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Volontari a dura prova dopo il ciclone Harry: il Messinese tra emergenza, paura e ricostruzione

Emergenza ancora aperta nel Messinese, timori sul futuro e ricostruzione: il Cesv Messina annuncia azioni di sostegno concreto con il supporto delle reti nazionali

“Noi volontari messi a dura prova dal ciclone Harry”. È una frase che racchiude il senso di giorni difficili, vissuti sul campo, tra fango, acqua e paura. Un’espressione che diventa racconto collettivo nelle parole di chi, nel Messinese, ha affrontato l’emergenza senza esitazioni, mettendo competenze, tempo ed energie al servizio delle comunità colpite.

Di fronte a una calamità di portata eccezionale, il mondo del volontariato ha risposto in modo compatto. “Associazioni e volontari si sono resi disponibili e hanno dato un aiuto fondamentale e il volontariato di protezione civile ha risposto appieno nell’ambito delle azioni coordinate dai CoC, dalla Prefettura e dal Dipartimento regionale di protezione civile”. A ricordarlo è Santi Mondello, presidente del Centro servizi per il volontariato di Messina, che sottolinea come l’intero sistema abbia reagito con prontezza e senso di responsabilità.

Il Cesv Messina, spiega Mondello, non ha fatto mancare il proprio sostegno: “Come Cesv abbiamo manifestato la nostra vicinanza ai volontari e alle associazioni”. Ma l’impegno non si fermerà alla gestione dell’urgenza. “Una volta superata la fase emergenziale, auspicando un rapido ripristino di condizioni di vivibilità per cittadini e imprese, anche come Cesv ci ripromettiamo di mettere in campo azioni di sensibilizzazione e di sostegno concreto per le zone colpite del territorio, chiamando a supporto le reti nazionali dell’associazionismo e dei Csv”.

Sul campo, oltre le immagini
“Le immagini e i video non danno l’idea. Bisogna esserci stati per capire”. Carmelo Savoca, istruttore di sicurezza del Comitato Croce Rossa Roccalumera – Taormina, sintetizza così la distanza tra ciò che si vede e ciò che si vive durante un’emergenza. Essere presenti ha significato affrontare onde e fango, prestare primi soccorsi, aiutare evacuazioni, distribuire beni di prima necessità e supportare il trasferimento degli sfollati.

Placido Dell’Acqua, presidente del Comitato CRI, ricorda operazioni delicate e irrinunciabili: il controllo sistematico delle abitazioni fronte mare per mettere in salvo persone intrappolate, la verifica degli accessi per individuare percorsi sicuri ai mezzi di soccorso, il lavoro continuo per garantire assistenza. Un impegno che ha avuto anche un forte impatto emotivo.

All’alba, subito dopo il passaggio del ciclone, Tonino Ruggeri, responsabile della Protezione civile della Misericordia di Spadafora, è intervenuto con la sua squadra tra Nizza di Sicilia e Messina, nella zona di Santa Margherita, utilizzando una idrovora carrellata capace di aspirare 3.000 litri d’acqua al minuto. “Pur con 27 anni di esperienza e interventi in tutta Italia – racconta – vedere devastati i ‘miei’ luoghi mi ha colpito nel profondo”.

Il timore che l’emergenza diventi normalità
Tra i volontari, accanto alla stanchezza, si fa strada una preoccupazione che guarda al futuro. “Non vorrei nemmeno dirlo, ma ho paura che calamità di questo genere possano ripetersi”, ammette Dell’Acqua. “Eravamo stati allertati per tempo dal CoC e ci eravamo preparati, ma questo ciclone è stato devastante. Siamo stati messi a dura prova, anche se abbiamo risposto in modo preciso e tempestivo”.

Un timore condiviso da Maria Grazia Mileti, governatrice della Misericordia di Letojanni, che mette in evidenza un nodo cruciale: “Eventi come questo mettono a dura prova energie, mezzi e risorse, chiedendo ai volontari un grande impegno anche sul piano umano ed emotivo”. Il rischio, secondo Mileti, è quello di una emergenza continua, senza adeguati investimenti in prevenzione. “È fondamentale rafforzare la manutenzione del territorio e il sistema di protezione civile, per proteggere davvero le comunità”.

Sulla stessa linea Tonino Ruggeri, per il quale “Harry ci ha dato una lezione pesantissima”. Una lezione che chiama in causa la pianificazione urbanistica e il rapporto con il territorio. “La sicurezza delle persone e dei beni deve essere sempre il criterio guida, senza deroghe”.

Economia ferita e volontariato sotto pressione
A preoccupare non è solo il presente, ma anche ciò che verrà. “Forse questa è la paura più grave”, osserva Carmelina Micalizzi, presidente della Fratres di Letojanni. “C’è una incertezza profonda per chi ha perso la propria fonte di sostentamento. Questo è un territorio che vive di turismo e i danni all’economia sono enormi”. Micalizzi ricorda l’impegno spontaneo di intere famiglie, giovani e meno giovani, che hanno spalato fango e liberato strade, ma sottolinea l’angoscia per i giorni a venire.

Il volontariato locale, come evidenzia Mileti, resta una colonna portante nelle emergenze, capace di lavorare in sinergia con Comuni, servizi sociali e altre organizzazioni. È ancora operativo e in stato di allerta, pronto a intervenire e a contribuire anche nella fase della ricostruzione. Fondamentale è stato l’apporto delle associazioni di protezione civile, tra cui la Delegazione di Letojanni dei Rangers International OdV, che ha garantito una presenza continuativa h24 durante tutta la fase emergenziale, come sottolineato dal presidente nazionale Emanuele Barberi.

All’orizzonte, però, si affaccia un’ulteriore incognita. “Temo che il volontariato locale faccia sempre più fatica a coinvolgere i giovani”, conclude Micalizzi. “Con meno lavoro sul territorio e maggiori difficoltà economiche, lo spazio per l’impegno volontario rischia di ridursi. Finora il volontariato ha retto, ma il futuro è molto incerto”. Una riflessione che si intreccia con le ferite lasciate dal ciclone Harry e con la necessità, sempre più urgente, di pensare al domani.