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VIDEO Messina, il battesimo di “Maisha” al Policlinico: una rinascita che unisce cura e speranza

Nella cappella del padiglione NI il rito per la bimba di tre anni seguita dai reparti pediatrici: medici e sanitari al suo fianco anche nel momento simbolico della fede

MESSINA – C’è un momento in cui la medicina incontra qualcosa che va oltre la cura, e diventa relazione, fiducia, umanità condivisa. È accaduto al policlinico universitario “G. Martino” di Messina, dove una bambina di tre anni, seguita da tempo nei reparti pediatrici, è stata battezzata nella cappella del padiglione NI. Un gesto semplice e profondo, che ha trasformato un luogo di cura in uno spazio di comunità e di speranza.

La chiameremo “Maisha”, parola che in africano significa “vita”. Un nome che racchiude il senso di una storia complessa, segnata da fragilità ma anche da una straordinaria capacità di resistere. Nata all’ospedale di Taormina, la piccola è stata trasferita d’urgenza a Messina subito dopo la nascita, a causa di alcune complicanze. Da allora, il suo percorso è legato a doppio filo ai medici e agli operatori sanitari che continuano a prendersi cura di lei.

Un rito che nasce dalla fiducia

È stata la madre a desiderare che il battesimo si svolgesse proprio lì, nel luogo che negli anni è diventato una seconda casa. Una scelta carica di significato: condividere un momento così intimo con chi ha accompagnato la figlia nel suo cammino più difficile. A fare da madrina è stata la dottoressa Sara Manti, dirigente medico della Pediatria diretta dalla professoressa Malgorzata Wasniewska.

Alla celebrazione, officiata dal cappellano padre William Literato, hanno partecipato medici, infermieri, operatori sanitari e rappresentanti della direzione aziendale, tra cui il direttore amministrativo Elvira Amata. Un momento vissuto con intensa partecipazione, in cui la dimensione clinica ha lasciato spazio a quella simbolica e spirituale.

“Una bambina salvata dalla morte, fragile ma al tempo stesso forte che oggi prosegue il suo percorso di vita con la grazia di ricevere il sacramento che più celebra l’unione con Cristo”, ha detto padre Literato, sottolineando il significato profondo del battesimo: “L’acqua non solo come simbolo di purificazione, ma come vera rinascita a vita nuova dopo la morte, abbandonando ciò che si era prima”.

Quando l’ospedale diventa comunità

Non è frequente assistere a momenti come questo tra le corsie di un ospedale. Lo ha evidenziato anche Elvira Amata: “Non è consueto vivere momenti così carichi di significato e siamo davvero grati a questa mamma per aver scelto proprio noi per celebrare il battesimo di questa creatura. È un segnale di fiducia e attaccamento che restituisce il senso del nostro operato: la cura non solo della sofferenza fisica, ma anche dello spirito”.

Parole che trovano eco nel racconto della dottoressa Manti, che ha vissuto il rito anche in una dimensione personale: “Nelle corsie di un ospedale – racconta – come sanitari ci capita purtroppo di essere chiamati ad assistere a un battesimo nel momento più drammatico. Questa è la prima volta in cui celebriamo la vita con un battesimo nel nostro ospedale ed è come se, idealmente, fossimo tutti padrini e madrine di Maisha”.

Un ringraziamento, ha aggiunto, è stato rivolto a tutto il personale e alle famiglie presenti: “Soprattutto alla mamma, che con questo gesto ha lanciato un messaggio di speranza e dimostrato, nonostante le difficoltà, il valore immenso della vita”.

Nel silenzio raccolto della cappella, tra camici e sorrisi, il battesimo di “Maisha” ha assunto così un significato che va oltre il rito religioso: una celebrazione della vita che continua, della cura che si fa relazione, e di una comunità che, anche dentro un ospedale, sa farsi famiglia.