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Sud chiama Nord, La Russa apre a De Luca: “Fai parte della squadra”. A Roma prende forma l’Italia dei Territori

Alla convention nazionale il presidente del Senato riconosce l’autonomia politica del leader siciliano. Sindaci e amministratori chiedono una riforma degli enti locali, mentre De Luca propone di trasformare le esperienze di governo dei Comuni in un programma nazionale

ROMA – Il futuro politico di Cateno De Luca, il rapporto con il centrodestra e la volontà di costruire una nuova rappresentanza nazionale partendo dalle amministrazioni locali. Sono questi i temi che hanno segnato la prima giornata della convention “L’Italia dei Territori”, inaugurata martedì 27 ottobre a Roma dalla federazione tra Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia. Un appuntamento di tre giorni che riunisce amministratori, esponenti del Governo e rappresentanti delle istituzioni per discutere di autonomia, riforme e sviluppo dei territori, ma che assume anche un significato politico più ampio alla luce del percorso di avvicinamento tra il movimento fondato da De Luca e la coalizione di centrodestra.

A imprimere una svolta al dibattito è stato l’intervento del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha rivolto parole di apprezzamento al leader di Sud chiama Nord, riconoscendone l’autonomia nelle scelte politiche e collocandolo esplicitamente nel perimetro della coalizione. Un passaggio significativo, maturato in una giornata durante la quale il confronto sulle prospettive nazionali si è intrecciato con le richieste dei sindaci di avere maggiori strumenti, risorse e capacità decisionale.

La Russa e il messaggio a De Luca: “Tu fai parte di questa squadra”

“Complimenti, Cateno. Complimenti anche per questo percorso”. Con queste parole Ignazio La Russa ha aperto il proprio intervento, richiamando il rapporto personale e politico costruito negli anni con De Luca, nonostante le differenti posizioni. Il presidente del Senato ha voluto sottolineare soprattutto la libertà della decisione politica del leader siciliano. “È una scelta libera. Nessuno l’ha convinto. È una scelta libera, come lui è sempre stato”, ha affermato, respingendo implicitamente l’idea di un percorso imposto o concordato dall’alto. La Russa è intervenuto anche sulle ricostruzioni relative a possibili accordi politici in Sicilia, precisando che il confronto resta aperto e che non esiste un’intesa definita contro altri soggetti politici. Il messaggio più rilevante è arrivato nella parte conclusiva del suo intervento. “Nella casa del centrodestra l’obiettivo è sempre la sintesi, la condivisione”, ha dichiarato, prima di rivolgersi direttamente a De Luca: “Cateno, tu fai parte di questa squadra, grazie”.

Parole che rappresentano un riconoscimento politico importante, pur senza configurare automaticamente un accordo elettorale o una definizione degli equilibri all’interno della coalizione. Nel suo intervento La Russa ha affrontato anche sicurezza, immigrazione, crisi energetica, guerra in Ucraina e prospettive della politica nazionale, richiamando la necessità di trovare punti di equilibrio tra sensibilità differenti.

La federazione tra Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia

La convention romana segna una nuova fase del progetto politico costruito attorno all’esperienza degli amministratori locali. A inaugurare i lavori è stato Ernesto Magorno, presidente di Sindaci d’Italia, che ha spiegato le ragioni della federazione con Sud chiama Nord. Secondo Magorno, le due formazioni condividono una matrice politica e culturale fondata sull’autonomia dei territori, sulla centralità dei Comuni e sulla tradizione del municipalismo italiano. “Non è un’operazione di palazzo”, ha precisato, sottolineando come il progetto nasca dall’incontro tra amministratori provenienti da esperienze differenti, accomunati dalla volontà di restituire un ruolo centrale alle comunità locali.

Il riferimento ideale è quello di don Luigi Sturzo, richiamato come interprete di una visione politica nella quale l’autonomia comunale rappresenta uno dei fondamenti della partecipazione democratica. La nascita di Sindaci d’Italia, avvenuta il 4 ottobre ad Assisi, e il suo incontro con Sud chiama Nord costituiscono dunque le tappe di un percorso che punta a superare la dimensione regionale per costruire una proposta politica nazionale.

Pichetto Fratin: il contributo dei territori al centrodestra

Tra gli interventi della mattinata anche quello del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervistato dal giornalista Luca Moriconi. Il ministro ha affrontato alcuni dei principali dossier energetici nazionali: il costo dell’energia, il nucleare di nuova generazione, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il ruolo strategico del Mezzogiorno nei nuovi collegamenti infrastrutturali ed energetici.

Sul piano politico, Pichetto Fratin ha espresso apprezzamento per il percorso intrapreso da Sud chiama Nord, riconoscendo al movimento la possibilità di offrire alla coalizione di centrodestra “un contributo di realismo notevole”. Un giudizio che valorizza la componente amministrativa del progetto, costruito attorno all’esperienza di chi governa quotidianamente i Comuni e si confronta con problemi finanziari, organizzativi e sociali.

De Luca ripercorre vent’anni di amministrazione: dai bilanci alla gestione dei servizi

Uno degli interventi centrali della giornata è stato quello di Cateno De Luca, che ha ripercorso le proprie esperienze amministrative a Fiumedinisi, Santa Teresa di Riva, Messina, nella Città Metropolitana e a Taormina.

Un racconto attraverso il quale il leader di Sud chiama Nord ha cercato di individuare un metodo amministrativo da trasformare in proposta politica nazionale.

“Questi tre giorni possano consentire una sintesi e anche una comune strategia tra Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia. Io ho il ruolo di facilitare questa sintesi. Faccio il facilitatore”, ha spiegato.

De Luca ha ricordato le origini del proprio percorso politico, dalla fondazione di Sicilia Vera nel marzo 2007 alla nascita di Sud chiama Nord nel maggio 2022, fino all’attuale progetto di federazione.

Il primo punto della sua riflessione riguarda la gestione finanziaria degli enti locali. Per De Luca, conoscere i bilanci comunali significa comprendere non soltanto lo stato dei conti, ma anche la reale capacità di un’amministrazione di trasformare gli indirizzi politici in interventi concreti. “La prima cosa che ho sempre fatto entrando in un palazzo municipale è farmi portare il bilancio. Perché nel bilancio c’è tutto”, ha ricordato.

Da qui la necessità di rafforzare la riscossione delle entrate, individuare i contribuenti non censiti, contrastare l’evasione tributaria e riorganizzare gli uffici comunali, superando quella che De Luca considera una frequente contrapposizione tra responsabilità politica e struttura burocratica.

Da Fiumedinisi a Messina, le esperienze che diventano proposte nazionali

Tra gli esempi illustrati da De Luca figura il piano strategico “Vivi Fiumedinisi”, avviato nel 2004 nell’ambito dei Contratti di Quartiere. Secondo quanto riferito dal leader di Sud chiama Nord, quell’esperienza avrebbe consentito di attivare investimenti pubblici e privati per circa 80 milioni di euro. Il modello proposto prevede una programmazione territoriale integrata, capace di coordinare opere pubbliche, investimenti privati, sviluppo urbanistico e nuove opportunità occupazionali attraverso procedure amministrative più semplici.

De Luca ha quindi ricordato il periodo alla guida di Santa Teresa di Riva, soffermandosi sulle iniziative adottate per rispettare i vincoli del patto di stabilità e recuperare le morosità relative al servizio idrico. Un passaggio particolarmente ampio è stato dedicato a Messina, città nella quale De Luca è stato eletto sindaco nel 2018 senza ottenere inizialmente una rappresentanza consiliare nelle liste a proprio sostegno.

Ha ripercorso il piano “Salva Messina”, il percorso di riequilibrio finanziario, la riorganizzazione delle società partecipate e gli interventi avviati per affrontare una situazione debitoria quantificata in circa 555 milioni di euro. Nel suo racconto, De Luca ha rivendicato la continuità politica e amministrativa del progetto civico, confermato dalle successive affermazioni elettorali di Federico Basile nel 2022 e nel 2026. Ha inoltre richiamato la collaborazione istituzionale con Laura Castelli, allora viceministro dell’Economia, durante il confronto sulle risorse destinate alle ex Province siciliane, presentandola come esempio di dialogo capace di superare le appartenenze partitiche.

Taormina, dagli incassi del Teatro Antico alla riforma del dissesto

Nella parte conclusiva del proprio intervento, De Luca si è concentrato sull’esperienza amministrativa di Taormina. Tra i provvedimenti richiamati figurano il contrasto all’evasione tributaria, la revoca di centinaia di pass gratuiti per i parcheggi, la riorganizzazione della raccolta dei rifiuti e le iniziative per il risanamento finanziario. Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra i Comuni e i grandi attrattori culturali.

De Luca ha ricordato la norma regionale che riconosce al Comune di Taormina una quota degli introiti della bigliettazione del Teatro Antico, destinata a sostenere i servizi cittadini connessi alla presenza del sito archeologico, dalla pulizia alla sicurezza, fino alla mobilità e al decoro urbano. “Questa è una delle cose che proporremo a livello nazionale”, ha annunciato, prospettando l’estensione del modello ad altri Comuni italiani che ospitano importanti siti culturali e archeologici.

Un’altra proposta riguarda la revisione della normativa sul dissesto finanziario degli enti locali. L’obiettivo è consentire ai Comuni che riescono a risanare anticipatamente i propri conti di uscire più rapidamente dalle limitazioni previste dalla legge. De Luca ha infine rivendicato il proprio stile amministrativo, caratterizzato da interventi diretti e iniziative pubbliche spesso controverse. “Le sceriffate fine a se stesse non servono. Quello che conta alla fine sono i risultati”, ha dichiarato.

I sindaci chiedono una riforma: personale, risorse e maggiore autonomia

Accanto alle prospettive politiche nazionali, la convention ha dedicato ampio spazio alle difficoltà quotidiane degli amministratori locali. Paolo Amenta, presidente di Anci Sicilia, ha sollecitato una revisione del rapporto tra Stato ed enti territoriali, denunciando la distanza tra chi approva le norme e chi deve applicarle concretamente. “Bisogna capovolgere la piramide”, ha affermato, richiamando la necessità di garantire ai Comuni risorse e personale adeguati alle responsabilità sempre più numerose. Tra le criticità indicate figurano la carenza di dipendenti specializzati, i vincoli normativi, la sicurezza urbana, la transizione digitale ed ecologica, la mobilità sostenibile e i servizi sociosanitari.

Amenta ha proposto anche la costruzione di una “lobby dei territori”, intesa come strumento di rappresentanza capace di incidere sulle decisioni legislative nazionali. Giovanni Pino, sindaco di San Filippo del Mela, ha posto l’accento sul valore delle competenze maturate direttamente nell’amministrazione comunale, ricordando il proprio impegno nella raccolta differenziata e nel contrasto agli allacci abusivi alla rete idrica. Mario Russo, sindaco di Scalea, ha richiamato la necessità di accompagnare le responsabilità dei primi cittadini con strumenti adeguati, sottolineando il ruolo delle comunità nello sviluppo turistico ed economico e nell’azione di contrasto allo spopolamento.

Marisa Galati, già assessore del Comune di Monterosso, ha ripreso il pensiero di don Luigi Sturzo, soffermandosi sull’autonomia comunale, sulla tutela degli amministratori e su una prospettiva politica europeista e riformista, attenta alle infrastrutture, ai diritti e alla partecipazione femminile. Angelo Alessandri, vicepresidente di Sindaci d’Italia, ha invece sostenuto la necessità di invertire il tradizionale rapporto tra politica nazionale e amministrazioni locali, affinché siano le comunità a contribuire direttamente alla definizione delle priorità politiche.

Il confronto prosegue tra riforme e nuovi equilibri politici

Nel corso della giornata è intervenuto anche il deputato Francesco Gallo, che ha ripercorso l’esperienza parlamentare di Sud chiama Nord e le difficoltà affrontate dal movimento nella costruzione della propria rappresentanza. “Noi siamo ancora qua”, ha dichiarato, ribadendo la volontà di estendere a livello nazionale l’esperienza politica nata a Messina.

Il programma della convention prevede ulteriori confronti dedicati agli enti locali, con la partecipazione annunciata, tra gli altri, di Luigi Marattin, Ettore Rosato, Domenico Carbone, Marco Di Stefano e del sindaco di Messina Federico Basile. La moderazione del confronto è affidata ad Antonio Rapisarda, direttore del Secolo d’Italia.

Tra le presenze istituzionali annunciate figurano anche i ministri Matteo Piantedosi, Francesco Lollobrigida e Guido Crosetto, oltre a un intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La sfida politica della tre giorni romana è dunque duplice. Da una parte, costruire una piattaforma programmatica nazionale che affronti concretamente le criticità degli enti locali, dalla finanza comunale alla semplificazione amministrativa. Dall’altra, definire il ruolo che la federazione tra Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia potrà assumere nel quadro politico italiano e, in particolare, nei rapporti con il centrodestra.

Le parole di Ignazio La Russa rappresentano un segnale di apertura, ma saranno i successivi passaggi politici a chiarire la portata effettiva del nuovo percorso. Intanto, dalla convention di Roma emerge la volontà di trasformare le esperienze maturate nei municipi in un progetto politico capace di superare i confini regionali.