ROCCALUMERA – Il raddoppio ferroviario della linea Catania–Messina torna al centro del dibattito pubblico e istituzionale, intrecciando procedure ambientali, urgenze operative e una visione infrastrutturale che guarda oltre il cantiere. Al cuore della vicenda ci sono gli svincoli provvisori di Nizza di Sicilia e Sant’Alessio Siculo, opere indispensabili per garantire la continuità dei lavori ma destinate, secondo una lettura sempre più condivisa, a svolgere un ruolo strutturale anche in chiave di protezione civile.
Il quadro amministrativo è delineato da una fitta sequenza di atti. Con il provvedimento di Via n. 628 del 23 ottobre 2025, il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha espresso giudizio favorevole di compatibilità ambientale per il progetto esecutivo relativo al raddoppio della tratta Giampilieri–Fiumefreddo e agli svincoli provvisori sull’autostrada A18. Un sì subordinato al rispetto di precise prescrizioni ambientali fissate dalla Commissione tecnica Pnrr-Pniec, dal Dipartimento regionale dell’Ambiente e dal Dipartimento dei Beni culturali e dell’identità siciliana.
Successivamente Rete ferroviaria italiana, nel dicembre 2025, ha avviato la procedura di verifica di ottemperanza, trasmettendo la documentazione relativa al Piano di monitoraggio ambientale del progetto esecutivo. A gennaio 2026 il Mase ha concluso positivamente la verifica amministrativa, affidando l’istruttoria all’Osservatorio ambientale della tratta Giampilieri–Fiumefreddo. Un passaggio cruciale, arrivato però in un contesto reso improvvisamente più fragile dall’emergenza meteorologica che ha colpito la Sicilia ionica.
L’urgenza dopo il ciclone e la richiesta di accelerazione
I danni causati dal ciclone “Harry”, che tra il 19 e il 22 gennaio 2026 ha investito duramente la fascia ionica, hanno cambiato radicalmente il quadro. Le forti limitazioni al traffico sulle infrastrutture viarie costiere stanno rallentando il trasporto dei materiali necessari allo scavo delle gallerie e allo smaltimento delle terre e rocce da scavo, con ripercussioni dirette sull’operatività delle quattro Tunnel boring machine impegnate nei cantieri del raddoppio ferroviario.
In questo scenario il Commissario straordinario per il nuovo collegamento ferroviario Palermo–Catania–Messina, Filippo Palazzo, ha formalmente sollecitato il Mase e l’Osservatorio ambientale ad attuare ogni azione utile per contenere i tempi della verifica di ottemperanza. L’obiettivo è chiaro: avviare i lavori degli svincoli entro la fine di febbraio 2026, anche anticipando la fase di monitoraggio ambientale “ante operam” e avviando direttamente quella “in corso d’opera”, senza compromettere le finalità di controllo e mitigazione degli impatti.
Una richiesta motivata non solo dall’esigenza di evitare il fermo dei cantieri, ma anche dai potenziali danni economici che uno stop prolungato comporterebbe per un’opera strategica finanziata nell’ambito del Pnrr e destinata a ridisegnare la mobilità ferroviaria siciliana.
La lettura politica e la visione infrastrutturale
Su questo passaggio interviene Giuseppe Lombardo, sindaco di Roccalumera e deputato regionale di Sud chiama Nord, che rivendica una battaglia politica e amministrativa iniziata anni fa. “Se oggi Rfi, nella persona del Commissario straordinario Filippo Palazzo, può sollecitare il Mase e l’Osservatorio ambientale – afferma Lombardo – è forse perché quel ‘folle’ che il 13 luglio 2023 minacciò di bloccare anche il passaggio delle TbM poi le bloccò davvero”.
Lombardo lega l’attuale accelerazione al lavoro fatto in anticipo sul piano progettuale e autorizzativo. “Avere progetti approvati e pareri ambientali rilasciati, come in questo caso, può fare la differenza. Ci sono voluti più di due anni e solo dopo un ciclone si è compresa fino in fondo l’importanza di infrastrutture viarie alternative a quelle esistenti”. Una riflessione che va oltre il contingente e guarda alla funzione futura delle opere: “Questi svincoli non serviranno solo al cantiere, ma diventeranno infrastrutture di protezione civile in caso di calamità naturali. La visione, anche se non subito compresa da tutti, a volte fa davvero la differenza”.
Il progetto ferroviario e il ruolo di Webuild
Gli svincoli si inseriscono in un disegno molto più ampio. La tratta Taormina–Giampilieri, lunga circa 28,3 chilometri tra gallerie e viadotti, è uno dei sette interventi chiave del progetto Palermo–Catania–Messina. Un asse ferroviario da oltre 200 chilometri di nuova linea, pensato per ridurre i tempi di percorrenza, migliorare l’accessibilità e integrare maggiormente la ferrovia con il territorio.
I lavori sono realizzati da Webuild per conto di Rfi – Gruppo Fs e coinvolgono migliaia di addetti, con un impatto occupazionale che supera le 7.000 unità sull’intero tracciato siciliano. Un’opera che, alla luce degli eventi recenti, conferma come le grandi infrastrutture non siano solo strumenti di sviluppo, ma anche elementi essenziali di sicurezza e resilienza per territori sempre più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici.
In questo equilibrio tra procedure, cantieri ed emergenze si gioca ora una partita decisiva. Gli svincoli di Nizza di Sicilia e Sant’Alessio Siculo diventano così il simbolo di una scelta: accelerare senza abbassare la guardia, trasformando un’esigenza tecnica in un’opportunità strutturale per il territorio.






