S. TERESA DI RIVA – Non una visita di circostanza, ma un cammino dentro le ferite ancora aperte del territorio. Monsignor Giovanni Accolla ha scelto di incontrare da vicino le comunità della zona ionica colpite dal ciclone Harry partendo dai luoghi simbolo del disastro, dove il mare ha scavato voragini e messo in ginocchio infrastrutture e attività, per arrivare poi al cuore spirituale di S. Teresa di Riva.
Il santuario della Madonna del Carmelo è diventato così il punto di raccolta di una comunità provata, chiamata a ritrovarsi attorno alla preghiera ma anche a uno sguardo condiviso sul futuro. Ad accogliere il presule, il parroco e vicario episcopale per la zona jonica, padre Ettore Sentimentale. Alla celebrazione hanno preso parte i sacerdoti e i fedeli della zona jonica, insieme alle autorità civili e militari. Presenti, tra gli altri, la vicesindaca Annalisa Miano, il sindaco di Sant’Alessio Siculo Domenico Aliberti e diversi amministratori del comprensorio e il comandante della locale stazione, luogotenente Maurizio Zinna.
La scelta della presenza
L’arcivescovo ha spiegato il senso profondo della sua presenza: “Di fronte a quanto è accaduto – ha detto – ho sentito il bisogno di stare accanto alla gente. Il modo più autentico era ritrovarci insieme in preghiera”. Un passaggio che ha restituito il clima della giornata, segnato da compostezza e ascolto, più che da proclami.
Accolla ha voluto rivolgere un ringraziamento ai sacerdoti, ai fedeli e ai cittadini per la rete di solidarietà che si è attivata fin dalle prime ore dell’emergenza, ricordando come l’Arcivescovado resti un punto di riferimento per chi vive situazioni di difficoltà. Un richiamo che ha unito dimensione pastorale e attenzione concreta ai bisogni.
L’emergenza e la sfida della ricostruzione
Lo sguardo dell’arcivescovo si è poi spostato sul dopo, su ciò che attende il territorio nei prossimi mesi. La mareggiata ha lasciato danni evidenti e il rischio, ha sottolineato, è che la lentezza dei procedimenti amministrativi finisca per aggravare le conseguenze del disastro. “Ci sono risorse disponibili – ha evidenziato – ma è fondamentale che l’iter per il risanamento proceda con rapidità. Se i tempi si allungano, aumentano anche i costi”.
Da qui l’appello diretto agli amministratori locali affinché si attivino percorsi virtuosi, capaci di superare gli ostacoli burocratici e garantire interventi tempestivi. L’obiettivo indicato è chiaro: arrivare all’estate con un territorio in grado di offrire opportunità agli operatori economici e di mostrare la capacità di reagire senza attendismi.
Giovani, volontari e comunità
Nel suo intervento mons. Accolla ha voluto valorizzare il contributo di chi, spesso lontano dai riflettori, ha sostenuto l’emergenza sul campo. Un pensiero è andato ai volontari e ai giovani che si sono messi a disposizione delle comunità colpite, così come ai presbiteri, chiamati a mantenere vivo nelle parrocchie il segno della vicinanza e dell’aiuto concreto.
Le offerte raccolte durante la celebrazione sono state affidate alla Caritas diocesana, che le destinerà al sostegno delle persone e delle famiglie più colpite. Un gesto che ha suggellato una giornata intensa, in cui la Chiesa ha scelto di stare dentro la realtà, condividendone il peso e indicando una strada possibile per la ripartenza. Non una promessa, ma un impegno: ricostruire non solo ciò che il mare ha distrutto, ma anche il senso di comunità necessario per affrontare il futuro.






