PALERMO – L’Assemblea regionale siciliana ha approvato la riforma degli enti locali introducendo, tra le novità più rilevanti, l’obbligo di garantire almeno il 40% di presenza femminile nelle Giunte comunali. La norma sarà operativa già dalle prossime elezioni amministrative di primavera, incidendo in modo diretto sulla composizione degli esecutivi nei Comuni dell’Isola.
Un passaggio che Sud Chiama Nord rivendica come un traguardo politico e culturale. “Si tratta di una conquista di civiltà anche in Sicilia – dichiarano Cateno De Luca, Giuseppe Lombardo e Matteo Sciotto – finalmente l’Isola si adegua agli standard nazionali garantendo una rappresentanza più equilibrata nelle amministrazioni locali”.
Rappresentanza di genere, una svolta attesa
L’introduzione della soglia minima del 40% segna un allineamento della normativa regionale ai principi già consolidati a livello nazionale in materia di equilibrio di genere. Per anni la Sicilia è rimasta indietro rispetto ad altre realtà italiane, dove la presenza femminile negli organi esecutivi locali è regolata da criteri più stringenti.
Con questa riforma, la composizione delle Giunte non potrà più prescindere da un equilibrio che favorisca la partecipazione delle donne nei processi decisionali. L’effetto sarà immediato: i sindaci eletti nelle prossime tornate dovranno tener conto del nuovo vincolo nella scelta degli assessori.
Per Sud Chiama Nord, si tratta di un risultato politico che va oltre il dato numerico. L’obiettivo dichiarato è quello di incidere sulla qualità della rappresentanza e sulla capacità delle amministrazioni locali di riflettere la pluralità sociale dei territori.
Fondo di rotazione, respiro ai Comuni
Accanto al capitolo sulla rappresentanza di genere, il gruppo parlamentare sottolinea con soddisfazione l’approvazione dell’articolo 11, inserito su propria proposta. La norma consente ai Comuni che hanno usufruito del fondo di rotazione nel 2020 di restituire le somme in otto anni anziché in cinque.
“L’articolo 11, approvato su nostra proposta, consente ai Comuni che hanno usufruito del fondo di rotazione nel 2020 di restituirlo in 8 anni anziché in 5. È una misura concreta che alleggerisce la pressione finanziaria sugli enti locali e permette ai sindaci di programmare con maggiore serenità”.
In un contesto in cui molti enti locali siciliani si confrontano con bilanci fragili e vincoli stringenti, l’allungamento dei tempi di restituzione rappresenta un elemento di flessibilità finanziaria. L’intervento punta a ridurre la tensione sui conti pubblici comunali e a favorire una pianificazione meno compressa dalle scadenze.
Le ombre sulla riforma e il nodo del terzo mandato
Nonostante i risultati rivendicati, il giudizio complessivo di Sud Chiama Nord sulla riforma resta critico. I deputati parlano apertamente di un’occasione mancata, a partire dalla mancata introduzione del terzo mandato per i sindaci.
“Rimane l’amarezza per la mancata introduzione del terzo mandato e per un’Aula che non è stata coerente sugli adeguamenti alle norme nazionali. Si è proceduto senza una visione organica, votazione dopo votazione”.
Secondo il gruppo, l’iter parlamentare avrebbe risentito delle tensioni interne alla maggioranza. “Il testo approvato è figlio di una maggioranza che nei fatti non esiste più. L’esame in Aula si è trasformato in quel Vietnam parlamentare che avevamo preannunciato e che si è verificato norma per norma”.
Un’espressione forte che fotografa, nella lettura dei deputati, un percorso legislativo frammentato e segnato da contrapposizioni politiche.
Il bilancio finale, per Sud Chiama Nord, resta dunque in chiaroscuro: da un lato una norma ritenuta strategica sul fronte della rappresentanza di genere e un intervento finanziario a sostegno dei Comuni; dall’altro la sensazione che la riforma non abbia saputo comporre un quadro organico e coerente degli enti locali siciliani. Una partita che, con ogni probabilità, tornerà al centro del dibattito politico nei prossimi mesi.






