RIGOLETTO
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Impianto di Mili, scontro politico a Messina: Rinaldo replica a Germanà sull’iter autorizzativo

Dalle procedure sugli espropri al via libera della Regione e del Tar. Rinaldo: "Opera regolare e necessaria, basta allarmismi e propaganda”

MESSINA – Si accende il confronto politico attorno al progetto dell’impianto di trattamento rifiuti di Mili, tra accuse di strumentalizzazione e richiami alla legittimità dell’iter amministrativo. Ad intervenire con toni netti è Raffaele Rinaldo, che replica alle dichiarazioni del senatore Nino Germanà, segretario regionale della Lega, respingendo al mittente ogni ipotesi di irregolarità e denunciando un clima di “propaganda costruita su paure”. Nel merito della vicenda, Rinaldo richiama innanzitutto la natura tecnica del procedimento in corso, soffermandosi sulla questione degli espropri, finita al centro del dibattito pubblico: “Non si tratta di una scelta discrezionale o politica – precisa – ma di un passaggio tecnico previsto dalla normativa regionale, che dà seguito a un iter autorizzativo già completato e validato dagli organi competenti”. Un chiarimento che punta a smontare l’accusa di una presunta “fuga in avanti”, definita dallo stesso Rinaldo come frutto di una lettura distorta delle procedure amministrative.

Il progetto, come ribadito è stato sviluppato dalla Srr Messina Area Metropolitana e ha ottenuto tutte le autorizzazioni richieste, inclusa la Valutazione di impatto ambientale ed i pareri degli uffici regionali competenti. Un passaggio centrale nella ricostruzione fornita, che sottolinea come le valutazioni siano state effettuate dalla Regione Siciliana, la stessa in cui il partito di Germanà ricopre un ruolo di maggioranza. Da qui l’affondo politico: “È singolare – osserva Rinaldo – che si tenti di bloccare un’opera già ritenuta prioritaria e ambientalmente compatibile dagli stessi organi istituzionali”. Sul piano giudiziario, viene inoltre richiamata la pronuncia del Tar Sicilia, che ha dichiarato irricevibile il ricorso presentato contro il progetto. Un elemento che, secondo Rinaldo, confermerebbe la correttezza dell’iter autorizzativo e l’assenza di provvedimenti sospensivi: “Gli uffici hanno il dovere di proseguire – aggiunge – e un eventuale blocco arbitrario configurerebbe una violazione di legge”.

Non manca un passaggio sulle contestazioni relative alla localizzazione dell’impianto e alla distanza dai centri abitati. Anche su questo punto Rinaldo parla apertamente di “disinformazione”, evidenziando come l’area individuata sia urbanisticamente compatibile e come non sussistano vincoli specifici nel caso in esame. Il riferimento è anche alla presenza di strutture analoghe in contesti urbani simili, che secondo quanto sostenuto, non avrebbero prodotto criticità ambientali. Il confronto si allarga poi al piano politico più generale, con una critica a quello che viene definito “ambientalismo a intermittenza”. Rinaldo mette a confronto le posizioni assunte su grandi opere infrastrutturali, come il Ponte sullo Stretto e quelle sull’impianto di Mili, evidenziando una presunta incoerenza nelle valutazioni. “Si sostiene senza esitazione un’opera di enorme impatto – afferma – e si grida allo scandalo per un impianto moderno, progettato con tecnologie avanzate e strategico per la gestione dei rifiuti”.

Nel suo intervento, Rinaldo richiama anche esperienze pregresse sul territorio, come i disagi legati al raddoppio ferroviario, con particolare riferimento al villaggio Unrra, dove i residenti convivono da anni con il passaggio continuo di mezzi pesanti e con le conseguenze sulle infrastrutture locali. Una situazione che, sottolinea, lo ha visto impegnato in prima persona nel sollecitare interventi e soluzioni a tutela della cittadinanza. In chiusura, il nodo politico si intreccia con quello gestionale. Per Rinaldo, l’opposizione all’impianto non avrebbe una reale matrice ambientale, ma risponderebbe a logiche di consenso. “Messina – conclude – ha bisogno di infrastrutture moderne e di impianti in grado di ridurre la dipendenza dalle discariche, basati su dati, autorizzazioni e scelte responsabili, non su slogan elettorali”.