SiciliaSpettacoli
cultura & spettacoli

“Romani e Greciani”, a Villa Ragno il nuovo spettacolo del cantastorie Carlo Barbera

Il nuovo spettacolo del cantastorie nizzardo, tra parodia dell’Iliade, satira storica e riflessione civile, nell’ambito del progetto "Teatro tra i libri"

S. TERESA DI RIVA – Il teatro che dialoga con i libri, la memoria storica che si intreccia con l’attualità, l’ironia che si fa strumento di riflessione civile. È questo il perimetro culturale entro cui si colloca “Romani e Greciani”, il nuovo spettacolo del cantastorie Carlo Barbera, in programma venerdì 20 febbraio alle ore 17.30 presso Villa Ragno, a Santa Teresa di Riva. L’appuntamento si inserisce nel consolidato progetto “Teatro tra i libri”, percorso culturale pluriennale promosso dall’associazione La Bottega degli Attori all’interno delle biblioteche di Santa Teresa di Riva e Nizza di Sicilia, con il patrocinio delle rispettive amministrazioni comunali. Un’iniziativa che, negli anni, ha trasformato le biblioteche in presìdi vivi di produzione culturale, spazi dinamici in cui la parola scritta incontra quella recitata e cantata, recuperando la dimensione popolare e comunitaria del racconto.

Lo spettacolo segna e rafforza la collaborazione tra La Bottega degli Attori e il Comune di Santa Teresa di Riva, ma soprattutto consolida il sodalizio con l’associazione Caffè Riva d’Arte, realtà attiva nel tessuto culturale jonico che ha più volte ospitato il cantastorie nizzardo, offrendo spazio tanto alle sue esibizioni quanto ai debutti dei suoi lavori. “Romani e Greciani” si presenta come un’opera strutturata su un doppio registro, da un lato l’improvvisazione, cifra distintiva della tradizione dei cantastorie siciliani dall’altro una parte cantata e recitata, costruita con una drammaturgia più definita. Due modalità espressive che si traducono anche in una suddivisione in due atti, distinti ma idealmente connessi da un filo rosso tematico.

Il primo atto, “U cavaddu di Troia”, propone una parodia dell’Iliade, riletta con taglio brillante e dissacrante. L’epica omerica viene filtrata attraverso la lente della comicità popolare, che ne smonta i meccanismi eroici per restituire una narrazione più umana e vicina al sentire contemporaneo. La mitologia diventa così materia viva, terreno fertile per un gioco teatrale che alterna ironia e rimandi colti, in un dialogo continuo tra alto e basso, tradizione classica e cultura popolare. Il secondo atto, “Rufus (storia d’u surdatu romanu catanisi)”, si muove invece sul crinale della satira storica. L’idea narrativa prende spunto da una suggestione, la possibile presenza dell’esercito di Pompeo nella Valle d’Agrò alla vigilia della decisiva battaglia di Farsalo contro Giulio Cesare. Da questa intuizione prende forma una vicenda che intreccia immaginazione e memoria, ambientazione locale e grande storia romana, affidando a un soldato, Rufus, il compito di incarnare dubbi, paure e contraddizioni di chi si trova travolto dagli eventi bellici.

Attraverso il filtro della comicità, Barbera affronta temi di stringente attualità. La guerra, in particolare, diventa oggetto di una riflessione che supera la dimensione storica per interrogare il presente. Il cantastorie suggerisce, con leggerezza solo apparente, che le ragioni ufficiali dei conflitti spesso celano motivazioni più profonde e meno dichiarate. È in questo scarto tra narrazione pubblica e verità sottesa che si colloca la forza critica dello spettacolo. L’opera si configura così non soltanto come un momento di intrattenimento, ma come un’occasione di teatro civile, in cui la tradizione del cunto e della ballata popolare si rinnova, dimostrando la propria capacità di parlare al nostro tempo.

La scelta di ambientare il debutto in uno spazio culturale come Villa Ragno, nel solco di “Teatro tra i libri”, ribadisce la volontà di costruire comunità attraverso l’arte e la parola. L’appuntamento è fissato per venerdì 20 febbraio, alle 17.30 a Santa Teresa di Riva. Un invito a lasciarsi guidare, tra Romani e Greci, in un viaggio teatrale che dalla classicità approda alle inquietudini del presente.