Nel corso della puntata di Taomattina Live, spazio alla narrativa contemporanea con l’intervista a Enrico Scandurra, scrittore e giornalista originario di Letojanni, che ha presentato il suo ultimo romanzo “Quella sfortunata domenica di febbraio”, pubblicato da Castelvecchi Editore. Al centro del dialogo, una storia intensa e disturbante: quella di uno psicologo che, nell’arco di appena ventiquattro ore, vede sgretolarsi ogni certezza fino a precipitare nella follia. Una domenica qualunque, iniziata tra le pagine di Calvino, si trasforma progressivamente in un vortice di rivelazioni sconvolgenti, capace di ribaltare identità, relazioni e memoria. Scandurra ha raccontato come il romanzo esplori il fragile confine tra normalità e disgregazione mentale, tra ironia e tragedia, interrogandosi sulla tenuta psicologica dell’uomo contemporaneo di fronte alla perdita delle proprie coordinate affettive. Attraverso un lungo flashback, il protagonista ricostruisce gli eventi che lo hanno condotto all’internamento e alla morte, in un percorso narrativo che unisce introspezione e tensione drammatica.
La scoperta di un figlio concepito anni prima e la rivelazione di non essere il padre biologico del bambino cresciuto con la moglie diventano detonatori emotivi di un crollo irreversibile, culminato in un gesto estremo. Ambientato in una Monte Parnaso che richiama suggestivamente la terra d’origine dell’autore, il romanzo restituisce un’atmosfera sospesa, dove il paesaggio diventa specchio del tumulto interiore. Nel corso dell’intervista è emersa anche la cifra stilistica di Scandurra, già noto per la sua produzione poetica e per precedenti lavori narrativi, capace di intrecciare profondità psicologica e precisione linguistica. Un’opera che invita il lettore ad interrogarsi sulla fragilità dell’equilibrio umano e sulla sottile linea che separa il controllo dalla perdita di sé.






