Ascolta l’intervista a Cateno de Luca, deputati ScN
L’intervista al presidente Amam, Paolo Alibrandi
MESSINA – La data cerchiata in rosso sul calendario non è più quella annunciata negli anni scorsi. Il traguardo dell’acqua h24 per tutta Messina viene ora collocato al 2028, al termine di un percorso che l’amministrazione comunale e Amam definiscono ormai irreversibile, ma ancora condizionato da variabili decisive. Serviranno nuove risorse economiche, un quadro climatico meno estremo e il completamento di interventi strutturali già in corso. È questo il messaggio emerso dal confronto pubblico promosso da Sud chiama Nord, che ha riunito vertici politici e tecnici attorno al tema più sensibile per la città: la gestione dell’acqua.
La ricostruzione di un sistema
Il racconto parte da lontano, dal 2018, indicato da tutti come l’anno della frattura. In quel momento Amam era un’azienda in affanno, priva di progettualità e con difficoltà persino nel garantire gli stipendi. Da allora, secondo quanto rivendicato dal sindaco Federico Basile, è iniziata una ricostruzione profonda, parallela al risanamento finanziario del Comune. “Si è passati – ha spiegato – da una gestione emergenziale a una visione programmata, con interventi che per decenni erano rimasti sulla carta”.
Un cambio di passo che oggi si traduce in un parco progetti articolato, capace di intercettare fondi nazionali ed europei. Messina, in questo quadro, rivendica un risultato unico in Sicilia: 21 milioni di euro dal Pnrr destinati alla riduzione delle perdite idriche, con cantieri attivi in diverse zone della città.
Rete, serbatoi e manutenzione
Accanto ai grandi numeri, c’è il lavoro quotidiano sulla rete. Interi tratti di condotta vengono sostituiti, i serbatoi storici tornano progressivamente operativi e la manutenzione, un tempo episodica, diventa sistematica. L’assessore Nino Carreri ha ricordato situazioni che fotografano il passato recente, come il caso del serbatoio Montesanto, trovato in condizioni di totale abbandono e oggi prossimo al completamento. “Le polemiche non sono mancate – ha sottolineato – ma Amam è presente ventiquattr’ore su ventiquattro e garantisce il servizio in un contesto complesso”.
Dal 2023 l’azienda ha assunto anche nuovi compiti, dai servizi aggiuntivi fino alla manutenzione stradale, ampliando il proprio ruolo operativo sul territorio. Una scelta che ha comportato criticità ma che, secondo l’amministrazione, rientra in una strategia di razionalizzazione delle partecipate.
Approvvigionamento e nuovi pozzi
Uno dei nodi strutturali resta la dipendenza da fonti esterne alla provincia, un sistema oneroso e vulnerabile, soprattutto in presenza di crisi idriche sempre più frequenti. Da qui la spinta sulla ricerca e sull’utilizzo di risorse locali. Il presidente di Amam Paolo Alibrandi ha illustrato l’ingresso in rete dei pozzi Oteri, Busà e Cucinotta, ai quali se ne aggiungeranno altri entro la metà dell’anno. Un tassello che si affianca al potenziamento del sistema della Santissima, considerato strategico per la stabilità dell’erogazione.
Sul fronte depurativo, prosegue il revamping dell’impianto di Mili, con interventi già avanzati sulle vasche e sugli impianti di trattamento. Opere che, pur meno visibili, incidono direttamente sulla qualità complessiva del servizio.
Cantieri Pnrr e risultati concreti
I progetti finanziati dal Pnrr vengono indicati come il punto di svolta. In alcune aree, come il quartiere Lombardo, il primo lotto di lavori ha già prodotto effetti tangibili: meno segnalazioni, maggiore regolarità e una qualità dell’acqua percepita come migliore dai residenti. “Quando non arrivano più telefonate – ha osservato Alibrandi – significa che il sistema funziona”.
Nel 2025, complice una situazione climatica meno critica rispetto all’anno precedente, Amam ha distribuito il 46% di acqua in più in città, un dato che l’azienda lega direttamente agli interventi di efficientamento e alla riduzione delle perdite.
L’orizzonte del 2028
Guardando avanti, l’azienda sta preparando nuovi progetti per circa 80 milioni di euro. È su questa base che viene fissato l’obiettivo dell’erogazione continua entro il 2028. Un traguardo ambizioso, che richiede però condizioni precise: finanziamenti aggiuntivi stimati in almeno 60 milioni di euro e un andamento pluviometrico che non riproponga emergenze come quelle vissute nel 2024.
Nel frattempo, Amam continua a gestire anche il sistema fognario e la prevenzione del rischio idraulico, con particolare attenzione alla pulizia delle caditoie e alla tutela del mare e delle spiagge. Un lavoro che l’azienda collega al riconoscimento della Bandiera Blu, letto come risultato di una strategia integrata tra servizi essenziali e ambiente.
Tra amministrazione e politica
Non è mancato, infine, il piano politico. Cateno De Luca ha difeso l’azione dell’amministrazione, rivendicando la scelta di fissare obiettivi elevati e respingendo le critiche legate alla gestione regionale della spesa e alla siccità. Tra stoccate agli avversari e annunci lasciati in sospeso, il leader di Sud chiama Nord ha ribadito che la sfida dell’acqua resta centrale nella visione di governo della città.
Al netto delle schermaglie, il dato che emerge è uno: Messina ha imboccato una strada diversa rispetto al passato. L’acqua h24 non è più una promessa generica, ma un obiettivo collocato in un orizzonte temporale definito. Il 2028 diventa così la nuova linea di confine tra ciò che è stato e ciò che la città punta finalmente a diventare.






