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L’eccellenza dei conservatori italiani al Teatro Massimo, giovani talenti in dialogo con Šostakovič e Prokofiev

Diretta da Diego Ceretta e con il pianista Elia Cecino, l’orchestra Nazionale dei Conservatori porta in scena un programma novecentesco tra energia, lirismo e racconto musicale

PALERMO – Un’orchestra che è sintesi e vertice del sistema formativo musicale italiano, un direttore tra i più promettenti della nuova generazione ed un solista già proiettato sui palcoscenici internazionali, sono questi gli elementi che compongono il concerto in programma domenica 22 marzo alle 20.30 al Teatro Massimo di Palermo, dove l’Orchestra Nazionale dei Conservatori sarà protagonista sotto la guida di Diego Ceretta, con Elia Cecino al pianoforte. L’iniziativa, promossa dal Ministero dell’Università e della Ricerca in collaborazione con il Conservatorio “Ottorino Respighi” di Latina, si configura come un progetto strategico di valorizzazione dei migliori talenti emergenti della musica colta italiana. L’Orchestra Nazionale dei Conservatori rappresenta infatti un’esperienza unica nel panorama formativo, un organico variabile, dai 30 ai 90 elementi, composto esclusivamente da studenti selezionati attraverso rigorose audizioni nazionali, le ultime svoltesi presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che riuniscono le eccellenze provenienti da tutti i conservatori del Paese.

Il programma, coerentemente orientato verso la dimensione giovanile, propone due capisaldi del repertorio novecentesco accomunati da una forte componente autobiografica e narrativa. In apertura, il Concerto n. 2 op. 102 di Dmitrij Šostakovič, scritto nel 1957 per il figlio Maxim in occasione del suo esame di pianoforte al conservatorio di Mosca, nel giorno del diciannovesimo compleanno. L’opera si distingue per un linguaggio brillante ed immediato, lontano dalle tensioni più drammatiche del compositore russo, dai temi vivaci e quasi giocosi del primo movimento, affidati ai fiati, alla dimensione lirica e sospesa dell’Andante, fino all’ironia del finale, dove Šostakovič inserisce con sottile humour citazioni dagli esercizi tecnici di Hanon, trasformando il rigore accademico in virtuosismo leggero e disinvolto.

La seconda parte della serata sarà dedicata a Sergej Prokofiev, con una selezione dal balletto Romeo e Giulietta, costruita intrecciando pagine tratte dalle Suite n. 1 e n. 2. Un affresco sonoro di straordinaria potenza evocativa, in cui la scrittura orchestrale diventa veicolo espressivo del contrasto tra l’innocenza dei protagonisti e la violenza del contesto che li circonda. Dalla solennità implacabile dei Montecchi e Capuleti, scandita dagli ottoni, alla leggerezza rarefatta de La giovane Giulietta, fino al pathos tragico dell’epilogo con Romeo presso la tomba dell’amata, la partitura si dispiega come un racconto musicale in cui la purezza giovanile viene inevitabilmente travolta da rivalità e conflitti.

Sul podio, Diego Ceretta, direttore principale dell’Orchestra della Toscana dal 2023, conferma il proprio profilo di interprete raffinato e in costante ascesa. Formatosi accanto a maestri del calibro di Daniele Gatti e Fabio Luisi, Ceretta ha già consolidato la propria presenza in contesti di rilievo quali il Maggio Musicale Fiorentino, il Festival Verdi e l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, portando a Palermo una visione musicale attenta alla qualità del suono e alla costruzione drammaturgica del discorso sinfonico.

Accanto a lui, Elia Cecino, pianista classe 2001 e primo italiano a vincere il prestigioso Concorso Iturbi di València, si impone come una delle figure più interessanti della nuova scena concertistica internazionale. Dopo aver calcato palcoscenici come la Merkin Hall di New York e il Palau de la Música di Barcellona e forte dei successi ottenuti nei concorsi di New Orleans e Tel Aviv, Cecino affronta il Concerto di Šostakovič con una cifra interpretativa che coniuga maturità tecnica e freschezza espressiva, qualità già riconosciute dalla critica anche nelle sue recenti incisioni dedicate a Brahms. Il concerto del Teatro Massimo si configura così non solo come un appuntamento di alto profilo artistico, ma anche come una vetrina privilegiata per una nuova generazione di musicisti italiani, chiamati a confrontarsi con pagine di grande complessità e a tradurre in suono un dialogo tra giovinezza, memoria e destino. Un’occasione, dunque, per osservare da vicino il futuro della musica classica nazionale, già oggi capace di parlare con voce autorevole nei contesti più prestigiosi.