SIRACUSA – Padre Carlo Fatuzzo è stato ospite questa mattina a Radio Taormina Tv, nel corso della trasmissione Tao Mattina Live condotta da Carmelo Caspanello, offrendo una riflessione articolata e attuale su uno dei segni più intensi della devozione mariana in Sicilia: la lacrimazione della Madonna avvenuta a Siracusa nel 1953. Un evento che, a distanza di oltre settant’anni, continua a interrogare la coscienza collettiva e a richiamare migliaia di fedeli, trovando nel Santuario della Madonna delle Lacrime – oggi guidato dal rettore don Aurelio Russo – un punto di riferimento spirituale stabile e riconosciuto.
Nel corso dell’intervista, il sacerdote ha richiamato il valore profondo di quelle lacrime, che nel suo libro “Sono lacrime di preghiera” vengono interpretate come un linguaggio spirituale universale, capace di parlare anche all’uomo contemporaneo. Non un segno confinato alla storia o alla devozione popolare, ma un messaggio ancora vivo, che attraversa le fragilità del presente, segnato da conflitti, inquietudini sociali e ricerca di senso. Le lacrime di Maria – emerge dalla riflessione proposta – non sono soltanto espressione di dolore, ma invito alla conversione, alla preghiera e alla responsabilità personale e collettiva.
La memoria della lacrimazione e il ruolo del Santuario
L’evento del 1953, riconosciuto dalla Chiesa dopo attente verifiche, rappresenta un unicum nella storia recente della fede cattolica. In una modesta abitazione di via degli Orti, un quadretto raffigurante il Cuore Immacolato di Maria versò lacrime umane per diversi giorni, attirando l’attenzione di fedeli, autorità e studiosi. Da quell’episodio è nato un percorso che ha condotto alla costruzione del Santuario, consacrato nel 1994 da Giovanni Paolo II, oggi meta di pellegrinaggi e centro di spiritualità mariana.
Padre Fatuzzo ha sottolineato come il Santuario non sia soltanto luogo di memoria, ma spazio vivo di accoglienza e riflessione, capace di rinnovare il messaggio originario. In questo senso, l’azione pastorale portata avanti dal rettore don Aurelio Russo si inserisce in una continuità che tiene insieme tradizione e attualità, evitando il rischio di ridurre la lacrimazione a semplice evento devozionale.
Il reliquiario in cammino e la tappa a Furci Siculo
Particolarmente significativa, nel racconto del sacerdote, è la dimensione itinerante del reliquiario che custodisce le lacrime della Madonna. Il suo recente passaggio in diverse comunità, tra cui Furci Siculo, ha rappresentato un momento di forte partecipazione e raccoglimento. Non si tratta, ha spiegato, di una semplice visita simbolica, ma di un vero incontro tra il segno e la vita concreta delle persone.
A Furci Siculo, come in altri centri, la presenza del reliquiario ha suscitato una risposta intensa, segno di un bisogno diffuso di spiritualità e di ascolto. In questo senso, il pellegrinaggio del reliquiario assume anche un valore pastorale, configurandosi come strumento di evangelizzazione capace di raggiungere realtà diverse e di parlare a generazioni spesso distanti dai linguaggi tradizionali della fede.
Le lacrime come linguaggio del presente
Nel dialogo con Carmelo Caspanello, padre Fatuzzo ha insistito su un aspetto centrale: le lacrime come forma di comunicazione profonda, capace di superare le barriere culturali e linguistiche. In un tempo segnato da individualismo e disorientamento, quel segno continua a interrogare e a provocare, invitando a una lettura più consapevole della realtà.
Il rischio, ha osservato, è quello di fermarsi a una dimensione emotiva o superficiale, senza cogliere la portata teologica e spirituale dell’evento. Al contrario, le lacrime della Madonna chiedono di essere comprese nella loro radicalità: come richiamo alla preghiera, alla solidarietà e alla responsabilità verso gli altri.
La riflessione si è conclusa con uno sguardo al futuro, in particolare alle nuove generazioni, chiamate a confrontarsi con un linguaggio simbolico che richiede accompagnamento e interpretazione. In questo percorso, ha evidenziato il sacerdote, il ruolo della Chiesa e delle comunità locali resta decisivo per trasformare un segno del passato in una presenza viva e significativa nel presente.






