ŽYTOMYR – In una terra segnata dalla sofferenza della guerra, dove il fragore delle armi continua a intrecciarsi con il desiderio di normalità, la musica si conferma ancora una volta linguaggio universale di speranza e resilienza. È accaduto il 26 luglio scorso nella Concattedrale di Santa Sofia a Žytomyr, in Ucraina, dove tre sue pagine sono state inserite in un programma che ha accostato la produzione contemporanea del compositore siciliano ad alcuni capisaldi della tradizione europea.
Alle 14.30, sotto le volte della Concattedrale, il soprano Anna (Hanna) Ostapenko, accompagnato all’organo da Andrij Metelskyj, ha dato vita a un concerto breve ma di particolare intensità spirituale, costruito intorno al tema della devozione e della preghiera mariana. Sei i brani in programma, tre dei quali firmati da Cosenza, accanto all’Ave Maria di Franz Schubert e al Panis Angelicus di César Franck. Una presenza, quella del musicista palermitano, che assume un peso particolare proprio per il confronto con due pagine entrate stabilmente nel grande repertorio sacro occidentale. Non una semplice parentesi contemporanea, dunque, ma un dialogo fra epoche e linguaggi diversi, uniti dalla medesima tensione verso il trascendente.
L’“Ave Maria”, una preghiera nata a Palermo
Ad aprire il concerto è stata l’Ave Maria di Bartolomeo Cosenza, composizione della quale l’autore firma sia il testo sia la musica e che, negli anni è diventata una delle pagine maggiormente eseguite del suo catalogo fuori dai confini italiani. Nel cuore del programma è stato quindi eseguito il Fac ut portem Christi mortem, tratto dallo Stabat Mater Christi dello stesso Cosenza, su testo di Jacopone da Todi. È una delle sezioni più introspettive della sequenza medievale: la voce chiede di portare dentro di sé la morte di Cristo e di partecipare intimamente alla sua Passione. Musica e testo procedono così in un rapporto serrato, nel quale l’intensità nasce dalla misura e dalla progressiva interiorizzazione della preghiera. A completare il trittico di Cosenza è stata Santa Maria, anche in questo caso su testo e musica dello stesso autore, una pagina che riporta il percorso alla dimensione mariana e chiude idealmente il cerchio aperto dall’Ave Maria.
Il dialogo con la grande tradizione europea
L’accostamento con Schubert e Franck ha permesso di mettere in evidenza anche alcuni elementi della cifra compositiva di Cosenza. Nei tre brani emerge una linea vocale fortemente cantabile, legata alla tradizione lirica italiana, sostenuta da un impianto armonico che mantiene un rapporto riconoscibile con il passato senza trasformarlo in semplice esercizio di stile. È proprio in questa relazione fra memoria e contemporaneità che la musica del compositore siciliano trova la propria collocazione: la tradizione non viene respinta, ma assorbita e reinterpretata attraverso una sensibilità moderna, mantenendo al centro l’intelligibilità della parola e la capacità della melodia di diventare veicolo dell’esperienza spirituale.
Le tre composizioni hanno ottenuto una risposta particolarmente calorosa da parte del pubblico presente nella Concattedrale. Al termine dell’esecuzione, un lungo applauso ha accompagnato gli interpreti, trasformandosi in una vera e propria ovazione per Anna Ostapenko, protagonista vocale di un programma particolarmente impegnativo sul piano interpretativo ed espressivo.
Un rapporto con Žytomyr che viene da lontano
Quello del 26 luglio, tuttavia, non rappresenta un episodio isolato. Il rapporto tra la musica di Bartolomeo Cosenza e Žytomyr ha ormai una storia di diversi anni. Già il 23 maggio 2020, infatti, la sua Ave Maria era stata eseguita nella chiesa di San Giovanni di Dukla dal soprano Gala Dovbysh, accompagnata all’organo da Marija Okunjeva. Un primo passaggio che aveva introdotto la composizione nel panorama musicale della città ucraina. Il legame si è ulteriormente consolidato il 19 maggio 2026, quando Anna Ostapenko ha interpretato la stessa pagina alla Filarmonica Regionale “Svjatoslav Richter” di Žytomyr, questa volta insieme all’Orchestra dei Docenti della Scuola di Musica “Lesja Ukrajinka”, diretta da Veniamin Romanko. Due mesi più tardi, il ritorno dell’Ave Maria e l’inserimento di altre due composizioni di Cosenza nel concerto di Santa Sofia hanno dato continuità a questo percorso, trasformando quella che inizialmente poteva apparire come una singola esecuzione internazionale in un rapporto musicale sempre più strutturato.
Sicilia e Ucraina unite dalla preghiera
A chiudere il concerto è stato Pid Tvoju mylist’ di Ihor Sonevyc’kyj, versione ucraina del Sub tuum praesidium, una delle più antiche preghiere mariane della tradizione cristiana. Una scelta che ha assunto quasi il valore di una sintesi dell’intero programma. Da una parte la tradizione occidentale di Schubert e Franck; dall’altra la scrittura contemporanea di un compositore siciliano e la spiritualità musicale ucraina. Epoche, lingue e sensibilità differenti che trovano un terreno comune nella figura di Maria e nella musica intesa come forma di invocazione. Sotto le volte di Santa Sofia, così, Palermo e Žytomyr sono apparse meno lontane. La musica ha costruito un ponte immateriale tra il Mediterraneo e l’Europa orientale, tra una Sicilia che consegna le proprie melodie a interpreti lontani e un’Ucraina che continua a custodire la propria vita culturale e spirituale anche dentro una stagione segnata dalla guerra. Ed è proprio qui che l’Ave Maria di Bartolomeo Cosenza assume un significato che supera la dimensione strettamente concertistica. In un Paese che convive con le sirene d’allarme e con l’incertezza del conflitto, quella preghiera nata a Palermo diventa anche un’invocazione di pace, affidata alla voce e all’organo perché possa risuonare oltre le mura della Concattedrale.






