C’è una domanda che attraversa molte delle trasformazioni del nostro tempo:” quale spazio resta all’uomo in una società che cambia sempre più velocemente?”. È da questa riflessione su cui si è sviluppato il confronto con monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della Cesi, la Conferenza episcopale siciliana, ospite di TaoMattina Live, la trasmissione di Radio Taormina condotta da Carmelo Caspanello.
Un dialogo che, partendo da “Magnifica Humanitas” e dalle sfide poste dall’intelligenza artificiale, ha progressivamente allargato lo sguardo al rapporto tra innovazione, libertà e dignità della persona. L’intelligenza artificiale sta infatti entrando sempre più profondamente nel lavoro, nell’informazione, nella ricerca, nell’educazione e nelle relazioni quotidiane. Un cambiamento che non riguarda soltanto gli strumenti utilizzati, ma pone interrogativi sul modo stesso in cui l’uomo pensa, sceglie e costruisce il proprio rapporto con la realtà. Da qui il tema della coscienza e dello spirito critico, soprattutto di fronte ad algoritmi capaci di orientare contenuti, informazioni e decisioni. La questione non è soltanto comprendere fino a dove possa arrivare la tecnologia, ma stabilire quale debba rimanere il ruolo dell’uomo, chi debba governare questi processi e secondo quali principi. Una sfida che assume un valore ancora maggiore sul piano educativo, in particolare per le nuove generazioni chiamate a utilizzare l’intelligenza artificiale senza delegare ad essa pensiero, creatività e responsabilità.
Il confronto con Raspanti si sposta poi sulla vita della Chiesa e sul nuovo anno pastorale 2026-2027, nel quale la sinodalità viene indicata come “stile e metodo”. Un cammino fondato sulla capacità di ascoltare, condividere e verificare il lavoro svolto nelle comunità, con lo sguardo rivolto anche all’Assemblea ecclesiale diocesana prevista per l’inizio dell’estate 2027. Sullo sfondo c’è inoltre la necessità di interrogarsi sulle modalità con cui oggi viene trasmessa la fede, ripensando anche la catechesi rivolta ai bambini e agli adulti.Un altro capitolo centrale riguarda feste patronali e processioni, alla luce delle nuove linee guida, con l’obiettivo di preservare il valore religioso e comunitario di tradizioni profondamente radicate nei territori, evitando però che la dimensione della fede venga progressivamente sostituita da folklore, spettacolo o interessi estranei alla vita ecclesiale.
Le indicazioni interessano diversi aspetti dell’organizzazione delle feste: dal ruolo dei parroci e dei comitati alla partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni, fino alla durata e ai percorsi delle processioni. Particolare attenzione viene riservata anche alla trasparenza economica, alle raccolte di denaro, alla rendicontazione delle spese e alla necessità di mantenere equilibrio e moderazione nell’organizzazione di luminarie, fuochi e spettacoli, soprattutto in un momento nel quale molte famiglie affrontano difficoltà economiche. Non si tratta, dunque, di cancellare la pietà popolare, ma di ricondurla al suo significato originario, preservando allo stesso tempo quel legame religioso, culturale e affettivo che unisce le comunità siciliane ai propri santi patroni.
Lo sguardo si allarga infine alle grandi questioni sociali della Sicilia. Dall’immigrazione nel Mediterraneo, con la necessità di conciliare la regolamentazione dei flussi e la tutela della dignità delle persone, al ruolo della Chiesa nei percorsi di accoglienza e integrazione. E ancora le nuove povertà e le fragilità intercettate quotidianamente da Caritas e parrocchie: situazioni spesso meno visibili, ma che raccontano le difficoltà di famiglie e persone che rischiano di rimanere ai margini.
Temi diversi, legati da un interrogativo comune: come mantenere la persona al centro dei grandi cambiamenti contemporanei, dalla tecnologia alle trasformazioni sociali, senza perdere il valore della responsabilità, della comunità e della dignità umana.
