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Caporalato nel food delivery, la Cisl Messina: “I rider non sono lavoratori di serie B”

Il caso messinese riapre il dibattito sulle condizioni di lavoro e sulle tutele nel settore delle consegne, il sindacato s'’impegna nel monitorare il settore e raccogliere le segnalazioni dei lavoratori attraverso strumenti dedicati

MESSINA – L’inchiesta avviata dalla Procura di Messina sul presunto sistema di sfruttamento dei rider nel settore del food delivery accende nuovamente i riflettori su un comparto in forte espansione ma ancora segnato da zone d’ombra sul piano delle tutele e delle condizioni di lavoro. Secondo quanto emerso dalle indagini, alcuni lavoratori sarebbero stati pagati appena tre euro a consegna e sottoposti a ritmi di lavoro particolarmente intensi. Nel fascicolo aperto dalla magistratura risultano indagate quattro persone con l’ipotesi di reato di caporalato.

A commentare la vicenda è il segretario generale della Cisl Messina, Antonino Alibrandi, che parla senza mezzi termini di una situazione “gravissima”, invitando ad affrontare con decisione il problema delle condizioni lavorative dei rider: “La notizia dell’inchiesta della Procura di Messina sul presunto sistema di sfruttamento dei rider pagati appena tre euro a consegna rappresenta un fatto gravissimo che non può lasciare indifferenti – afferma Alibrandi –. Parliamo di lavoratori, spesso giovani e studenti, che secondo quanto emerso dalle indagini sarebbero stati sottoposti a ritmi di lavoro pressanti, controlli continui e compensi ben al di sotto dei minimi previsti dai contratti nazionali”.

Il segretario della Cisl definisce il fenomeno come una nuova forma di sfruttamento legata all’evoluzione delle piattaforme digitali e all’organizzazione del lavoro attraverso applicazioni e algoritmi: “Ci troviamo davanti a una forma di vero e proprio caporalato digitale – prosegue – in cui la tecnologia e gli algoritmi diventano strumenti di controllo e sfruttamento del lavoro. È inaccettabile che, nel 2026, il lavoro venga ridotto ad una prestazione a cottimo priva di diritti, tutele e sicurezza”. Secondo il sindacato, il caso messinese non sarebbe isolato, ma rappresenterebbe piuttosto la spia di una problematica diffusa nel settore della consegna a domicilio, dove la flessibilità promessa dalle piattaforme digitali rischia spesso di tradursi in precarietà ed in una forte compressione dei diritti dei lavoratori. “Abbiamo denunciato più volte il fenomeno dell’illegalità nel mondo dei rider – aggiunge Alibrandi – e riteniamo che debba essere affrontato con decisione. Non possiamo permettere che l’innovazione e le piattaforme digitali diventino un alibi per aggirare le regole, comprimere i diritti e scaricare sui lavoratori tutti i rischi dell’attività, compresi quelli legati alla sicurezza stradale”.

La Cisl Messina ricorda inoltre l’impegno portato avanti negli ultimi anni, anche attraverso la Fit Cisl, per monitorare le condizioni dei rider ed offrire strumenti di tutela. In quest’ottica è stato attivato uno Sportello Rider dedicato alla raccolta di segnalazioni e denunce anonime da parte dei lavoratori impegnati nel settore delle consegne. Per il sindacato diventa dunque prioritario rafforzare i controlli e definire un quadro normativo più chiaro che garantisca diritti e sicurezza: “Servono contratti chiari, compensi dignitosi, tutele reali e un sistema di regole che garantisca trasparenza e legalità – sottolinea il segretario della Cisl Messina –. I rider non sono lavoratori di serie B e non possono essere lasciati soli di fronte a forme di sfruttamento che ricordano dinamiche che pensavamo appartenessero al passato”.

Da qui l’appello alle istituzioni e agli organi di controllo affinché l’indagine in corso possa contribuire a fare piena luce sulla vicenda e, allo stesso tempo, rappresenti un punto di partenza per rafforzare le garanzie nel settore del food delivery. “Come Cisl – conclude Alibrandi – continueremo a vigilare e a sostenere tutte le iniziative utili a garantire diritti, dignità e sicurezza a questi lavoratori, perché il lavoro deve restare uno strumento di emancipazione e non diventare terreno di illegalità e sfruttamento”.