L’epatite A torna a far parlare di sé e lo fa con numeri che, pur non configurando un’emergenza nazionale, indicano un trend in crescita che non può essere ignorato. A fare il punto è stato il dottor Antonio Albanese (direttore Unità operativa semplice dipartimentale Malattie infettive dell’ospedale Papardo di Messina), ospite della trasmissione Tao Mattina Live su Radio Taormina Tv, condotta da Carmelo Caspanello, il quale ha analizzato un fenomeno in evoluzione tra dati epidemiologici, fattori ambientali e comportamenti individuali.
Il quadro più evidente riguarda la Campania, dove dall’inizio dell’anno i casi hanno superato quota cento, concentrati soprattutto tra Napoli e provincia. Un incremento definito significativo rispetto alla media storica, che ha portato a un aumento dei ricoveri, seppur nella maggior parte dei casi non gravi, presso il Cotugno, centro di riferimento per le malattie infettive. Parallelamente, anche in Calabria si registrano segnali da non sottovalutare, in particolare tra le province di Cosenza e Catanzaro, dove diversi pazienti sono stati ricoverati con sintomi riconducibili al virus.
Un aumento diffuso ma non uniforme
Il fenomeno, spiegano gli esperti, non è omogeneo sul territorio nazionale. In Campania si osserva la crescita più marcata, accompagnata da misure preventive più stringenti, tra cui controlli rafforzati e ordinanze che vietano il consumo di frutti di mare crudi nei locali pubblici. In Calabria, invece, l’aumento appare più contenuto ma comunque superiore alla media, con l’attivazione di protocolli sanitari specifici, percorsi dedicati nei pronto soccorso e attività di tracciamento dei contatti.
Segnalazioni, seppur meno rilevanti, arrivano anche da altre regioni italiane, confermando una circolazione del virus che resta sotto controllo ma richiede vigilanza costante. Non si parla di epidemia, ma di un segnale chiaro che impone attenzione.
Il ruolo dei molluschi e delle condizioni ambientali
Alla base della diffusione c’è un meccanismo ben noto. L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV e si trasmette principalmente per via oro-fecale, attraverso acqua o alimenti contaminati. In questa fase, il denominatore comune dei casi osservati è il consumo di molluschi crudi o poco cotti, in particolare cozze e mitili.
Un elemento che potrebbe aver inciso è quello ambientale. Le forti precipitazioni degli ultimi mesi, infatti, possono aver messo sotto pressione i sistemi fognari, causando una contaminazione temporanea delle acque marine utilizzate per la mitilicoltura. I molluschi, filtrando grandi quantità d’acqua, accumulano eventuali agenti patogeni e possono trasmetterli all’uomo se consumati senza adeguata cottura.
I sintomi più frequenti comprendono febbre, nausea, dolori addominali e ittero. Nella maggior parte dei casi il decorso è benigno, ma può diventare più complesso nei soggetti fragili, negli anziani o in presenza di patologie pregresse.
Sicilia, tra rischio potenziale e prudenza
In Sicilia, al momento, non si registrano focolai significativi come quelli osservati in Campania. Tuttavia, le caratteristiche del territorio – lunga fascia costiera, consumo diffuso di prodotti ittici e, in alcune aree, criticità nella gestione delle acque – rendono il rischio potenziale.
È proprio su questo punto che il dottor Albanese ha invitato alla prudenza, evitando allarmismi ma sottolineando la necessità di mantenere alta l’attenzione. Eventuali contaminazioni della filiera alimentare potrebbero infatti determinare situazioni analoghe, soprattutto in presenza di condizioni ambientali favorevoli alla diffusione del virus.
Prevenzione, il fattore decisivo
La chiave resta la prevenzione, che passa in larga parte dai comportamenti individuali. Evitare il consumo di frutti di mare crudi, lavare accuratamente frutta e verdura, rispettare rigorosi standard igienici nella manipolazione degli alimenti e garantire la tracciabilità dei prodotti ittici sono misure fondamentali.
La vaccinazione rappresenta uno strumento efficace, soprattutto per le categorie a rischio, mentre la conoscenza delle modalità di trasmissione consente di ridurre sensibilmente le possibilità di contagio. In un contesto in cui il virus torna a circolare, anche se senza caratteristiche emergenziali, la responsabilità individuale si conferma determinante.
Le risposte degli esperti
Nel corso dell’intervista, il dottor Antonio Albanese ha affrontato i principali interrogativi legati alla situazione attuale: dalla natura del fenomeno, definito non emergenziale ma comunque significativo, alle cause dell’aumento dei casi, con un focus sul legame sempre più evidente con il consumo di molluschi.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle modalità di contagio e all’efficacia dei controlli sulla filiera alimentare, oltre che alle possibili criticità per la Sicilia. Tra i temi centrali, la protezione delle categorie più vulnerabili, l’importanza della vaccinazione e i tempi di incubazione e contagiosità del virus.






