Il teatro come ricerca, linguaggio e visione del mondo. Ospite della trasmissione Taomattina Live, condotta da Carmelo Caspanello, il drammaturgo, regista e autore Tino Caspanello ha raccontato il suo percorso artistico e umano, tra radici siciliane e una dimensione ormai pienamente internazionale. Originario di Pagliara, Caspanello è oggi una delle voci più autorevoli del teatro contemporaneo italiano, autore tradotto in numerose lingue e rappresentato in Europa, negli Stati Uniti e in Asia. Un percorso iniziato dalla scenografia, con la formazione all’Accademia di Belle Arti di Perugia e proseguito con l’esperienza da assistente alla regia di Arnoldo Foà, che ha contribuito a definire il suo sguardo sulla scena. Nel 1993 la fondazione della Compagnia Pubblico Incanto, punto di partenza di una ricerca artistica che negli anni si è consolidata attraverso una drammaturgia essenziale, capace di lavorare per sottrazione, dove parola e silenzio diventano elementi strutturali del racconto.
Tra le opere più significative spicca “Mari”, tra i testi italiani più rappresentati all’estero, tradotto in diverse lingue e portato in scena in contesti internazionali, fino al Festival di Avignone e alle produzioni in Asia. Un lavoro che, come altri testi dell’autore, riesce a parlare a pubblici diversi, mantenendo una forte identità ma al tempo stesso una dimensione universale. Nel corso dell’intervista, Caspanello ha riflettuto anche sul ruolo del teatro nel raccontare il presente, sottolineando come la scena possa diventare uno spazio di lettura delle tensioni sociali, come accade in opere come “Malastrada” o “Quadri di una rivoluzione”, capaci di attraversare culture e contesti differenti.
Accanto all’attività artistica, centrale è il lavoro nella formazione, oggi portato avanti come docente di drammaturgia alla Scuola Tiresia di Catania e nelle scuole del territorio. “Il teatro è anche trasmissione – emerge dal suo intervento – un luogo in cui i giovani possono costruire uno sguardo critico e consapevole”. Un intervento che ha restituito il profilo di un autore che continua a interrogarsi sul senso del teatro oggi, tra memoria, linguaggio e contemporaneità, mantenendo vivo il dialogo tra territorio e mondo.






