MESSINA – Due pesi e due misure, a seconda della convenienza politica. È questa l’accusa che Cateno De Luca rivolge al centrodestra, mettendo a confronto le dimissioni anticipate del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e l’ipotesi di un passo analogo da parte del sindaco di Messina Federico Basile. Una comparazione che, secondo il leader di Sud chiama Nord, svela tutta l’incoerenza della coalizione.
De Luca parte dal caso calabrese, ricordando come le dimissioni di Occhiuto, avvenute con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato, siano state salutate dal centrodestra come “un atto di coraggio”. Una scelta motivata dallo stesso governatore con la necessità di superare lo stallo amministrativo che rallentava l’azione della Regione. Una lettura, sottolinea De Luca, condivisa pubblicamente da tutti i vertici della coalizione: Matteo Salvini per la Lega, Antonio Tajani per Forza Italia, Giovanni Donzelli per Fratelli d’Italia, fino alla stessa Matilde Siracusano, sottosegretaria del governo Meloni e compagna di Occhiuto.
Sud chiama Nord, ricorda ancora De Luca, ha sostenuto quella decisione, ritenendola funzionale a sbloccare una macchina amministrativa inceppata e a rilanciare l’azione di governo in Calabria.
Il caso Messina e la doppia lettura politica
Lo scenario cambia radicalmente quando lo sguardo si sposta su Messina. Qui, secondo De Luca, lo stesso centrodestra giudica in modo opposto una scelta analoga. Se Federico Basile dovesse dimettersi anticipatamente per motivazioni simili a quelle addotte da Occhiuto, ovvero lo stallo amministrativo che frena la fase di rilancio della città, la decisione verrebbe bollata come “irresponsabile” o come una fuga dalle responsabilità.
Un giudizio che De Luca definisce incomprensibile, anche alla luce delle condizioni politiche di partenza. Occhiuto, evidenzia, poteva contare su una solida maggioranza in Consiglio regionale, mentre Basile si è ritrovato in minoranza nel Consiglio comunale di Messina, con appena 13 consiglieri su 32. Una differenza sostanziale che, a suo avviso, rende ancora più stridente la disparità di trattamento.
Nel suo ragionamento, De Luca respinge l’idea che le motivazioni di Occhiuto possano essere lette come puramente politiche, alludendo invece a ragioni “di altra natura”, talmente delicate da aver spinto il governatore calabrese a dimettersi con largo anticipo. Un passaggio che aggiunge ulteriori ombre, secondo il leader di Sud chiama Nord, sul racconto uniforme proposto dal centrodestra.
Lo scontro interno e l’affondo su Siracusano
Nel mirino di De Luca finisce in particolare Matilde Siracusano. Colpisce, afferma, che chi “non è mai stata eletta a Messina” e che in città torna solo per brevi apparizioni politiche si senta legittimata a esprimere giudizi netti su scelte amministrative complesse e pienamente legittime. A lei De Luca chiede di chiarire quale sia oggi la differenza di valutazione tra il caso Occhiuto e quello Basile e, soprattutto, quale “scartina” politica si pensi ancora di poter proporre ai messinesi.
Secondo l’ex sindaco, la vera partita si gioca tutta all’interno del centrodestra messinese, dove sarebbe in atto uno scontro sulla scelta del candidato sindaco. Da una parte, sostiene, la linea di Siracusano, orientata a riproporre una figura già nota e politicamente debole. Dall’altra, altri referenti della coalizione che guardano a profili diversi, anche provenienti dal mondo universitario o dalla magistratura.
Il monito finale è rivolto direttamente agli elettori. Messina, conclude De Luca, ha già bocciato in passato certe soluzioni e “non dimentica”. Sa distinguere tra chi si assume responsabilità politiche e chi, da lontano, si limita a commentare e a giudicare, forte di percorsi elettorali costruiti altrove e di protezioni politiche che nulla hanno a che fare con il consenso reale in città.





