MESSINA – Aveva ottenuto la detenzione domiciliare presentando documentazione risultata falsa, ma le verifiche dei Carabinieri hanno fatto emergere la reale portata della vicenda. Si è conclusa così la vicenda giudiziaria di un 70enne messinese, già noto alle Forze dell’ordine per reati di particolare gravità, tra cui associazione di tipo mafioso, omicidio, rapina, estorsione ed evasione, nei cui confronti i carabinieri della compagnia di Messina Sud hanno eseguito, nei giorni scorsi, un’ordinanza di aggravamento della misura cautelare, disponendo la traduzione in carcere.
Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Messina al termine di una serie di approfondimenti condotti dai militari della Stazione di Bordonaro, che nel dicembre scorso avevano rilevato come l’uomo, nonostante il pesante curriculum giudiziario, fosse stato scarcerato e sottoposto alla detenzione domiciliare. Un elemento che ha spinto i militari ad avviare ulteriori accertamenti, concentrati in particolare sulla documentazione presa in esame per la concessione della misura. Tra gli atti valutati dal giudice figurava infatti una certificazione medica che attestava la presenza dell’uomo presso una struttura sanitaria, utilizzata in precedenza per giustificare un episodio dell’aprile 2025 per cui l’uomo era stato deferito per “evasione”.
Le successive indagini hanno però consentito di fare piena luce sulla reale natura di quell’attestazione, dimostrando la mancata veridicità del documento. Il dirigente medico indicato come firmatario ha formalmente disconosciuto la sottoscrizione, precisando inoltre di non essere presente nella struttura sanitaria nel giorno cui faceva riferimento la certificazione. Alla luce di questa ricostruzione, il tribunale di sorveglianza ha ritenuto la condotta particolarmente grave e del tutto incompatibile con il regime di detenzione domiciliare precedentemente concesso, disponendo quindi l’aggravamento della misura e il ritorno in carcere.






