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INTERVISTE Riapertura Ponte Agrò, il bilancio di chi ha affrontato difficoltà lunghe otto anni e che oggi celebra un traguardo

I sindaci Lo Giudice, Aliberti e Paratore e il responsabile Anas Montesano ripercorrono le tappe dell'opera

SANTA TERESA DI RIVA – La soddisfazione per un collegamento finalmente restituito al territorio, ma anche la consapevolezza di un’attesa durata troppo a lungo. La riapertura del Ponte Agrò, inaugurato lunedì 26 ottobre lungo la strada statale 114 “Orientale Sicula”, segna un passaggio importante per la mobilità della riviera ionica messinese e della Valle d’Agrò. Un’infrastruttura strategica che torna a collegare direttamente Santa Teresa di Riva e Sant’Alessio Siculo dopo otto anni segnati da difficoltà per la circolazione, percorsi alternativi e disagi per residenti e pendolari.

Il nuovo ponte, realizzato attraverso un intervento di ricostruzione e riqualificazione promosso da Anas per un investimento complessivo superiore ai 12 milioni di euro, presenta una struttura moderna in acciaio e calcestruzzo, dotata di sistemi antisismici e progettata per garantire maggiori standard di sicurezza. Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte il responsabile della Struttura territoriale Sicilia di Anas, Nicola Montesano, i sindaci dei Comuni interessati e numerosi rappresentanti delle istituzioni locali. Una giornata che, accanto alla soddisfazione per il risultato raggiunto, ha offerto l’occasione per ripercorrere le criticità che hanno accompagnato la lunga vicenda dell’infrastruttura.

Lo Giudice: “Soddisfazione e indignazione per un’attesa troppo lunga”

Due sentimenti contrastanti accompagnano la riapertura del ponte per il sindaco di Santa Teresa di Riva, Danilo Lo Giudice, che non nasconde le perplessità per i tempi complessivi dell’intervento, pur riconoscendo le difficoltà affrontate durante il percorso: “Due sentimenti mi accompagnano durante questa giornata, da un lato l’indignazione per il tempo eccessivo, necessario per realizzare l’opera, ben otto anni; dall’altro la soddisfazione per aver finalmente raggiunto questo risultato”, ha spiegato il primo cittadino. Un’attesa che, secondo Lo Giudice, deve essere letta anche alla luce delle numerose vicissitudini che hanno interessato l’intervento, tra problematiche tecniche, difficoltà affrontate da Anas e criticità che hanno coinvolto direttamente le amministrazioni comunali.

Il sindaco ha tuttavia evidenziato un elemento significativo: dal momento dell’affidamento dell’appalto alla Cosedil, i lavori sono stati completati nell’arco di due anni. Un risultato che consente oggi di superare le difficoltà che per lungo tempo hanno condizionato la mobilità del comprensorio. “Finalmente eliminiamo le criticità che i nostri cittadini hanno dovuto affrontare e restituiamo a Santa Teresa e Sant’Alessio una struttura moderna”, ha concluso Lo Giudice, sottolineando il valore dell’opera per entrambe le comunità.

Aliberti: “Un ponte che unisce due Comuni, un’unica realtà urbana”

A rimarcare il significato territoriale dell’intervento è stato anche il sindaco di Sant’Alessio Siculo, Domenico Aliberti, che ha posto l’accento soprattutto sulla funzione di collegamento del nuovo ponte, considerato un’infrastruttura essenziale non soltanto per i due Comuni, ma per l’intera riviera ionica. ” Questa è un’opera che unisce, piuttosto che collega ed è proprio questo il termine più opportuno da utilizzare, perché Santa Teresa e Sant’Alessio rappresentano di fatto un unico agglomerato urbano”, ha osservato il primo cittadino. Un collegamento fondamentale anche sotto il profilo della sicurezza e della fluidità della circolazione. Aliberti ha infatti richiamato le caratteristiche della nuova infrastruttura, che mette a disposizione degli automobilisti una carreggiata larga sette metri e mezzo, migliorando le condizioni di percorrenza rispetto alla viabilità provvisoria. Il sindaco non ha comunque evitato una riflessione sui tempi dell’intervento. “Otto anni sono tanti, è inutile negarlo. Bisogna però raccontare le cose come stanno: quando la Cosedil ha preso in mano l’opera aveva indicato due anni per completarla e due anni sono stati quelli impiegati”, ha sottolineato. Per Aliberti, la riapertura rappresenta dunque un risultato importante per Sant’Alessio Siculo e per tutte le comunità che quotidianamente utilizzano la Statale 114.

Paratore: “Un’opera fondamentale anche per i paesi della Valle d’Agrò”

La riapertura del Ponte Agrò assume un significato particolare anche per i centri dell’entroterra. A sottolinearlo è stato il sindaco di Antillo, Davide Paratore, che ha ricordato le difficoltà affrontate dai residenti dei Comuni collinari durante gli anni di chiusura dell’infrastruttura. “Questo ponte non serve soltanto alla riviera ionica, ma anche a tutta la Valle d’Agrò. Sono contento di partecipare a questa inaugurazione, perché parliamo di un’opera che ha vissuto una storia lunga e travagliata”, ha dichiarato Paratore, evidenziando come la conclusione di un intervento pubblico rappresenti sempre un momento significativo per gli amministratori locali. Il primo cittadino ha richiamato in particolare le criticità che si verificavano durante le piene del torrente Agrò, quando la viabilità alternativa diventava particolarmente problematica, soprattutto per chi doveva raggiungere la costa provenendo dai centri dell’entroterra. “Per i paesi collinari come Antillo, Limina, Roccafiorita e Savoca le difficoltà sono state ancora maggiori, soprattutto quando si doveva raggiungere il pronto soccorso o l’ospedale di Taormina”, ha spiegato il sindaco, richiamando le conseguenze che le limitazioni alla circolazione hanno avuto anche sull’accessibilità ai servizi sanitari.

Paratore ha infine espresso apprezzamento per la qualità dell’intervento e per il rispetto delle tempistiche nell’ultima fase dei lavori. “È stato realizzato davvero un ottimo lavoro. Va riconosciuto il merito a chi l’ha eseguita, a un’impresa che ha rispettato gli impegni assunti e i tempi annunciati”.

Montesano: “La Sicilia non deve aspettare, bisogna correggere il tiro e ripartire”

Un percorso complesso, segnato da ritardi e decisioni difficili, ma concluso con la consegna di un’infrastruttura moderna e tecnologicamente avanzata. È questo il bilancio tracciato dal responsabile della Struttura territoriale Sicilia di Anas, Nicola Montesano, che durante l’inaugurazione ha ripercorso le principali tappe dell’intervento: “Oggi apriamo questo ponte, che non ha avuto un cammino semplice”, ha esordito Montesano, ricordando come i lavori fossero stati avviati nel 2020 e come, nel 2022, l’accumularsi dei ritardi abbia portato Anas ad assumere una decisione particolarmente difficile per consentire il superamento delle criticità. Un passaggio che, secondo il responsabile territoriale, dimostra come la realizzazione delle opere pubbliche richieda anche la capacità di intervenire quando emergono problemi, correggere le scelte e riorganizzare il percorso. Dopo la nuova fase di affidamento e la consegna dei lavori nel 2024, il cantiere ha infatti raggiunto il traguardo della riapertura in anticipo rispetto alle tempistiche previste.

Montesano ha quindi richiamato le caratteristiche tecniche dell’infrastruttura, dotata di pista ciclabile, marciapiedi e moderni sistemi di isolamento sismico. Dispositivi progettati per proteggere la struttura durante i terremoti, quando la capacità di resistenza di un ponte diventa particolarmente importante. Ma il significato dell’opera, secondo il rappresentante di Anas, va oltre gli aspetti ingegneristici. Tre, in particolare, i messaggi che Montesano ha voluto affidare alla giornata inaugurale. Il primo riguarda il valore delle infrastrutture nella vita quotidiana delle comunità: “Un’infrastruttura è tempo restituito alla vita”. Il secondo, legato al lavoro di squadra che ha consentito di completare l’intervento, attraverso la collaborazione tra Anas, imprese, tecnici e istituzioni ed infine il terzo, che si propone come un messaggio rivolto al futuro delle opere pubbliche nell’Isola. “La Sicilia non deve aspettare”, ha sottolineato Montesano, ribadendo la necessità di affrontare le difficoltà, correggere il tiro e ripartire, affinché i cantieri possano arrivare a conclusione e le infrastrutture essere restituite ai cittadini.

La riapertura del Ponte Agrò rappresenta così non soltanto il ripristino di un collegamento stradale, ma anche la conclusione di una lunga fase di difficoltà per un territorio che comprende la fascia costiera e numerosi centri dell’entroterra. Una giornata di soddisfazione per le amministrazioni locali, accompagnata tuttavia da una riflessione condivisa sulla necessità di garantire tempi più rapidi nella realizzazione delle infrastrutture strategiche.