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Messina, “Le menzogne della notte” di Gesualdo Bufalino in scena al teatro Vittorio Emanuele

Dal 16 al 18 ottobre lo spettacolo tratto dal celebre romanzo dello scrittore siciliano, con adattamento e regia di Daniele Gonciaruk

MESSINA – Il capolavoro letterario di Gesualdo Bufalino approda sul palcoscenico del teatro Vittorio Emanuele di Messina. Dal 16 al 18 ottobre andrà in scena “Le menzogne della notte”, spettacolo tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore siciliano, con adattamento e regia di Daniele Gonciaruk. Un appuntamento che, a trent’anni dalla scomparsa dell’autore, riporta al centro della scena una delle sue opere più suggestive, attraverso una rappresentazione che intreccia letteratura, teatro e riflessione sulla natura umana. Pubblicato nel 1988 e vincitore del Premio Strega nello stesso anno, il romanzo di Bufalino si distingue per una costruzione narrativa complessa e affascinante, nella quale il racconto diventa uno strumento per interrogarsi sul significato della verità, sul potere dell’immaginazione e sull’inevitabilità della morte.

Al centro della vicenda quattro prigionieri condannati a morte, chiamati a trascorrere insieme l’ultima notte della loro esistenza. A offrire loro una possibilità di salvezza è il governatore del carcere, che propone una sfida tanto enigmatica quanto crudele: ciascuno dovrà raccontare il momento della propria vita in cui si è sentito o ha creduto di essere, più felice. Attraverso queste confessioni, i detenuti saranno coinvolti in un gioco psicologico nel quale ogni parola potrebbe contribuire a modificare il loro destino. La narrazione si sviluppa così attraverso una successione di storie, ricordi e confessioni che richiamano la tradizione del Decameron di Giovanni Boccaccio e delle Mille e una notte. Come nelle grandi opere della letteratura fondate sull’arte del raccontare, anche nel romanzo di Bufalino la parola assume un valore che va oltre la semplice narrazione, trasformandosi in un tentativo di sottrarsi alla morte e di conquistare, almeno per qualche istante, una possibilità di sopravvivenza.

L’adattamento teatrale firmato da Daniele Gonciaruk punta a trasferire questa tensione narrativa direttamente nel rapporto tra attori e spettatori, superando i confini tradizionali della rappresentazione. Nel corso dello spettacolo, infatti, le luci si accenderanno sulla platea e la cosiddetta quarta parete verrà abbattuta, coinvolgendo il pubblico in un’esperienza che lo porterà ad assumere un ruolo attivo nello sviluppo della vicenda. Gli spettatori non saranno più soltanto osservatori delle confessioni dei protagonisti, ma verranno chiamati a confrontarsi con le loro parole e a vestire simbolicamente i panni dei giudici. Una scelta registica che accentua il carattere ambiguo dell’opera, trasformando il palcoscenico in uno spazio di confronto nel quale diventa sempre più difficile distinguere ciò che è realmente accaduto da ciò che viene raccontato. La prigione descritta da Bufalino assume così una dimensione che supera il luogo fisico della detenzione, diventando una metafora della condizione umana, delle sue contraddizioni e della necessità di costruire storie attraverso le quali attribuire un significato alla propria esistenza.

A trent’anni dalla morte dello scrittore, avvenuta nel 1996, la rappresentazione costituisce anche un’occasione per riscoprire l’eredità letteraria di uno degli autori più significativi del Novecento italiano, capace di coniugare una raffinata ricerca linguistica con una profonda riflessione sui grandi interrogativi dell’esistenza. Con “Le menzogne della notte”, il teatro Vittorio Emanuele propone dunque uno spettacolo che unisce il fascino della grande letteratura alla forza espressiva del linguaggio teatrale, invitando il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra realtà e finzione e sul potere delle parole di costruire, nascondere o trasformare la verità.