Non più soltanto raccontare l’amore, ma interrogarsi sulle ragioni che portano una relazione a finire, o a non cominciare affatto. È da questa riflessione che nasce “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza”, il nuovo album di Levante, in uscita il 9 ottobre per Warner Records / Warner Music Italy. Un lavoro che prende forma attraverso esperienze personali, domande rimaste aperte e una diversa prospettiva sui rapporti sentimentali. Tra gli elementi più significativi del progetto figura anche la partecipazione della figlia Alma Futura, la cui voce compare in un passaggio del disco. La cantautrice siciliana affronta il tema delle relazioni senza limitarsi alla dimensione sentimentale, ma soffermandosi sulle responsabilità individuali, sulle aspettative e sui meccanismi che possono condizionare il modo di vivere un rapporto.
Levante e il fallimento in amore: il significato del nuovo album
A spiegare l’origine del progetto è la stessa artista, che ha scelto di spostare l’attenzione dalle domande tradizionalmente associate all’amore a una riflessione più personale.
“Non mi sono più chiesta cosa sia l’amore o dove vada a finire quando finisce», racconta Levante. “Ho soltanto insistentemente chiesto a me stessa per quale motivo l’ho fatto fallire, tutte le volte in cui è fallito o non è mai iniziato.”
Da questa considerazione nasce anche il riferimento alla danza presente nel titolo. Le relazioni vengono immaginate come movimenti condivisi, nei quali incontri, separazioni e tentativi di ricominciare possono riportare a comportamenti già sperimentati.
Il disco sviluppa il percorso avviato con i singoli “Maimai”, “Niente da dire”, “Dell’amore il fallimento”, “Sono blu”, “Sei tu” e “Malìa”, ampliando la riflessione a temi come il desiderio, la perdita, la nostalgia e la ricerca della propria identità.
La voce della figlia Alma Futura e il brano “Abissale”
Uno degli aspetti più personali dell’album è la presenza della figlia Alma Futura, protagonista di un breve intervento vocale collocato nella parte centrale del progetto. Non si tratta di un duetto tradizionale, ma di un cameo che introduce una dimensione familiare all’interno di un racconto prevalentemente dedicato alle relazioni e alla loro complessità. Tra le canzoni figura anche “Abissale”, brano nel quale Levante affronta una ferita legata alla propria storia personale. Il tema della memoria si intreccia così a quello dell’identità, ampliando il racconto oltre la sola esperienza amorosa. Sul piano musicale, il lavoro alterna sonorità pop, elementi elettronici e momenti più vicini alla scrittura cantautorale. La produzione è affidata ad Antonio Filippelli e Gianmarco Manilardi, che collaborano con Levante da circa dieci anni.
Perché l’arancione è il colore del disco
Anche l’identità visiva dell’album nasce durante il processo creativo. Il colore dominante è l’arancione, al quale Levante ha progressivamente attribuito significati legati all’avvertimento, alla protezione e alla trasformazione. La scelta si riflette nella copertina, che introduce un cambiamento rispetto alle immagini utilizzate nei precedenti progetti discografici. Per la prima volta, infatti, l’artista rinuncia a una rappresentazione individuale e si mostra insieme a persone che hanno accompagnato la realizzazione del disco, tra amici, collaboratori e figure importanti della sua vita. La composizione, costruita come una piramide umana, richiama il movimento e gli equilibri di una danza, riprendendo visivamente il concetto espresso nel titolo.






