S. ALESSIO SICULO – La Chiesa di S. Alessio Siculo compie un passo significativo nel solco della memoria e della fede, avviando ufficialmente la Causa di beatificazione e canonizzazione di don Antonio Musumeci, sacerdote diocesano e parroco del centro jonico, ucciso in odio alla fede dai militari nazisti il 14 agosto 1943. Un percorso atteso da tempo, che restituisce centralità a una figura profondamente legata alla storia del territorio e al dramma della seconda guerra mondiale in Sicilia.
La Prima Sessione dell’Inchiesta diocesana si terrà nella chiesa parrocchiale di S. Alessio Siculo alle ore 18 e sarà presieduta dall’arcivescovo Giovanni Accolla. Con questo atto formale e solenne prende avvio l’iter previsto dalla Chiesa per accertare la vita, il martirio e la fama di martirio del Servo di Dio, secondo le norme stabilite per le cause dei santi.
Il cammino che ha portato all’apertura della Causa
L’avvio dell’Inchiesta diocesana è il risultato di un iter lungo e condiviso. La richiesta di apertura della Causa è stata presentata dall’Associazione nazionale combattenti e reduci – sezione di S. Alessio – ed è stata accompagnata da una raccolta di firme che ha testimoniato una devozione popolare mai venuta meno. Successivamente sono arrivati il consenso del Consiglio presbiterale, il parere favorevole della Conferenza episcopale siciliana espresso il 24 febbraio 2025 e, infine, il Nihil obstat del Dicastero delle cause dei Santi, concesso il 1° settembre 2025. Passaggi che hanno consentito all’arcivescovo di avviare ufficialmente la Causa.
La Prima Sessione e gli atti formali
La celebrazione si aprirà con un momento di preghiera e l’invocazione dello Spirito Santo, seguito dall’introduzione del Postulatore della Causa. Da lì avrà inizio la Prima Sessione dell’Inchiesta diocesana, durante la quale saranno nominati e insediati il Tribunale ecclesiastico e la Commissione dei periti storici. È previsto inoltre il giuramento di tutti gli officiali coinvolti, chiamati a garantire il corretto svolgimento dell’indagine e la rigorosa raccolta di testimonianze e documenti.
Il sacerdote e la scelta fino al sacrificio
Don Antonio Musumeci era giunto a S. Alessio Siculo il 10 gennaio 1932, iniziando un ministero pastorale che si sarebbe intrecciato con una delle fasi più drammatiche della storia locale e nazionale. Come ricordato nell’Editto con cui l’arcivescovo ha comunicato all’arcidiocesi l’intenzione di aprire la Causa, la mattina del 14 agosto 1943 il parroco “dà la prova più alta del suo ministero” difendendo alcuni fedeli aggrediti dai militari nazisti durante la loro ritirata. In quell’occasione fu prima ferito da una granata lanciata per fare irruzione nella casa canonica e poi ucciso con due colpi di pistola alla testa.
Una testimonianza che parla al presente
A distanza di oltre ottant’anni, la figura di don Antonio Musumeci continua a rappresentare un punto di riferimento per la comunità di S. Alessio Siculo e per la Chiesa siciliana. La sua morte non viene riletta solo come una tragedia della guerra, ma come un gesto estremo di fedeltà al Vangelo e di difesa dei più deboli. L’apertura della Causa di beatificazione segna l’inizio di un cammino che mira a riconoscere ufficialmente quel sacrificio come autentico martirio, restituendo alla storia e alla fede una testimonianza che conserva intatta la sua forza anche nel presente.






