Fondazione Taormina Arte Sicilia
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INTERVISTA Dall’estero alla Sicilia, crescono i giovani che tornano. Pira: “Ora bisogna riuscire a trattenerli”

Il professore dell’Università di Messina ospite di Tao Mattina Live analizza i quasi 12 mila rientri registrati nell’Isola e riflette sulle trasformazioni del lavoro, del digitale e dell’intelligenza artificiale

Una Sicilia che continua a perdere giovani, ma che contemporaneamente comincia a registrare un fenomeno nuovo, la crescita di chi, dopo un periodo trascorso all’estero, sceglie di tornare. Un movimento ancora insufficiente a cancellare il problema dell’emigrazione, ma significativo per comprendere come stiano cambiando il rapporto con il territorio, il mondo del lavoro e le aspettative delle nuove generazioni. È stato questo uno dei temi affrontati dal professor Francesco Pira, sociologo, saggista e giornalista, professore associato di Sociologia all’Università di Messina e docente di Giornalismo Web e Comunicazione Strategica, ospite di “Tao Mattina Live”, la trasmissione di Radio Taormina condotta da Carmelo Caspanello.

I numeri restituiscono un quadro che sembra indicare un cambiamento. Secondo il dossier della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, elaborato su dati Istat, tra il 2021 e il 2025 sono tornati dall’estero in Sicilia 11.908 giovani tra i 18 e i 39 anni, contro i 7.787 del quinquennio precedente, con un aumento superiore al 52%. Nello stesso periodo sono diminuite le partenze verso l’estero, mentre l’Isola si è collocata al secondo posto, dopo la Lombardia, per numero complessivo di giovani rientrati. Un segnale positivo che, tuttavia, va letto alla luce di un’emigrazione ancora consistente: ogni cento giovani che lasciano la Sicilia se ne registrano circa 40 di ritorno. Un rapporto comunque in netto miglioramento rispetto ai cinque anni precedenti, quando i rientri erano poco più di 22 ogni cento partenze.

Particolarmente significativo è il caso di Messina. La provincia ha registrato 1.496 rientri e, rispetto al quinquennio precedente, un incremento del 91%, il più elevato tra le province siciliane. Numeri che aprono inevitabilmente una domanda: che cosa sta spingendo una parte dei giovani a tornare? Il legame con la famiglia e con il territorio rappresenta una delle possibili chiavi di lettura, insieme alle trasformazioni intervenute nel mondo del lavoro. Lo smart working, in particolare, ha modificato il rapporto tra luogo di residenza e luogo nel quale ha sede un’azienda, permettendo in alcuni casi di rientrare in Sicilia continuando a lavorare per realtà collocate altrove. Ma proprio qui emerge uno dei nodi centrali. Tornare non significa necessariamente riuscire a restare.

La vera sfida per l’Isola è trasformare i rientri in una presenza stabile, creando condizioni professionali, economiche e sociali che consentano alle competenze maturate fuori dalla Sicilia di diventare una risorsa per il territorio. Il tema delle nuove generazioni si lega così direttamente a quello del futuro e alle trasformazioni prodotte dalla tecnologia. Un secondo fronte sul quale Pira concentra da tempo la propria attività di studio è infatti quello dell’intelligenza artificiale, della comunicazione digitale e dei cambiamenti che questi strumenti stanno determinando nelle relazioni sociali. Una riflessione che il docente ha portato anche all’interno dell’Accademia Siciliana di Cultura Umanistica, nel cui Consiglio direttivo è stato recentemente eletto. L’inaugurazione del 46esimo anno accademico ha posto al centro proprio “La sfida dell’umano alla Babele del nostro tempo”, con un confronto dedicato alla custodia dell’umano nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

“Custodire l’umano” significa interrogarsi sul ruolo che le persone continueranno ad avere mentre sistemi sempre più avanzati entrano nella scuola, nelle università, nel giornalismo e nel mondo del lavoro. La questione non riguarda soltanto ciò che l’intelligenza artificiale è capace di fare, ma quanto siamo disposti a delegarle e quali competenze debbano necessariamente rimanere sotto il controllo dell’uomo.

Da qui si apre il tema delle regole. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale procede rapidamente e una parte rilevante dell’innovazione è concentrata nelle mani delle grandi aziende tecnologiche. Il confronto riguarda quindi la responsabilità delle istituzioni, la sicurezza dei sistemi e la necessità di trovare un equilibrio tra innovazione e tutela della persona. Una trasformazione che investe direttamente anche l’informazione. Con l’intelligenza artificiale generativa diventa sempre più semplice produrre testi, immagini, video e contenuti artificiali difficili da distinguere da quelli autentici. In questo scenario il giornalismo è chiamato a rafforzare il proprio ruolo di verifica, selezione e contestualizzazione delle informazioni. Ma la riflessione del docente va oltre l’intelligenza artificiale e investe il modo stesso in cui la società contemporanea utilizza gli strumenti digitali. È qui che entra in gioco il concetto della “Babele dell’io”: una realtà nella quale la connessione permanente non coincide necessariamente con una maggiore capacità di costruire relazioni.

Social network e algoritmi hanno ampliato enormemente le possibilità di comunicazione, ma hanno contemporaneamente favorito dinamiche legate alla ricerca della visibilità, alla personalizzazione dei contenuti e alla costruzione di spazi digitali nei quali ciascuno rischia di essere esposto soprattutto a ciò che conferma le proprie convinzioni. La sfida diventa allora educativa prima ancora che tecnologica. Famiglie, scuola, università, informazione e istituzioni sono chiamate a costruire una maggiore alfabetizzazione critica, capace non soltanto di insegnare a utilizzare gli strumenti digitali, ma anche a comprenderne meccanismi, opportunità e rischi. I due grandi temi affrontati a “Tao Mattina Live” finiscono così per incontrarsi. Da una parte ci sono giovani che scelgono di tornare nella propria terra; dall’altra tecnologie che stanno ridisegnando lavoro, comunicazione e relazioni. Per la Sicilia la sfida sarà quindi riuscire a mettere insieme queste due trasformazioni: fare in modo che il ritorno non sia soltanto una scelta legata agli affetti, ma possa diventare la possibilità concreta di costruire nell’Isola il proprio futuro personale e professionale.