ROCCALUMERA – Un documento articolato, scritto nero su bianco e protocollato negli uffici del Comune. A Roccalumera la crisi politica compie un salto di qualità e diventa formale con l’atto di dimissioni irrevocabili e contestuali firmato dal vicesindaco Antonio Garufi e dall’assessora Natia Basile, un testo che non si limita a sancire l’uscita dalla giunta ma ricostruisce, punto per punto, le ragioni di una rottura ormai definitiva.
L’atto, datato 30 aprile e protocollato il 5 maggio 2026, è indirizzato al sindaco Giuseppe Lombardo, alla Giunta municipale, al segretario comunale e al presidente del Consiglio. Già nell’oggetto si delinea la portata politica dell’iniziativa: una proposta di “responsabilità istituzionale” che chiama in causa l’intero assetto amministrativo.
La fine della maggioranza e il ribaltamento del mandato
La premessa è netta e rappresenta il fulcro dell’intero documento: la maggioranza politica uscita dalle elezioni del 2023, secondo i firmatari, non esiste più. Garufi e Basile richiamano la seduta consiliare del 20 aprile 2026, indicata come il momento in cui si è sancito in modo “inequivocabile e definitivo” il venir meno dell’equilibrio politico originario.
Un passaggio che trova conferma, si legge nel testo, nel fatto che gli atti fondamentali dell’ente siano stati approvati “esclusivamente grazie al voto di soccorso del gruppo di minoranza”, determinando una vera e propria “mutazione genetica della coalizione di governo” e un conseguente capovolgimento del mandato ricevuto dai cittadini.
Da qui l’affondo politico: non si tratterebbe più dello stesso progetto amministrativo legittimato dal voto popolare, ma di una configurazione completamente diversa, sostenuta da equilibri non corrispondenti alla volontà espressa alle urne.
Le accuse: gestione accentrata e stallo amministrativo
Il documento entra poi nel merito della gestione amministrativa, con toni particolarmente critici. Garufi e Basile parlano di una conduzione “accentrata e monocratica”, caratterizzata dall’assenza di condivisione e favorita – si legge – da una subordinazione interna che avrebbe impedito sia l’attuazione del programma elettorale sia la risoluzione delle criticità del territorio.
Una situazione che, secondo i firmatari, ha prodotto uno stallo amministrativo e difficoltà concrete nell’erogazione dei servizi essenziali. Nel testo si evidenzia come la gestione “prettamente personalistica” della macchina comunale stia incidendo negativamente sull’efficienza dell’ente e sui diritti dei cittadini.
Il peso dei numeri e la legittimità politica
Tra gli elementi più rilevanti contenuti nel documento c’è il riferimento ai numeri. I consiglieri che hanno lasciato la maggioranza, insieme ai firmatari dell’atto, rappresenterebbero circa il 60% del consenso elettorale che aveva determinato la vittoria nel 2023. Un dato utilizzato per sostenere che l’attuale amministrazione non dispone più della legittimazione politica originaria. Da qui il richiamo alla dignità delle istituzioni e alla necessità di non restare ancorati a cariche che non godono più del sostegno della base consiliare.
Nel documento viene inoltre richiamato il dibattito politico recente, con un riferimento alle dichiarazioni del sindaco sul tema del “coraggio” e degli “attributi” necessari per rassegnare le dimissioni, passaggio che – secondo i firmatari – richiede una risposta coerente e priva di ambiguità.
Dimissioni irrevocabili e clausola di esecutività
La parte centrale dell’atto è la dichiarazione formale delle dimissioni irrevocabili dalle cariche di vicesindaco e assessore. Ma il documento introduce anche una clausola precisa che ne regola l’efficacia. Se l’intera amministrazione dovesse aderire, le dimissioni diventerebbero immediatamente esecutive, aprendo la strada a un ritorno alle consultazioni elettorali. In caso contrario, quelle dei firmatari diventeranno comunque operative e irrevocabili a partire dal 9 maggio 2026.
Fino a quella data, viene specificato, l’attività sarà limitata agli atti amministrativi minimi e improcrastinabili, necessari a garantire il corretto passaggio di consegne. Una scelta che viene motivata con la volontà di anteporre l’interesse della comunità alla permanenza nelle cariche, escludendo qualsiasi attaccamento al ruolo.
Il Consiglio salvo per un voto e il ruolo decisivo della minoranza
Il documento si inserisce in un contesto già fortemente segnato sul piano politico. Nella stessa fase, infatti, il Consiglio comunale ha evitato lo scioglimento per un solo voto approvando il bilancio stabilmente riequilibrato 2024-2028.
Determinante, in questo caso, il sostegno di due consiglieri di minoranza, Maria Rosaria Sparacino e Francesco Santisi, che hanno votato a favore insieme ai consiglieri dell’area di governo, consentendo all’aula di raggiungere i sei voti necessari contro i cinque contrari.
Un passaggio che, nei fatti, conferma quanto sostenuto nel documento di dimissioni: la sopravvivenza dell’organo consiliare e l’approvazione degli atti fondamentali dipendono ormai da equilibri diversi rispetto a quelli usciti dalle urne.
A margine le dimissioni di Gugliotta
Nel quadro complessivo si inserisce, a margine, anche la decisione della consigliera Claudia Gugliotta di lasciare la carica di vicepresidente del Consiglio comunale, motivata con il mancato coinvolgimento nelle attività istituzionali e con il venir meno del rapporto fiduciario.
Una fase politica tutta da ridefinire
Il bilancio riequilibrato rappresenta un passaggio fondamentale per il risanamento finanziario del Comune, ma sul piano politico lo scenario appare ormai radicalmente cambiato. L’atto firmato da Garufi e Basile certifica la fine del progetto amministrativo originario e apre una fase nuova, in cui la stabilità dell’ente dovrà confrontarsi con un assetto privo di una maggioranza definita e con equilibri destinati a essere costruiti volta per volta.





