MESSINA – MESSINA – A 21 anni Alessandra Frazzica divideva le sue giornate tra l’università e il lavoro, mentre coltivava il sogno di diventare giornalista. Il crollo della palazzina di Pistunina le ha portato via la vita e un futuro ancora tutto da costruire. “Cercava sicurezze e ha trovato la morte”, ha detto l’arcivescovo Giovanni Accolla durante i funerali celebrati in una Cattedrale gremita.
Nel giorno del lutto cittadino proclamato dal sindaco Federico Basile, Messina ha dato l’ultimo saluto alla più giovane delle vittime della tragedia. Accanto al feretro, il dolore straziante dei genitori, del fratello e del fidanzato si è unito a quello di amici, cittadini, istituzioni e rappresentanti del mondo scolastico e accademico.
A celebrare le esequie è stato monsignor Accolla, insieme al parroco di Galati S. Anna, padre Orazio Siani, e al parroco di Pistunina, padre Giovanni Pelleriti. Una partecipazione intensa e commossa, accompagnata anche dagli applausi, ha restituito l’immagine di una comunità ancora sconvolta e determinata a chiedere verità su quanto accaduto.
In Cattedrale erano presenti il sindaco Federico Basile, la giunta comunale e il gonfalone della Città di Messina. Con loro la rettrice dell’Università Giovanna Spatari, i docenti e i colleghi del corso di laurea in Lingue, letterature e tecniche della mediazione linguistica frequentato da Alessandra. Una presenza che ha ricordato la parte più importante della sua quotidianità: gli studi, l’impegno nel lavoro e il desiderio di costruire il proprio avvenire.
A stringersi attorno alla famiglia anche la comunità dell’Istituto comprensivo Tremestieri, gli amici della comitiva, l’avvocato Giovanni Caroè, che assiste i familiari, i rappresentanti della direzione dell’Azienda Policlinico e la titolare cinese del negozio, visibilmente provata.
Tra i banchi anche i volontari delle associazioni di Protezione civile e i Vigili del fuoco che hanno partecipato alle operazioni di ricerca. La loro presenza ha riportato alla memoria le ore trascorse tra le macerie e i giorni in cui la famiglia e l’intera città sono rimaste sospese tra la paura e la speranza.
Accolla chiede verità e richiama il dovere della sicurezza
“Nei momenti di dolore non è facile trovare le parole”. L’arcivescovo Accolla ha aperto la propria riflessione riconoscendo lo smarrimento provocato da una tragedia che ha messo a dura prova Messina. Un dolore che, secondo il presule, non deve trasformarsi in disperazione, ma diventare occasione di prossimità, ascolto e attenzione verso le persone più fragili. Accolla ha richiamato l’immagine della Vergine Maria ai piedi della Croce, invitando la comunità cristiana a cercare nella fede la forza necessaria per attraversare una prova tanto difficile. Il primo pensiero è stato rivolto alla famiglia di Alessandra.
“Dinanzi a questo dolore – ha detto l’arcivescovo rivolgendosi ai genitori e ai parenti – non sentitevi soli. C’è un’intera cittadinanza che, in forme diverse, vi sta accanto”. Una vicinanza estesa anche alle famiglie delle altre vittime, unite dalla stessa attesa e da una ferita destinata a lasciare un segno profondo. Il passaggio più netto dell’omelia ha riguardato la sicurezza e la necessità di fare piena chiarezza sul crollo. “Una ragazza di 21 anni – ha affermato Accolla – lavorava e doveva poterlo fare in sicurezza. La sua morte non trova spiegazione e lascia un vuoto”.
Il presule ha quindi espresso l’auspicio che la vicenda venga ricostruita in ogni suo aspetto e che siano accertate le eventuali responsabilità. “Chiediamo chiarezza per chi, come Alessandra, cercava sicurezze e ha trovato la morte”. Parole che hanno trasformato il momento del raccoglimento anche in una richiesta di verità proveniente dall’intera comunità. Accolla ha invitato i messinesi a vivere in maniera più radicale il senso della fraternità, aprendo il cuore verso chi ha bisogno. Ha ricordato come Messina stia soffrendo da anni per diverse situazioni e abbia necessità di ritrovare una capacità autentica di sostegno reciproco.
La preghiera è stata quindi rivolta ad Alessandra, affinché possa essere accolta tra le braccia di Dio, e ai suoi familiari, perché trovino la forza di affrontare un dolore che ha scavato un solco difficilmente colmabile. “Non vi abbandoneremo – ha promesso l’arcivescovo – e continueremo a esservi vicini”. Accolla ha infine ringraziato le forze dell’ordine, i Vigili del fuoco, i volontari e tutti coloro che si sono impegnati nelle ricerche, sottolineando la professionalità, la dedizione e il rispetto dimostrati verso le vittime e le loro famiglie.
Il ricordo di Alessandra e l’impegno della città
A restituire il volto più intimo e quotidiano di Alessandra sono state le persone che avevano condiviso con lei gli anni della scuola, le amicizie e i progetti. L’amico Brian l’ha descritta come una giovane semplice e allegra, capace di trovare la felicità nei momenti trascorsi insieme alla sua comitiva. “Le bastava ritrovarsi con noi per essere felice”, ha raccontato. Una frase breve, ma sufficiente a ricordare la spontaneità di Alessandra e il valore che attribuiva ai rapporti umani.
Padre Orazio Siani ha ripercorso gli anni in cui l’aveva vista crescere nella comunità di Galati. “Ricordo Alessandra fin da quando era piccola – ha detto il sacerdote – e si distingueva per la solarità e, nello stesso tempo, per la tenacia”.
Una determinazione dimostrata anche nella capacità di conciliare lo studio universitario con il lavoro. Il parroco ha rivolto un pensiero particolare ai genitori, chiedendo che vengano sostenuti e accompagnati nel tempo. “È ingiusto che una ragazza debba perdere la vita così”.
Commosso anche il ricordo della dirigente dell’Istituto comprensivo Tremestieri Giuseppina Broccio, che ha definito Alessandra un’alunna modello e motivo di orgoglio per la scuola. “È stata un esempio per i giovani della sua età – ha sottolineato Broccio – perché non è semplice portare avanti contemporaneamente lo studio e il lavoro, ma lei riusciva a farlo con impegno e responsabilità”. Il sindaco Federico Basile ha affidato alle proprie parole il cordoglio dell’amministrazione e della città. “Messina si raccoglie nel silenzio per una giovane che aveva davanti a sé un futuro strappato in un istante – ha dichiarato – e saremo accanto alla famiglia in questo infinito cammino di dolore”.
Il primo cittadino ha ricordato i giorni delle ricerche, durante i quali la città ha atteso e sperato insieme ai familiari. Il pensiero è stato rivolto anche alle altre vittime del crollo e alle loro famiglie. “Alessandra continuerà a vivere nella memoria di una comunità che non la dimenticherà – ha aggiunto Basile – e trasformeremo questo dolore in un impegno concreto affinché tragedie simili non debbano più ripetersi”.
A parlare a nome della famiglia è stato lo zio Antonino. Nelle sue parole sono riaffiorate le ore interminabili dell’attesa e la vicinanza ricevuta da cittadini, soccorritori e istituzioni.
“Siamo qui con il cuore spezzato – ha dichiarato – e abbiamo vissuto sospesi tra la paura e la speranza. Ringraziamo quanti non ci hanno lasciati soli e hanno condiviso il nostro immenso dolore”. La famiglia vuole conservare il ricordo del sorriso, della dolcezza e dell’amore che Alessandra sapeva donare. “Ti affidiamo a Dio con la gratitudine di averti avuta con noi, anche se per troppo poco tempo”. Lo zio ha ringraziato anche i Vigili del fuoco e il sindaco per il sostegno garantito nei momenti più difficili.
Alla celebrazione hanno partecipato la dirigente del liceo Basile Caterina Celeste e la docente di design della moda Deborah Salemi, moglie del vigile del fuoco presente al momento del ritrovamento di Alessandra. In Cattedrale anche le docenti Antonella Cutugno e Linda Iachipino. Il lutto cittadino è stato osservato con le bandiere a mezz’asta sugli edifici comunali e con un minuto di silenzio che ha coinvolto uffici pubblici, attività commerciali, associazioni e cittadini. Gli applausi hanno accompagnato diversi momenti della celebrazione e un lungo applauso ha salutato il feretro all’uscita dalla Cattedrale.
Mentre Messina dava l’ultimo saluto ad Alessandra, continuavano le ricerche delle due persone ancora disperse sotto le macerie della palazzina di Pistunina. Il dolore per le vittime e l’attesa delle famiglie continuano a segnare una delle pagine più drammatiche della storia recente della città, chiamata adesso a pretendere verità e a trasformare il cordoglio in un impegno concreto per la sicurezza.
