Fondazione Taormina Arte Sicilia
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Cronaca

Museo di Messina, Musolino: “Sicurezza nei siti culturali al collasso, Schifani renda conto e si dimetta”

La senatrice punta il dito sulle condizioni di musei e siti archeologici dell'Isola e denuncia carenze di personale e strumenti di prevenzione non aggiornati. Chieste le dimissioni di Schifani e Scarpinato

MESSINA – Il furto al Museo Regionale di Messina riaccende il confronto politico sulla sicurezza del patrimonio culturale siciliano e porta al centro del dibattito le condizioni nelle quali operano musei, gallerie e aree archeologiche dell’Isola. A intervenire con toni durissimi è la senatrice Dafne Musolino, vicecapogruppo al Senato di Italia Viva – Casa Riformista, che individua nell’episodio messinese non un caso isolato, ma il segnale di una criticità più ampia e strutturale, chiamando direttamente in causa il governo regionale e il presidente Renato Schifani.

Secondo Musolino, quanto accaduto a Messina avrebbe fatto emergere in maniera evidente fragilità che interessano l’intero sistema regionale di tutela. “Con lo sconcertante furto al Museo Regionale di Messina, i nodi vengono finalmente al pettine”, afferma la senatrice, sottolineando come il problema della sicurezza coinvolga, secondo i dati richiamati nel suo intervento, 130 tra musei, gallerie e siti archeologici censiti nella banca dati regionale. La parlamentare concentra innanzitutto la propria critica sulla programmazione del personale e sulle politiche adottate dalla Regione. A suo giudizio, Palazzo d’Orléans avrebbe dovuto avviare una ricognizione organica delle professionalità necessarie alla gestione e alla protezione dei luoghi della cultura, intervenendo sulle carenze degli organici attraverso procedure concorsuali rivolte ad archeologi, storici dell’arte, custodi, addetti alla vigilanza e personale tecnico-amministrativo.

Musolino contesta inoltre le scelte compiute sul fronte occupazionale e organizzativo, sostenendo che sarebbe stato necessario investire maggiormente nella qualificazione del personale ex Asu già stabilizzato anziché, come denuncia, continuare a ricorrere alle assunzioni attraverso la società partecipata Sas. La senatrice contrappone questa necessità ad altre misure finanziate dalla Regione, tra cui gli incentivi alle aziende per favorire il lavoro da remoto dalla Sicilia, giudicati dalla parlamentare un impiego non prioritario delle risorse rispetto alle esigenze del patrimonio culturale. Il punto centrale dell’intervento riguarda però la natura stessa delle criticità emerse. Per Musolino, infatti, sarebbe riduttivo ricondurre il problema esclusivamente a eventuali responsabilità individuali o alle modalità operative adottate all’interno delle singole strutture. La questione sarebbe innanzitutto strutturale, legata alla consistenza degli organici, alla preparazione degli addetti, alla capacità di prevenire i rischi e all’adeguatezza complessiva dei sistemi di protezione.

“Se non c’è personale adeguato e si affidano i siti a chi non ha idea di cosa sia l’arte, è consequenziale perdere il nostro patrimonio”, sostiene Musolino, attribuendo al presidente della Regione una responsabilità politica diretta nella gestione del settore. Un’accusa che, nelle parole della senatrice, supera dunque i confini del caso messinese e investe l’intero modello regionale di tutela e valorizzazione dei beni culturali. A sostegno della propria posizione, la vicecapogruppo di Italia Viva richiama anche lo stato degli strumenti di pianificazione e prevenzione. In particolare, evidenzia come la Carta del rischio dei Beni culturali in Sicilia risalga al 2001 e, secondo quanto denunciato, non sia mai stata aggiornata. Musolino cita inoltre il Manuale dei musei della Regione Siciliana, contenente i requisiti minimi di sicurezza, che sarebbe fermo al 2021. Elementi che, nella lettura politica della senatrice, dimostrerebbero come la vicenda del Museo Regionale non possa essere circoscritta a Messina. “Non c’è quindi un caso Messina – osserva – ma un’emergenza che certifica la fragilità dei sistemi di sicurezza e l’inadeguatezza del personale estesa a tutti i siti archeologici dell’Isola”.

Il furto diventa così il punto di partenza per una contestazione più generale delle politiche regionali in materia di beni culturali. Un settore particolarmente delicato per una regione come la Sicilia, dove la diffusione capillare di musei, parchi archeologici, gallerie, depositi e siti monumentali impone non soltanto risorse finanziarie, ma anche una programmazione costante sul fronte della conservazione, della vigilanza, della manutenzione e delle competenze professionali. Ed è proprio sul capitolo delle risorse che Musolino chiede al governo regionale di fornire spiegazioni. La senatrice indica in oltre 314 milioni di euro la somma che sarebbe stata destinata ai beni culturali dall’insediamento dell’attuale esecutivo regionale fino a oggi, chiedendo che venga chiarito come queste risorse siano state impiegate e quali risultati abbiano prodotto sul piano della sicurezza e della tutela.

“Prima deve rendere conto ai siciliani di come siano stati spesi oltre 314 milioni di euro per i beni culturali dal suo insediamento a oggi”, afferma Musolino, mettendo in relazione l’entità degli stanziamenti con quella che definisce la gravità dei risultati emersi dalla cronaca messinese. La conclusione dell’intervento è tutta politica. La parlamentare di Italia Viva chiede infatti le dimissioni dell’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, accusato di continuare a “prendere tempo sottovalutando la situazione”, ma estende la richiesta anche al presidente della Regione.