MESSINA – Una notte di vento furioso, alberi sradicati, pali divelti, cartelloni abbattuti e blackout in diversi quartieri. Messina si è svegliata con i segni evidenti di una tempesta atlantica che, tra il 12 e il 13 febbraio, ha attraversato l’Europa fino a raggiungere la Sicilia, colpendo con particolare intensità l’area dello Stretto e gran parte della provincia.
Le raffiche hanno superato diffusamente i 100 chilometri orari, con picchi eccezionali nelle zone più esposte. Alla stazione di Puntale Bandiera, nel cuore della notte, è stato registrato un valore medio di 150 chilometri orari, un’intensità paragonabile a un uragano di categoria 2. Numeri che spiegano l’estensione dei danni e la complessità della gestione dell’emergenza.
Le cause: isobare strette e minimo profondo
A ricostruire la dinamica del fenomeno è stato l’esperto meteo del Comune, Daniele Ingemi, che ha illustrato il quadro sinottico alla base della bufera. La tempesta, nata nell’oceano Atlantico, ha attraversato la Francia approfondendosi ulteriormente sul medio Adriatico, dove si è formato un minimo di pressione particolarmente intenso, intorno ai 986 hPa.
La presenza di isobare molto ravvicinate tra Sardegna e Sicilia ha determinato un forte gradiente barico, responsabile dell’accelerazione dei venti fino a intensità di burrasca. Il minimo si è sviluppato sottovento alle Alpi, una configurazione tipica delle tempeste atlantiche che possono intensificarsi rapidamente nel Mediterraneo.
Su Messina ha inciso anche la particolare conformazione del territorio. Il vento, impattando contro i Peloritani, ha rallentato lungo il versante sopravento per poi ridiscendere verso la città con maggiore velocità in un meccanismo noto come “salto idraulico”. Questo effetto ha concentrato le raffiche più violente sull’area urbana e sulle zone collinari, amplificando l’impatto della perturbazione.
Ordinanze e gestione dell’emergenza
Nonostante il bollettino della Protezione civile della Regione Siciliana indicasse un’allerta gialla, il Comune di Messina ha adottato un approccio prudenziale. È stata emanata un’ordinanza che ha disposto la chiusura di scuole, cimiteri, mercati e parchi cittadini. Una scelta legata alle condizioni effettive riscontrate sul territorio e alle difficoltà negli spostamenti, soprattutto lungo le principali arterie e nelle strade di collegamento con le aree collinari e montane.
Provvedimenti analoghi sono stati adottati in diversi comuni della fascia jonica, dove studenti e personale scolastico già arrivati negli istituti hanno dovuto fare rientro a casa.
Il colpo di coda e i prossimi scenari
Il minimo depressionario si sta spostando verso Albania e Grecia, favorendo una graduale attenuazione del vento già dalla tarda mattinata. Più lenta la diminuzione del moto ondoso, con mare ancora agitato e mareggiata significativa sul Tirreno prima di una progressiva scaduta nel pomeriggio.
Resta possibile un “colpo di coda” con temporali localizzati, in particolare nella zona sud della città, dove i terreni già saturi potrebbero determinare criticità di natura idrogeologica.
Lo sguardo si sposta poi al fine settimana. Da sabato sera un nuovo ciclone, più profondo e strutturato anche in quota, si muoverà dalla Francia verso Corsica e Tirreno. Il gradiente barico dovrebbe limitare l’intensità del vento rispetto all’evento appena trascorso, ma cresce l’attenzione per piogge e temporali, soprattutto nella giornata di domenica.
Non si esclude inoltre una nuova burrasca all’inizio della prossima settimana. La cosiddetta “porta atlantica” rimane aperta, segnale di una circolazione ancora dinamica che potrebbe continuare a interessare il Mediterraneo centrale almeno fino a metà settimana. Dopo la furia del vento, Messina resta in osservazione, consapevole della propria esposizione a configurazioni meteorologiche estreme in cui la combinazione tra dinamiche atmosferiche e morfologia locale può fare la differenza.






