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INTERVISTE Femminicidio di Sara, il Procuratore: “La risposta penale non è la sola sufficiente”

Cinque anni dopo Lorena Quaranta, un'altra studentessa uccisa

MESSINA – Una giovane donna accoltellata in strada, in pieno giorno, da un uomo che si era invaghito di lei. Un femminicidio che scuote nuovamente Messina e il mondo universitario. Dopo il femminicidio di Sara Campanella, 22 anni, studentessa della facoltà di Tecniche di laboratorio biomedico del Policlinico, resta il dolore, ma anche la necessità di interrogarsi su cosa non sta funzionando nella nostra società.

“Abbiamo un quadro indiziario grave – ha dichiarato il procuratore di Messina Antonio D’Amato – che ci ha consentito di arrivare al fermo del presunto autore del delitto. Si tratta comunque di un provvedimento provvisorio, in attesa della convalida da parte del giudice per le indagini preliminari. Le prove raccolte, tra filmati di videosorveglianza, testimonianze e contributi fondamentali degli amici della vittima, hanno permesso di ricostruire l’accaduto. Ma – ha aggiunto – di fronte a simili fenomeni la sola risposta penale non è sufficiente. Serve una riflessione più ampia, che coinvolga la società nel suo insieme”.

Il delitto si è consumato lunedì 31 marzo, poco dopo le 17, in viale Gazzi. Sara è stata colpita con due fendenti, al collo e alla scapola, da un giovane poi datosi alla fuga. È morta poco dopo, nonostante i tentativi disperati dei medici del Policlinico. Poche ore dopo, su disposizione della Procura e grazie al lavoro serrato dei carabinieri, è stato fermato a Noto il 27enne Stefano Argentino, studente nella stessa facoltà.

“Abbiamo lavorato sin dalle prime battute – ha spiegato il colonnello Lucio Arcidiacono, comandante provinciale dei Carabinieri – per ricostruire la dinamica. L’individuazione del presunto responsabile è avvenuta grazie alla collaborazione dei testimoni e all’analisi dei sistemi di videosorveglianza. Ma siamo solo all’inizio delle indagini. Va analizzato ogni dettaglio: dispositivi, messaggi, contatti”.

Dai primi riscontri, Argentino avrebbe seguito Sara all’uscita dal Policlinico, percorrendo con lei un tratto di strada fino al distributore di benzina accanto allo stadio “Giovanni Celeste”. È lì che l’avrebbe colpita.

Una tragedia che riapre ferite mai rimarginate. Proprio il 31 marzo, cinque anni fa, veniva uccisa Lorena Quaranta, strangolata dal fidanzato nella loro casa a Furci Siculo. Anche lei studentessa di Medicina a Messina. Anche lei vittima di chi diceva di amarla.

“Il dolore è lo stesso – ha detto Enzo Quaranta, padre di Lorena –. Sara è morta esattamente nello stesso giorno di mia figlia. Ma per Lorena la giustizia non è ancora definitiva: aspettiamo la sentenza della Cassazione. Intanto, un’altra ragazza è stata uccisa”.

Sara aveva chiesto la tesi solo pochi giorni prima, il 27 marzo. I suoi professori rileggono oggi quella mail, cercando le parole per parlare agli studenti. La Rettrice Giovanna Spatari si è recata al Policlinico per incontrare gli universitari, mentre la coordinatrice del corso, Lina Laganà, e il direttore del Dipartimento Biomorf, Sergio Vinci, l’hanno ricordata con commozione.

“Non possiamo limitarci a inasprire pene – ha concluso il procuratore D’Amato – se non lavoriamo anche sulla prevenzione, sulla cultura del rispetto, sul contrasto alle dinamiche di possesso e dominio che ancora permeano certe relazioni”.