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Rifiuti e tensioni a Messina, la Lega alza il muro sull’impianto di Mili Marina

Germanà annuncia la mobilitazione totale contro l’impianto di frazionamento dell’umido: “Una bomba ecologica imposta con forzature, a rischio salute pubblica, fondi Pnrr e conti del Comune”

MESSINA – La battaglia sull’impianto di frazionamento dell’umido previsto a Mili Marina entra in una fase decisiva e sempre più aspra. A infiammare il confronto è l’annuncio di una “mobilitazione totale” della Lega contro quello che viene definito senza mezzi termini “uno scempio ambientale e amministrativo”. Al centro delle accuse, l’avvio delle procedure espropriative da parte della SRR e del Comune di Messina, notificate nei giorni scorsi a diversi cittadini proprietari delle aree interessate.

Secondo Nino Germanà, senatore della Lega e segretario regionale del partito, si tratterebbe di una scelta gravissima, assunta mentre è ancora pendente il giudizio del Tar di Palermo sul ricorso presentato dal Comitato “Amo il Mio Paese”. “Una forzatura inaccettabile – afferma – che calpesta il lavoro della magistratura e ignora la salute dei residenti. Sarebbe stato doveroso e prudente attendere il verdetto dei giudici amministrativi”.

Un progetto contestato nel merito e nel metodo

Nel mirino della Lega non c’è soltanto il timing delle decisioni, ma l’intero impianto del progetto. Germanà parla di una “vera e propria bomba ecologica”, destinata a sorgere in un’area già fortemente compromessa dalla presenza di un depuratore che, secondo quanto denunciato, presenterebbe gravi criticità ed elementi di irregolarità. A preoccupare sono soprattutto le distanze: l’impianto, sostiene il senatore, sorgerebbe a meno di trenta metri dal Palazzetto dello Sport e a ridosso dei centri abitati, in violazione delle normative vigenti.

Una scelta che, sempre secondo la Lega, esporrebbe l’amministrazione comunale a un elevato rischio di danno erariale. “È stato contrattualizzato un raggruppamento di imprese e avviata la progettazione esecutiva prima ancora di ottenere il via libera del Tar e senza aver acquisito tutti i pareri positivi previsti per legge – sottolinea Germanà –. Se il ricorso verrà accolto, come tutto lascia presagire vista l’illegittimità dell’iter, l’impresa potrà pretendere indennizzi a spese dei contribuenti”.

Il nodo Tar e i fondi Pnrr

L’udienza del Tar di Palermo del 4 dicembre scorso si è conclusa con la riserva di decisione da parte dei giudici. Una fase di attesa che, secondo la Lega, l’amministrazione guidata dal sindaco Federico Basile e ispirata dall’ex sindaco Cateno De Luca avrebbe invece scelto di forzare, accelerando sul fronte espropriativo.

Una mossa che potrebbe avere conseguenze anche sul fronte dei finanziamenti europei. Germanà avverte che il progetto rischia di compromettere definitivamente le risorse del Pnrr, che potrebbero invece essere riconvertite individuando un sito alternativo e idoneo. “Ci sarebbe ancora il tempo per farlo – sostiene – ma l’arroganza politica di questa amministrazione preferisce lo scontro istituzionale e sociale”.

Espropri e nuovi ricorsi, lo scontro si allarga

C’è poi un aspetto giuridico che, secondo il senatore leghista, l’amministrazione comunale starebbe sottovalutando. La notifica dell’avvio delle procedure espropriative, infatti, riaprirebbe i termini per nuove impugnazioni. “Anche qualora il Tar dovesse accogliere eccezioni preliminari di inammissibilità sul primo ricorso – osserva Germanà – ora i termini risultano pienamente riaperti proprio a causa di questi atti”.

In questo quadro si inserisce anche un esposto penale già depositato, sul quale la Lega promette di tenere alta l’attenzione, sollecitando l’intervento di tutte le autorità competenti.

La mobilitazione politica annunciata

La presa di posizione si traduce in un annuncio netto: “Una mobilitazione totale dei nostri parlamentari nazionali e regionali per impedire l’avvio dei lavori”. L’obiettivo dichiarato è fermare l’iter prima che produca effetti irreversibili. Se le procedure dovessero andare avanti, la Lega è pronta a chiedere il sequestro dell’area per evitare danni ambientali e sanitari.

Il messaggio finale è diretto ai vertici dell’amministrazione cittadina. “De Luca e i suoi si fermino finché sono in tempo – conclude Germanà –. Non permetteremo che questo scempio venga calato sulla testa dei messinesi. Il sindaco Basile dimostri di avere davvero a cuore la salute dei cittadini e non si limiti a fare lo yes man”.

La partita su Mili Marina, ormai, non è più soltanto tecnica o amministrativa: è diventata uno dei fronti politici più caldi del dibattito messinese, con ricadute che potrebbero estendersi ben oltre i confini della città.