddl e aperto un fronte politico delicato anche in vista di possibili rimpasti di giunta.

I tempi stretti e il nodo delle quote rosa

La seduta si è conclusa con un rinvio al 17 febbraio, data che ora assume un valore strategico. La mancata approvazione del disegno di legge rischia infatti di impedire l’entrata in vigore di alcune norme chiave, a partire da quella sulle cosiddette quote rosa nelle giunte comunali.

La legge deve essere approvata almeno 45 giorni prima delle prossime elezioni amministrative, che potrebbero tenersi tra il 17 e il 24 maggio. Se si votasse il 17 maggio, i termini sarebbero già scaduti; con il voto il 24 maggio resterebbe una finestra minima, ma i margini sarebbero estremamente ridotti.

Per questo, come ha sottolineato Lombardo nel corso dell’intervista, la prossima seduta rappresenta un passaggio decisivo non solo sul piano normativo, ma anche su quello politico.

Oltre la norma, il segnale politico

L’articolo 10 riguardava la digitalizzazione dei documenti dei comuni siciliani, una disposizione tecnica che sulla carta non sembrava destinata a generare scontri. Eppure, proprio su quel punto si sono concentrati dubbi e tensioni, trasformando il voto in una sorta di prova di forza interna alla maggioranza.

Le divisioni non riguardano solo la digitalizzazione, ma anche altri nodi del ddl, come il terzo mandato dei sindaci e la figura del consigliere supplente, temi sui quali le posizioni appaiono trasversali e non rigidamente legate agli schieramenti.

Secondo molti osservatori, tra i 33 voti contrari si celerebbe anche un messaggio politico al governatore, in vista di un possibile rimpasto. Un segnale che, al di là dell’esito tecnico della votazione, evidenzia un clima di tensione crescente.

Nel frattempo, l’opposizione attacca e la maggioranza è chiamata a ricompattarsi rapidamente. Il 17 febbraio non sarà soltanto una nuova data di calendario: sarà il banco di prova per la tenuta politica dell’esecutivo e per una riforma che, almeno per ora, si è infranta contro un articolo apparentemente marginale ma politicamente esplosivo.