ROMA – La distanza tra Roma e la Sicilia, quando si parla di emergenze e risorse, sembra allungarsi ancora di più dopo l’ultimo Consiglio dei Ministri. A sostenerlo è la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino, che non usa mezzi termini nel commentare le misure adottate dal Governo nazionale per fronteggiare i danni provocati dal ciclone Harry. Secondo la parlamentare, la risposta dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni rappresenta “uno schiaffo alla Sicilia”, soprattutto se messa a confronto con lo sforzo economico già compiuto dalla Regione.
Il confronto tra Regione e Governo nazionale
Musolino richiama i numeri per spiegare le ragioni della sua denuncia. Da un lato, il presidente della Regione Renato Schifani ha già stanziato 70 milioni di euro di fondi regionali per le prime urgenze, confidando in un intervento statale di analoga portata. Dall’altro, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che prevede appena 100 milioni di euro complessivi da dividere tra Sicilia, Sardegna e Calabria. Una cifra che, tradotta in termini concreti, significherebbe per la Sicilia poco più di 30 milioni di euro. “Una somma ridicola – ha affermato la senatrice – meno della metà di quanto la stessa Regione ha già messo sul tavolo e lontanissima dalle reali necessità di un territorio duramente colpito”.
Le accuse a Musumeci e il corto circuito nel centrodestra
Nel mirino di Musolino finisce anche il ministro Nello Musumeci, indicato come il simbolo di una scelta politica che non tiene conto delle reali stime dei danni né delle differenze tra le regioni coinvolte. La senatrice sottolinea come proprio chi ha governato la Sicilia per cinque anni avrebbe dovuto conoscere a fondo le fragilità strutturali del territorio e l’urgenza di interventi non solo emergenziali ma anche di prevenzione. Il risultato, secondo Musolino, è un evidente corto circuito all’interno del centrodestra: mentre il Governo regionale chiede aiuto e prova a dare risposte immediate, il Governo nazionale “amico” si limita a uno stanziamento giudicato poco più che simbolico. Una scelta che, conclude la parlamentare di Italia Viva, rischia di lasciare la Sicilia sola ad affrontare una delle emergenze più gravi degli ultimi anni, con risorse non all’altezza della portata del disastro.






