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Dopo Harry la riviera jonica cambia rotta: a Nizza confronto su piano strategico e nuova visione della costa

Amministratori, università e professioni tracciano le linee per superare il modello dei lungomari rigidi e rilanciano l’ipotesi di una legge speciale per il tratto tra Scaletta e Scisò

NIZZA DI SICILIA – Il passaggio del ciclone Harry ha segnato uno spartiacque per la riviera jonica messinese. Le mareggiate hanno provocato danni rilevanti alle strutture, alle infrastrutture, alle abitazioni e alle attività private, aggravando un fenomeno già avanzato di erosione costiera lungo tutto il litorale orientale della Sicilia. In questo scenario si è svolto, nella sala consiliare del Comune di Nizza di Sicilia, un incontro tecnico che ha rappresentato la prima occasione di confronto organico sul futuro del fronte mare ionico.

Attorno allo stesso tavolo si sono ritrovati rappresentanti delle università di Messina, gli Ordini dei geologi, degli ingegneri e degli architetti, il Collegio dei geometri e geometri laureati, amministratori dei Comuni della fascia ionica e alcuni comitati spontanei di cittadini. Un parterre ampio, convocato formalmente dall’amministrazione comunale anche attraverso una comunicazione indirizzata agli enti competenti e ai sindaci del comprensorio.

A sottolineare la portata dell’iniziativa è il presidente del Consiglio comunale di Nizza di Sicilia, Gaetano Scarcella, che ricostruisce così il senso dell’incontro: “La riunione dello scorso sabato è stata la prima occasione di riflessione sul futuro della riviera ionica messinese dopo il passaggio del ciclone Harry. Si sono ritrovati attorno al tavolo della sala consiliare del Comune di Nizza di Sicilia esponenti del mondo scientifico, provenienti dalle università di Messina, Reggio Calabria, Catania/Siracusa e dal Politecnico di Torino, le professioni, con la presenza degli Ordini di geologi, ingegneri e architetti e il Collegio dei geometri e geometri laureati, gli amministratori dei Comuni e alcuni comitati spontanei di cittadini”.

Emergenza superata, ora la programmazione

Nelle aree maggiormente colpite, gli interventi di somma urgenza sono stati avviati per ripristinare viabilità e servizi essenziali – acqua, fognature, luce, telefono, gas – ma la fase successiva, quella della pianificazione degli interventi strutturali, impone un cambio di passo.

Scarcella sintetizza così i risultati del confronto: “Si è convenuto sulla necessità di dover procedere uniti nella risoluzione dei problemi scaturiti dal ciclone”. Una linea condivisa, alla luce dell’ampiezza del fronte costiero interessato e della complessità dei fattori in gioco, tra erosione, dissesto idrogeologico e crisi climatica.

Lungomari da ripensare

Uno dei nodi centrali riguarda il destino dei lungomari. “Dalle relazioni scientifiche è emerso chiaramente che non sarà più possibile né opportuno ripristinare i lungomari così com’erano e che in tal senso occorre un cambio di prospettiva netto nella gestione del rapporto con la linea di costa. I lungomari, così come li conosciamo, sono un retaggio del secolo scorso. Si tratta infatti di strutture rigide, in alcuni casi delle vere e proprie strade a scorrimento, con ampiezze notevoli”.

Il presidente del Consiglio entra nel merito delle criticità: “Il maggior killer delle spiagge – si è detto – sono proprio i lungomari, con le loro strutture che tentano invano di contrastare la forza del mare ma che invece contribuiscono all’erosione”.

La prospettiva indicata è quella di restituire spazio alla spiaggia e alleggerire la pressione infrastrutturale sul fronte mare. “In futuro occorrerà ripensare gli attuali lungomari, restituendo più spazio alla spiaggia, trovando soluzioni alternative al sistema della mobilità esistente che attualmente grava proprio sui lungomari. Soluzioni praticabili, come declassare l’autostrada, che, realizzando più punti di accesso potrebbe diventare la tangenziale ionica o destinare a usi alternativi la linea ferroviaria storica e le ampie aree di stoccaggio ferroviarie ormai dismesse”.

Un piano strategico per la riviera

Dal confronto è emersa con forza la necessità di uno strumento di visione complessiva. “Tutti i soggetti partecipanti all’incontro, vista la complessità dei temi, hanno convenuto sulla necessità di dover dare l’avvio a un grande piano strategico per la riviera jonica capace di ricomprendere al proprio interno i tanti aspetti tra loro interconnessi”.

Un percorso che dovrà essere partecipato: “Per la redazione del piano i soggetti presenti all’incontro, università, professioni, amministratori, hanno dato piena disponibilità evidenziando che sarà importante che tale strumento nasca in stretta collaborazione con i cittadini della riviera, che sono i destinatari finali di qualunque operazione di trasformazione territoriale”.

L’ipotesi di una legge speciale

Non solo pianificazione ordinaria. Dal tavolo è emersa anche una proposta di più ampio respiro. “I rappresentanti delle professioni hanno poi alzato l’asticella evidenziando che, vista la particolarissima condizione che caratterizza la costa orientale siciliana e nello specifico l’ambito compreso tra i capi Scaletta e Schisò, ci sarebbero le condizioni per una legge speciale capace di indirizzare gli studi e le necessarie risorse per questo territorio”.

Il ciclone Harry, conclude Scarcella “ha senza dubbio rappresentato una delle pagine più nere per la nostra riviera ma si devono creare le condizioni per la realizzazione di un modello esemplare di recupero di tutto il versante costiero capace di contemplare gli aspetti ambientali e il progresso per la comunità insediata. Si fa strada finalmente l’ipotesi di un nuovo modo di abitare la costa, in armonia col mare, che non è qualcosa da cui difendersi ma qualcosa con cui convivere”.