MESSINA – L’inchiesta della Procura di Messina sul presunto sistema di sfruttamento dei rider attivi nel settore del food delivery rappresenta, secondo la Cgil, la conferma di un quadro già noto e denunciato da tempo. Un fenomeno che, per il sindacato, affonda le radici in un modello organizzativo fondato su precarietà, lavoro a cottimo e utilizzo distorto delle piattaforme digitali. La Cgil Messina, attraverso le categorie Nidil e Filt, sottolinea come il monitoraggio del comparto sia in atto sin dai mesi più critici della pandemia, quando i rider garantivano un servizio essenziale in assenza, però, di adeguate tutele contrattuali. In quel periodo, evidenzia il sindacato, molti lavoratori operavano senza un contratto di lavoro subordinato, esponendosi a rischi per la salute e percependo compensi estremamente bassi.
Secondo la ricostruzione della Cgil, il sistema che emerge dall’indagine riflette una struttura che negli anni ha assunto contorni sempre più definiti, caratterizzata da rapporti di lavoro formalmente autonomi ma, nella sostanza, riconducibili a forme di lavoro subordinato mascherato: “Da anni denunciamo il clima feudale che si respira all’interno di queste aziende – evidenzia il sindacato – dove chi gestisce le piattaforme sfrutta il lavoro dei rider attraverso rapporti fittizi che nascondono un vero e proprio lavoro a cottimo”.
Al centro delle criticità, secondo la Cgil, vi è anche il ruolo della tecnologia e degli algoritmi, strumenti che incidono in maniera determinante sull’organizzazione del lavoro. Un sistema che, sempre secondo il sindacato, imporrebbe ritmi continui, limitando la possibilità per i lavoratori di rifiutare le consegne o interrompere l’attività anche in condizioni climatiche avverse. Un contesto reso ancora più complesso dalla fragilità del tessuto occupazionale locale, che spingerebbe molti rider ad accettare condizioni di lavoro penalizzanti pur di mantenere un’entrata economica. Particolare attenzione viene posta anche alle piattaforme locali, dove, secondo la Cgil, si registrerebbero condizioni persino peggiori rispetto a quelle delle grandi aziende del settore. In questi casi, infatti, si riscontrerebbero situazioni in cui non viene applicata neppure la forma contrattuale minima prevista, aggravando ulteriormente il quadro delle tutele, elemento che, sempre secondo il sindacato, contribuirebbe a creare un clima di pressione e controllo sui lavoratori, rendendo più difficile anche l’azione di tutela e rappresentanza sindacale.
Nel corso degli anni, la Cgil ha attivato strumenti di supporto e assistenza, tra cui uno sportello dedicato promosso congiuntamente da Filt e Nidil, con l’obiettivo di estendere i diritti riconosciuti nelle realtà più strutturate anche agli altri rider operanti sul territorio. In questo contesto, viene indicato come modello il percorso intrapreso da alcune aziende che applicano il contratto collettivo nazionale di riferimento nel settore della logistica. Il lavoro sindacale ha inoltre portato alla nascita di uno spazio fisico dedicato, la “Casa dei Rider”, pensato come punto di riferimento per i lavoratori del comparto, un luogo di incontro, assistenza ed organizzazione delle vertenze, con l’obiettivo di rafforzare la rete di tutele e diritti.
La Cgil Messina ribadisce quindi l’impegno a contrastare un sistema che viene definito tra le nuove frontiere dello sfruttamento nel mercato del lavoro, invitando i lavoratori a segnalare eventuali situazioni irregolari e garantendo supporto legale e sindacale. Allo stesso tempo, il sindacato chiede alle aziende maggiore trasparenza e sollecita l’apertura di un tavolo permanente territoriale per affrontare in maniera strutturale le criticità del settore.






