Fondazione Taormina Arte Sicilia
Fondazione Taormina Arte Sicilia
Musica

Gino Paoli, l’ultimo inedito doveva cantarlo con Ornella Vanoni: “Nessuno poteva prendere il suo posto”

La musica del brano porta la firma di Adriano Pennino, che ne ha curato anche la produzione.

Un ultimo brano pensato per essere cantato insieme a Ornella Vanoni, rimasto senza la sua voce e completato affidando quello spazio alla tromba di Paolo Fresu. È la storia di “Quando ti rivedrò”, l’inedito di Gino Paoli pubblicato il 23 settembre, nella notte tra i compleanni dei due artisti: Vanoni era nata il 22 settembre, Paoli il giorno successivo.

Una canzone pensata per Ornella Vanoni

“Quando ti rivedrò” avrebbe dovuto segnare un nuovo incontro musicale tra Gino Paoli e Ornella Vanoni. Il progetto prevedeva infatti la partecipazione della cantante, che avrebbe dovuto raggiungere Paoli nella sua casa di Nervi per registrare la propria parte. La sua scomparsa ha impedito alla canzone di prendere la forma inizialmente immaginata. Paoli ha scelto di non affidare quella parte a un’altra interprete, lasciando che l’assenza di Vanoni diventasse parte dello stesso racconto del brano. «Volevo che a cantarla con me fosse Ornella», aveva spiegato Paoli. «Nessuno poteva prendere il suo posto. Però riempire quel vuoto con la tromba di Paolo Fresu […] mi è sembrata la soluzione migliore».

La tromba di Paolo Fresu al posto della voce

A raccogliere idealmente quello spazio è stato così Paolo Fresu, amico dei due artisti e tra i principali esponenti del jazz italiano. Il musicista è stato coinvolto nella registrazione con i suoi fiati, chiamati a dialogare con la voce di Paoli. Fresu ha raccontato di essere stato contattato da Caterina Caselli e di aver successivamente registrato la propria parte negli studi Fonoprint di Bologna. «La mia tromba diviene la voce di Ornella e tutto si ricompone», ha ricordato parlando di quel momento.

La storia dietro “Quando ti rivedrò”

La musica del brano porta la firma di Adriano Pennino, che ne ha curato anche la produzione. Fu lui a far ascoltare la composizione a Paoli, che successivamente lavorò al testo. Secondo il racconto di Pennino, Paoli registrò la parte vocale durante un pomeriggio trascorso insieme a Roma. Una prima interpretazione nata quasi spontaneamente, che sarebbe poi rimasta quella definitiva. Il brano si inserisce in una storia personale e artistica che ha legato Paoli e Vanoni per decenni. Un rapporto attraversato dalla musica e da canzoni entrate nel repertorio italiano, a partire da “Senza fine”, scritta da Paoli nel 1961, e “Che cosa c’è”, fino agli spettacoli e alle tournée che negli anni li hanno riportati insieme sul palco.