Novanta minuti e più, per Crimi e compagni a mettere in campo tutto ciò che hanno in corpo, per i tifosi a cantare e incitare ad oltranza, per tutto l’ambiente giallorosso a gridare e sperare che no, non può finire così anche stavolta, con un fallimento, una retrocessione, un’umiliazione, in attesa di un nuovo anno zero.
Consapevoli che la vera partita non si giocherà lunedì sera al Franco Scoglio contro il Trapani ma in altri campi – non di erba -, la sfida contro i granata di mister Torrente riflette tuttavia una valenza dall’enorme significato, sia prettamente calcistico (tenere accesa la fiammella della salvezza, in attesa della penalizzazione in arrivo) sia in ottica futura, dimostrando a potenziali investitori che sì, nonostante tutto, è possibile fare ancora calcio a Messina.
La mera cronaca racconta di una nuova proprietà sparita (nonostante – fonte Gazzetta del Sud – pare ci siano state le ennesime rassicurazioni sullo sblocco dei fondi del conto di AAD Invest Group), di contributi fiscali non pagati, di prima rata di oltre un milione di euro per l’acquisizione della società non versata all’ex presidente Sciotto, di un attuale presidente e portavoce del gruppo lussemburghese che prima convoca una conferenza stampa e successivamente la disdice, di un intervento dell’amministrazione comunale, di interlocuzioni con possibili nuovi (o vecchi…?) investitori e del lancio di un mini azionariato popolare, volto quanto meno a cercare di terminare la stagione.
“Sarà la settimana decisiva, della verità”: quante volte si è ripetuta questa frase negli ultimi anni, riguardo le sorti del calcio messinese? Ed ecco, puntualmente ci risiamo. E probabilmente adesso più che mai è così. Ma prima, i tre punti contro il Trapani. Per la rabbia, per l’orgoglio. Per Messina.
(foto pagina fb ufficiale Acr Messina)