MESSINA – Non è uno scontro politico generico, ma un confronto che entra nel merito dei numeri e degli atti contabili quello aperto da Marcello Scurria nei confronti di Federico Basile. Al centro, il Piano di riequilibrio del Comune e le richieste di chiarimento avanzate dalla Corte dei Conti, che secondo il candidato sindaco mettono in discussione la narrazione di conti ormai risanati.
“Il candidato Federico Basile, guardiano dei conti nominato da Cateno De Luca, vuol far credere che tutte le difficoltà economiche siano state superate – afferma Scurria – ma la Corte dei Conti continua a chiedere spiegazioni su un Piano che presenta incoerenze e punti oscuri. È il caso di rivedere i conti del guardiano”.
La presa di posizione arriva dopo una conferenza stampa dedicata proprio ai temi economici e gestionali di Palazzo Zanca, nella quale Scurria ha ricostruito nel dettaglio i rilievi mossi dalla magistratura contabile. Il riferimento è alla lettera inviata il 20 marzo 2026 dal magistrato istruttore Massimo Giuseppe Urso: si tratta della terza richiesta di chiarimenti nell’ambito del controllo sul Piano di riequilibrio.
“Serve un’operazione verità – incalza – ho già chiesto ai consiglieri comunali del centrodestra di accedere agli atti per ricostruire tutte le interlocuzioni tra Corte dei Conti e Comune negli ultimi anni. Basile non può sottrarsi al confronto, la città merita chiarezza e rispetto”.
Dati contraddittori e differenze nei documenti
Nel merito, la Corte evidenzia una criticità di fondo: i documenti trasmessi dal Comune – tra fogli Excel, relazioni tecniche e prospetti – contengono numeri tra loro non coerenti. Tentando di ricostruire il quadro complessivo, la stessa Corte ha rilevato che “i conti non quadrano”, con cifre che cambiano da un documento all’altro senza spiegazioni.
Un primo caso riguarda i debiti fuori bilancio ancora da riconoscere. Nella relazione di monitoraggio vengono indicati in 11.404.713 euro, mentre in una comunicazione precedente dello stesso ente risultano pari a 8.934.347 euro. Una differenza di 2.470.366 euro che non trova giustificazione.
A questo si aggiunge un’altra anomalia: per il biennio 2023-2024 il valore nominale dei debiti riconosciuti, pari a circa 16,5 milioni, è inferiore a quanto il Comune dichiara di dover effettivamente pagare, ovvero 18,7 milioni. Anche in questo caso la Corte chiede di chiarire perché le somme da versare risultino superiori a quelle contabilizzate.
Mancato raccordo tra Piano e bilancio
Uno degli aspetti più tecnici, ma decisivi, riguarda il collegamento tra il Piano di riequilibrio e il bilancio comunale. Il Piano prevede che ogni anno vengano stanziate le risorse necessarie per coprire i debiti programmati, ma per il 2023 e il 2024 questo raccordo non risulta effettuato per diverse voci fondamentali.
Tra queste rientrano i debiti da sentenze, le rate concordate con i creditori, i contenziosi in corso, le transazioni, i pignoramenti e altri debiti derivanti da atti amministrativi. In assenza di questa riconciliazione, sottolinea la Corte, non è possibile verificare se le risorse siano effettivamente disponibili o solo teoriche.
Transazioni poco chiare
Un altro nodo riguarda le transazioni. Il Comune ha dichiarato di aver ridotto il contenzioso di 19.139.832 euro nel 2023 attraverso accordi con i creditori. Tuttavia, questo importo non coincide con i dati analitici disponibili, che mostrano un quadro diverso e più ampio, con transazioni complessive per circa 32,6 milioni.
La Corte chiede quindi un prospetto dettagliato che indichi, per ogni accordo, il creditore, l’importo originario, la cifra concordata, le rate residue e i pagamenti già effettuati. Il punto più delicato è rappresentato dal contenzioso con il creditore Ricciardello. In un prospetto del Comune, il valore della controversia è indicato in 82.721.440 euro e risulta azzerato nel 2024 grazie a una transazione. Tuttavia, negli atti ufficiali della giunta, l’accordo risulta chiuso per 13.500.000 euro. La differenza è di 69.221.440 euro.
“La Corte non parla di illeciti – precisa Scurria – ma evidenzia una discrepanza enorme tra documenti dello stesso Comune. Le ipotesi possono essere diverse, da errori contabili a classificazioni non corrette, ma in ogni caso serve una risposta chiara e documentata”.
Tre cifre diverse per lo stesso dato e altre criticità
Ulteriori incongruenze emergono nei contenziosi extra-piano. Per le sentenze di condanna del 2024 compaiono tre importi differenti: 688.002 euro nella relazione di monitoraggio, 4.576.327 euro in una tabella e appena 92.492 euro in un’altra. Valori incompatibili tra loro, che rendono necessario individuare quello corretto e correggere gli altri.
Problemi anche nella distinzione tra spese libere e vincolate. Nel 2022 la Corte ha rilevato una differenza di 17,4 milioni tra quanto indicato nei documenti del Piano e quanto emerge dai rendiconti ufficiali; nel 2023 lo scostamento si riduce a circa 338 mila euro, ma resta comunque significativo.
Infine, viene chiesto di chiarire i trasferimenti ricevuti da Stato e Regione tra il 2022 e il 2024 per il risanamento finanziario, indicando importi, provenienza e destinazione contabile.
In attesa delle risposte che dovrà fornire il Commissario straordinario Piero Matteo, il confronto politico resta aperto. “Al guardiano dei conti sono sfuggite molte cifre – conclude Scurria – e oggi più che mai è necessario un confronto pubblico. Messina ha diritto alla verità sui propri conti”.
La replica di Basile
“Se qualcuno pensa di alimentare polemiche senza contraddittorio, ha sbagliato interlocutore. Siamo pronti al confronto pubblico. Lo siamo sempre stati, dove vuole e quando vuole: in diretta sui social, davanti ai cittadini, senza alcun problema”. Così Federico Basile risponde a Scurria.
“Un confronto vero – prosegue – sarà anche l’occasione per fare finalmente chiarezza su un punto fondamentale: quando sono nati i debiti e chi amministrava la città in quei momenti, con quali scelte e con quali consulenti”. “Ricordo inoltre al candidato Scurria che, dal momento dell’approvazione del Piano di riequilibrio nell’agosto 2023, il monitoraggio semestrale è in capo al Collegio dei Revisori dei conti. Apprendo dalla stampa e dalle sue dichiarazioni dell’esistenza di una richiesta della Corte dei Conti che ritengo sia stata indirizzata proprio al Collegio, organo deputato a svolgere tale attività di controllo.
Io, a differenza di Scurria però , non sono in possesso della nota della Corte dei Conti trasmessa al Collegio dei Revisori. Parto dal presupposto che i dettagli riportati nel suo comunicato siano stati tratti proprio da quella relazione, motivo per cui provvederò a richiederne copia. Sarebbe però altrettanto importante chiarire come Scurria sia entrato in possesso di quel documento: se attraverso un regolare accesso agli atti oppure se dispone di altri, più ‘efficienti’, canali. Anche su questo aspetto riteniamo doveroso fare piena chiarezza. Intanto provvederò a richiedere ufficialmente copia della nota che la Corte ha inviato – ritengo – al Collegio dei Revisori, nonché dell’eventuale risposta predisposta. Perché sulle chiacchiere si può costruire qualsiasi narrazione, ma sono i fatti a parlare.
Il confronto dunque lo faremo certamente nel momento in cui anche noi avremo visionato la nota e anche le controdeduzioni inviata in risposta alla nota della Corte dei Conti. Lo faremo nel merito, numeri alla mano e carte alla mano. Perché la verità non teme il confronto, ma pretende serietà”.





