SiciliaSpettacoli
LA STORIA

Cento panini per l’esercito, da Furci un gesto di gratitudine che racconta una comunità unita dopo il ciclone Harry

Sul lungomare colpito dalla mareggiata, l’iniziativa di Francesco Finocchio diventa il simbolo di una solidarietà diffusa che coinvolge cittadini, istituzioni e volontari impegnati nell’emergenza

FURCI SICULO – In un lungomare ancora segnato dalla sabbia e dai detriti lasciati dalla mareggiata, anche i gesti più semplici assumono un valore che va oltre l’immediatezza. Nel pomeriggio, Francesco Finocchio, titolare di uno street food, ha voluto ringraziare concretamente i soldati dell’esercito impegnati negli interventi lungo la litoranea, donando una busta con circa un centinaio di panini, panozzi al forno con salsiccia e lattuga. Un’iniziativa spontanea, nata senza clamore, che ha racchiuso il sentimento di gratitudine di un’intera comunità verso chi sta lavorando sul campo per affrontare le conseguenze del ciclone Harry.

Accanto a Finocchio erano presenti il sindaco Matteo Francilia e gli assessori Giovanni Catania e Salvuccio Pino, a testimoniare una vicinanza istituzionale che in queste ore difficili si traduce soprattutto in presenza e sostegno concreto. “È il minimo che si possa fare – ha spiegato Finocchio – in una situazione delicata che ha colpito la nostra come altre comunità. Ognuno sta facendo la sua parte”. Parole che restituiscono il clima che si respira in paese: quello di una solidarietà diffusa, fatta di piccoli contributi che insieme costruiscono una risposta collettiva.

Il valore dei piccoli gesti nell’emergenza

Quella busta di panini consegnata sul lungomare diventa così un simbolo. Non solo di riconoscenza verso l’esercito, ma di un modo di reagire che coinvolge tutti, senza distinzione di ruoli. A Furci Siculo, come in altri centri della riviera jonica, l’emergenza ha fatto emergere un tessuto sociale compatto, capace di trasformare la difficoltà in occasione di vicinanza e collaborazione.

È in questo quadro che si inserisce l’impegno quotidiano di commercianti, cittadini e amministratori locali, uniti dalla consapevolezza che la ricostruzione non passa soltanto dagli interventi strutturali, ma anche dal prendersi cura delle persone. Un’attenzione che si manifesta nei gesti più semplici, ma anche nella capacità di coordinarsi e di non lasciare indietro nessuno.

Gli angeli della sabbia, la risposta dal basso della riviera

Sul fronte operativo, accanto all’intervento delle forze dello Stato, si è sviluppata una mobilitazione senza precedenti di giovani volontari. Sono i cosiddetti “angeli della sabbia”, circa un migliaio di ragazze e ragazzi, in gran parte giovanissimi e tutti del territorio, che da Giardini Naxos a Scaletta Zanclea hanno risposto all’emergenza scendendo in strada per ripulire i comuni devastati dalla mareggiata.

Un tam tam rapido, nato quasi spontaneamente, li ha messi in contatto nel giro di poche ore con un messaggio chiaro: c’è bisogno di aiuto. Armati di pale, badili, ramazze, carriole, secchi e di qualsiasi strumento utile, hanno invaso i lungomari resi irriconoscibili dalla sabbia, lavorando senza sosta per liberare abitazioni, garage, scantinati, autorimesse, esercizi commerciali e spazi pubblici.

Fatica, sorrisi e un senso nuovo di appartenenza

In molti casi si sono trovati davanti a locali con l’acqua fino al soffitto, arredi da buttare, strati di sabbia alti anche più di un metro. Nonostante questo, non si sono tirati indietro, continuando a lavorare fino a ripulire l’ultimo granello. Per molti era la prima esperienza di questo tipo, ma la fatica è passata in secondo piano davanti al sorriso di un’anziana che ha potuto rivedere libera la propria cantina o al ringraziamento di un commerciante che ha ritrovato il suo spazio di lavoro.

Tra un panino mangiato al volo e un trancio di pizza condiviso, dove prima c’erano solo distruzione e silenzio è tornata lentamente la luce. Un’esperienza che segnerà questi giovani, rafforzando il loro senso di solidarietà e la consapevolezza di appartenere a comunità con un destino comune.

Una lezione che va oltre l’emergenza

A sessant’anni dall’alluvione di Firenze del 1966, che consegnò alla storia gli “angeli del fango”, la riviera jonica riscopre oggi i suoi angeli della sabbia. Giovani che, lontano dagli stereotipi, dimostrano di essere molto più delle immagini che scorrono sui social. Insieme ai piccoli gesti quotidiani, come quella busta di panini sul lungomare di Furci Siculo, raccontano una storia di resilienza e di orgoglio che va oltre l’emergenza e guarda già al futuro.