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“Anime dal fondo” e “Carmina Burana”, il Teatro Massimo di Palermo apre due palcoscenici alla cultura

La scalinata monumentale ospita lo spettacolo di Alessandro Ienzi dedicato alle fragilità delle nuove generazioni, mentre in Sala Grande torna il capolavoro di Carl Orff con il Coro del teatro ed un cast di solisti internazionali

PALERMO – Due serate, due linguaggi artistici e due spazi simbolo del Teatro Massimo per raccontare il teatro e la musica attraverso prospettive differenti ma complementari. L’8 e il 9 luglio la stagione estiva della Fondazione propone un doppio appuntamento che alterna la sperimentazione del teatro contemporaneo alla potenza della grande musica corale, coinvolgendo il pubblico prima sulla scenografica scalinata monumentale e poi nella Sala Grande. Il primo appuntamento è in programma martedì 8 luglio alle 21, quando lo scalone esterno del Teatro Massimo si trasformerà in un palcoscenico naturale, richiamando la tradizione del teatro classico all’aperto. Protagonista sarà “Anime dal fondo”, spettacolo scritto e diretto da Alessandro Ienzi, nato durante una residenza artistica del regista a New York e costruito attraverso i linguaggi del teatro di ricerca.

Un viaggio nelle fragilità delle nuove generazioni

Interpretato dagli attori Diletta Guglielmi e Christian Ceresera, lo spettacolo affronta uno dei temi più attuali della contemporaneità, la fragilità emotiva ed il senso di solitudine che caratterizzano una parte del mondo giovanile. La drammaturgia sviluppa un percorso teatrale che indaga i rapporti umani, le inquietudini e le difficoltà relazionali delle nuove generazioni, scegliendo un linguaggio scenico essenziale e sperimentale, capace di valorizzare anche il contesto urbano della monumentale scalinata del Teatro Massimo. L’iniziativa, ad ingresso gratuito, rappresenta anche il primo appuntamento di un progetto itinerante che proseguirà nei quartieri della città. Dopo Palermo, infatti, lo spettacolo sarà replicato il 16 luglio a Brancaccio, il 24 luglio allo Zen ed il 26 luglio a Danisinni, portando il teatro fuori dai luoghi tradizionali e avvicinandolo alle diverse realtà del territorio.

Il ritorno dei “Carmina Burana”

Il giorno successivo, mercoledì 9 luglio alle 21, l’attenzione si sposterà nella Sala Grande, dove tornerà uno dei capolavori più celebri del repertorio corale del Novecento: i “Carmina Burana” di Carl Orff. L’esecuzione sarà proposta nella versione per Coro, Coro di voci bianche, due pianoforti e ensemble di percussioni, sotto la direzione del Maestro del Coro Salvatore Punturo.

A dare voce alla celebre cantata scenica saranno tre interpreti di livello internazionale: il soprano Angelica Disanto, il controtenore ucraino Konstantin Derri, riconosciuto specialista del repertorio antico, e il baritono Daniele Muratori Caputo. Accanto ai solisti si esibiranno il Coro e il Coro di voci bianche del Teatro Massimo, accompagnati ai pianoforti dai maestri Giuseppe Cinà e Pasquale Lo Cascio, con la sezione delle percussioni composta da Fausto Alimeni, Davide Ravioli, Elio Anselmo, Rosario Barretta, Santo Campanella, Silvia De Checchi, Antonino Reina e Claudio Tomaselli.

Il fascino senza tempo dell’opera di Orff

Composti tra il 1935 e il 1936, i “Carmina Burana” rappresentano una delle opere più eseguite del repertorio corale del XX secolo. Carl Orff trasformò in musica una selezione dei testi medievali conservati nell’omonimo manoscritto rinvenuto nella biblioteca di un monastero benedettino della Baviera, utilizzando versi in latino, alto tedesco e provenzale. Al centro dell’opera si colloca il tema universale della Fortuna, forza imprevedibile che governa il destino degli uomini, espresso fin dall’imponente coro iniziale “O Fortuna”, destinato a diventare una delle pagine musicali più celebri della storia della musica. Attorno a questo nucleo si sviluppa un percorso che alterna scene dedicate alla natura, ai piaceri della tavola, all’amore e alla precarietà dell’esistenza umana.

La versione proposta al Teatro Massimo è quella per due pianoforti e percussioni, realizzata nel 1956 da Wilhelm Killmayer, allievo dello stesso Orff e approvata dal compositore con l’obiettivo di favorire una più ampia diffusione dell’opera senza rinunciarne alla forza espressiva e all’impatto sonoro.