MESSINA – Il Ponte sullo Stretto torna al centro dello scontro politico e della campagna elettorale messinese. A rilanciarne con forza il valore simbolico e strategico è stato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini che, intervenendo alla cena elettorale organizzata a Palazzo della Seta con i candidati del Carroccio, ha intrecciato il tema delle grandi infrastrutture con le ambizioni di crescita del partito in Sicilia e con la sfida per Palazzo Zanca.
Nel suo intervento Salvini ha parlato della presenza della Lega nell’Isola come della conseguenza “del fallimento di chi ha amministrato questa terra per decenni”, rivendicando per il partito il ruolo di forza politica capace di realizzare opere strategiche come autostrade, ferrovie e il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.
“Pensare che sia la Lega a fare le autostrade, le ferrovie e il Ponte nello Stretto è la migliore motivazione per chiedere e raccogliere consenso”, ha dichiarato il leader del Carroccio davanti ai sostenitori e ai candidati presenti alla serata elettorale.
Il messaggio politico è stato chiaro: trasformare il Ponte in un simbolo identitario della proposta leghista nel Mezzogiorno e, allo stesso tempo, utilizzare il tema infrastrutturale come leva per conquistare consenso anche in una terra tradizionalmente lontana dalla storia politica del partito.
L’investitura politica di Scurria
Ma il passaggio destinato a pesare maggiormente sul dibattito politico cittadino riguarda Marcello Scurria. Finora il candidato sindaco del centrodestra aveva mantenuto una posizione prudente sul Ponte sullo Stretto, evitando dichiarazioni troppo nette su un tema che continua a dividere l’opinione pubblica messinese.
A sciogliere ogni ambiguità ci ha pensato direttamente Salvini che, nel corso del suo intervento, ha definito Scurria “da sempre favorevole al Ponte”, trasformando di fatto il sostegno all’opera in uno dei punti identitari della candidatura.
“Voglio tornare a Messina e trovare un sindaco, Marcello Scurria, che so che è a favore del Ponte, e non un sindaco come l’uscente che un giorno è a favore e l’indomani contro”, ha affermato Salvini, attaccando frontalmente l’amministrazione uscente e accusandola di oscillazioni politiche sul progetto.
Una dichiarazione che assume anche il valore di una vera e propria investitura politica, in un momento in cui il centrodestra punta a consolidare il proprio campo elettorale attorno a temi fortemente identitari.
La strategia della Lega tra Sicilia e Calabria
Nel suo intervento il vicepremier ha collegato idealmente le sfide amministrative di Messina e Reggio Calabria, città simbolicamente unite proprio dal progetto del Ponte sullo Stretto. Salvini si è detto convinto della vittoria del centrodestra alle Comunali reggine e ha mostrato fiducia anche sulla possibilità di conquistare Messina.
“So per certo che a Reggio Calabria vinciamo le Comunali, a Messina si può vincere”, ha detto il leader leghista, insistendo sulla necessità di riportare al voto gli elettori che negli ultimi anni si sono allontanati dalle urne.
“Occorre avere tanta determinazione nel chiedere il voto a chi ha deciso di non recarsi alle urne. Così solamente ci giochiamo la partita per vincerla”, ha aggiunto Salvini, indicando nell’astensionismo una delle chiavi decisive della competizione elettorale.
Il Ponte come simbolo politico
Ancora una volta il Ponte sullo Stretto si conferma non soltanto una grande opera infrastrutturale, ma anche un potente elemento di narrazione politica. Per la Lega rappresenta il simbolo di una visione di sviluppo del Sud fondata su investimenti, collegamenti e cantieri. Per gli avversari resta invece un progetto divisivo, spesso contestato per costi, impatto ambientale e priorità economiche.
A Messina il tema torna dunque ad occupare il centro della scena elettorale, con Salvini che sceglie di legare apertamente il futuro politico della città alla realizzazione dell’opera e alla candidatura di Marcello Scurria. Una mossa che punta a compattare il fronte del centrodestra e a rafforzare l’identità politica della Lega in Sicilia, dove il partito prova ormai da anni a radicarsi anche attraverso le battaglie sulle grandi infrastrutture.





