Fondazione Taormina Arte Sicilia
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Musica

Alex Warren torna alle sue radici: “Wildchild” è il disco dedicato ai genitori scomparsi

Warren ha raccontato di essere tornato ai video registrati dal padre prima della morte, cercandovi parole e ricordi che potessero accompagnarlo nella scrittura.

Dopo Ordinary, replicare gli stessi numeri sarebbe stata probabilmente la strada più scontata. Alex Warren ha scelto invece di cambiare prospettiva. Il cantautore americano torna con Wildchild, il suo secondo album, e affida al nuovo singolo Emerald Eyes, pubblicato il 28 agosto, il compito di mostrarne uno dei lati più immediati. Alla chitarra c’è Nile Rodgers, mentre un altro nome di primo piano, John Mayer, compare nel finale del disco.

Dietro Wildchild, però, c’è soprattutto una storia familiare. Il titolo riprende il soprannome che il padre di Warren gli aveva dato da bambino, quando era solito arrampicarsi, saltare e mettersi continuamente alla prova. Un ricordo che, anni dopo la scomparsa dei genitori, è diventato il punto di partenza per raccontare il presente dell’artista. “Nel primo album avete imparato a conoscere chi ero. Questo album vi insegna chi erano i miei genitori e chi sono io adesso”, ha spiegato Warren.

“Emerald Eyes” e l’incontro con Nile Rodgers

È Emerald Eyes a rappresentare il versante più leggero del nuovo lavoro. Nile Rodgers interviene alla chitarra, portando nel brano la sua riconoscibile impronta funk, all’interno di una produzione pop costruita su pianoforte, basso e una ritmica incalzante. Warren la considera una canzone d’amore, ma con un obiettivo preciso: far ballare. Il riferimento dichiarato è al sound dei club dei primi anni Duemila, riletto attraverso una produzione contemporanea.

Il singolo è accompagnato dal video ufficiale e arriva mentre Wildchild segna il ritorno discografico dell’artista dopo l’exploit che ne ha cambiato la carriera.

Dopo “Ordinary”, la scelta di non inseguire un altro “Ordinary”

Il confronto è inevitabile. Ordinary ha portato Warren ai vertici delle classifiche internazionali, raggiungendo il numero uno della Billboard Hot 100 e trasformandolo in uno dei nomi emergenti più riconoscibili del pop statunitense.

Proprio quel risultato, racconta il cantante, gli avrebbe tolto anziché aggiunto pressione. La consapevolezza che ripetere un fenomeno di quelle dimensioni sarebbe stato difficile gli ha permesso di affrontare il secondo album con maggiore libertà.

Wildchild, scritto tra il 2025 e il 2026 e sviluppato tra Nashville e Los Angeles, nasce così senza l’intenzione dichiarata di riprodurre la formula del singolo che lo ha portato al successo.

La voce del padre e la chitarra di John Mayer

La dimensione più personale emerge nella title track che chiude il progetto. Warren ha raccontato di essere tornato ai video registrati dal padre prima della morte, cercandovi parole e ricordi che potessero accompagnarlo nella scrittura.

Uno di quei frammenti è entrato direttamente nella canzone: poco prima del finale si sente la voce del padre chiedergli “Are you having fun, Alex?”. Subito dopo arriva l’assolo di John Mayer. Anche questa scelta ha un significato preciso. Il padre di Warren era un grande appassionato della musica di Mayer e affidare a lui la conclusione del brano ha permesso al cantautore di legare il presente della propria carriera a uno dei ricordi familiari attorno ai quali è stato costruito l’album.

È questa, più dei numeri accumulati negli ultimi mesi, la direzione di Wildchild: Alex Warren non prova a scrivere un secondo “Ordinary”, ma utilizza il successo del primo per raccontare ciò che era rimasto fuori dalla sua musica. E Emerald Eyes, con Nile Rodgers, apre la porta a questa nuova fase.