Fondazione Taormina Arte Sicilia
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POLITICA

Partecipate di Messina, “Scurria Sindaco” attacca sui nuovi Cda: “Costi da 288 mila a quasi 700 mila euro”

Capurro, Contestabile e Scurria contestano il passaggio dagli amministratori unici agli organi collegiali e chiedono al Comune di spiegare l'aumento della spesa e la sua compatibilità con il piano di riequilibrio

MESSINA – Il passaggio dagli amministratori unici ai Consigli di amministrazione delle società partecipate del Comune di Messina apre un nuovo fronte politico. A sollevare il caso è il gruppo consiliare “Scurria Sindaco”, che punta l’attenzione soprattutto sull’impatto economico della nuova governance. Secondo i consiglieri Giuseppe Capurro, Pasquale Contestabile e Marcello Scurria, il costo complessivo annuo degli organi amministrativi delle partecipate passerebbe da circa 288 mila euro a quasi 700 mila. Un incremento di oltre 400 mila euro che, secondo il gruppo, necessita di spiegazioni precise soprattutto alla luce del percorso di riequilibrio finanziario del Comune. La contestazione mette inoltre in relazione l’aumento dei costi con il peso della fiscalità locale sostenuta da famiglie e imprese, richiamando le aliquote applicate dall’ente e l’incremento della Tari.

Il nodo dei costi della nuova governance

Il punto centrale della presa di posizione riguarda la scelta di sostituire il modello dell’amministratore unico con quello del Consiglio di amministrazione. Per “Scurria Sindaco” la questione non riguarda soltanto l’opportunità politica delle nuove nomine. Capurro, Contestabile e Scurria chiedono di conoscere quali esigenze amministrative, organizzative o gestionali abbiano reso necessario adottare un modello che, secondo i dati indicati dal gruppo, comporterebbe un consistente aumento della spesa. La richiesta rivolta all’Amministrazione è quindi quella di chiarire quanto costeranno effettivamente i nuovi organi e quali benefici potranno produrre rispetto alla precedente governance.

Il confronto con il piano di riequilibrio

Il secondo nodo riguarda la compatibilità della scelta con il piano di riequilibrio finanziario del Comune. I consiglieri richiamano l’obiettivo di riduzione dei costi della politica previsto nell’ambito delle misure adottate per il risanamento dei conti e fanno riferimento alle relazioni semestrali del Collegio dei revisori dei conti trasmesse alla Corte dei conti. Secondo la ricostruzione del gruppo, l’incremento della spesa per gli organi delle partecipate procederebbe nella direzione opposta rispetto agli obiettivi di contenimento indicati nel percorso di riequilibrio.

La questione delle motivazioni

Un ulteriore elemento sollevato riguarda gli atti di nomina. “Scurria Sindaco” sostiene che nei provvedimenti non sarebbe contenuta una specifica motivazione sulle ragioni che hanno portato a preferire il Consiglio di amministrazione all’amministratore unico. Da qui una delle principali domande rivolte al Comune: quale concreta esigenza amministrativa o gestionale giustifica il passaggio a un organo collegiale e il conseguente incremento dei costi? Per il gruppo consiliare una variazione così significativa della governance dovrebbe essere accompagnata da motivazioni chiare e verificabili.

Tasse e Tari al centro della polemica

Il confronto si sposta inevitabilmente anche sul terreno politico. Capurro, Contestabile e Scurria mettono in relazione l’aumento stimato della spesa con i sacrifici economici richiesti ai cittadini. Il gruppo richiama le aliquote delle imposte locali e il peso della Tari sostenendo che il contenimento dei costi dovrebbe interessare anche gli organi di governo delle società comunali.

La critica, precisano i consiglieri, non riguarda il diritto di chi ricopre un incarico pubblico a essere remunerato. A essere contestata è invece la coerenza di una scelta che, secondo i dati indicati, porterebbe a spendere oltre 400 mila euro in più ogni anno mentre il Comune è impegnato nel risanamento dei propri conti.

L’affondo politico sulle nomine

La nota assume toni più duri quando affronta il sistema delle nomine. Il gruppo parla del rischio che agli occhi dei cittadini possa emergere una sorta di “partito unico” degli incarichi e del potere, con le differenze politiche destinate ad attenuarsi quando si tratta di individuare i vertici delle società partecipate. Capurro, Contestabile e Scurria pongono provocatoriamente anche il tema di una “nuova casta”, sostenendo che la politica dovrebbe essere la prima a dare un segnale concreto di contenimento della spesa quando vengono richiesti sacrifici a famiglie e imprese.

Le risposte chieste all’Amministrazione

Sono diversi, dunque, gli interrogativi posti dal gruppo consiliare. Perché sostituire gli amministratori unici con i Cda? Quali esigenze concrete giustificano il cambiamento? Per quale motivo, secondo il gruppo, negli atti non sarebbe stata esplicitata adeguatamente la motivazione della scelta? E soprattutto, come può un aumento dei costi indicato in oltre 400 mila euro l’anno conciliarsi con un piano di riequilibrio che punta anche al contenimento delle spese? La questione si sposta così dalle singole nomine a un tema più ampio: la sostenibilità economica della nuova governance delle partecipate e la sua coerenza con il percorso finanziario del Comune. Su questi punti Capurro, Contestabile e Scurria chiedono adesso risposte all’Amministrazione.